Di isole-pesce, grifoni e uccelli parlanti

Dopo quattro anni e mezzo di università ho sviluppato un po’ di buona “puzza sotto il naso degli accademici” e ho capito che qualche volta partire con dei pregiudizi si rivela positivo. Il problema è che, quando si tratta di divulgazione, tendo a non considerare abbastanza questa opzione. Ingolosita da un evento sponsorizzato da Facebook, qualche settimana fa sono stata a Brescia dove si è tenuto un convegno a scopo divulgativo sulle creature fantastiche del Medioevo. La relatrice, dopo una partenza che mi aveva fatto ben sperare, ha semplicemente sbattuto sotto gli occhi di noi poveri uditori un’accozzaglia di immagini e informazioni totalmente scollegate tra di loro, cercando di rendere la serata godibile con battutine e riferimenti sessuali fuori contesto che avrebbero fatto inorridire chiunque avesse un minimo bagaglio culturale. Tutto questo per dire che almeno quel terribile incontro mi ha fatto incontrare nuovamente un testo che ho studiato troppo poco ma che ho amato anche solamente dagli stralci che ho potuto leggere nella mia breve carriera universitaria: la Navigatio Sancti Brendani.

Un politico durante la campagna elettor… Ah no, Alessandro Barbero durante un convegno. Mi aspettavo di trovare un Barbero al femminile e invece…

Ma andiamo con ordine: la letteratura di viaggio nasce nell’antichità insieme alla mitologia e continua ad avere un successo straordinario in epoca medievale, quando la sete di conoscenza delle terre inesplorate è altissima presso alcune categorie sociali. Con l’avanzare dei secoli il baricentro delle società occidentali si sposta a nord, tra la Francia e la Germania, ma è uno spostamento di tipo politico; il Mediterraneo, culla della cultura, dei commerci e dei viaggi, non perde la sua importanza e, anzi, diventa sempre di più un punto di contatto fondamentale tra Oriente e Occidente. Grazie alla mediazione dei popoli di religione musulmana del Vicino Oriente, il commercio riusciva a raggiungere la Cina e addirittura il Giappone per l’importazione di spezie, tessuti preziosi e numerosissimi altri beni di lusso che si riversavano poi in tutta l’Europa. Potremmo pensare, dunque, che la letteratura di viaggio di questo periodo sia abbastanza accurata dal punto di vista geografico o sociologico. Non è così. La quasi totalità degli autori che si cimentavano in questo genere descrivevano terre meravigliose, abitate da strane creature e uomini mostruosi e contribuivano a creare l’immaginario dell’Oriente medievale, un luogo che comprendeva tutta l’Asia e parte dell’Africa, unita dalle stesse, fantastiche caratteristiche. Ovviamente, nella maggior parte dei casi, questi scrittori non avevano mai messo piede fuori dall’Europa ma anche chi aveva viaggiato veramente accompagnava notizie reali a fatti fantasiosi, magari giustificando eventi o situazioni improbabili o incomprensibili con la presenza della magia o per l’intercessione di qualche strano essere.

Uno dei personaggi più gettonati è il mitico Prete Gianni, sovrano dal regno sconfinato, i cui territori erano abitati, tra gli altri, da ciclopi, blemmi e sciapodi (Ms. Français 2810, Bibliothèque nationale de France, 29v)

La narrazione del viaggio di San Brendano è il testo-pioniere di questo genere ed è forse l’opera che, più di tutte, fornisce informazioni utili alla ricostruzione di questi luoghi immaginari. La Navigatio Sancti Brendani (Navigazione di San Brendano) è un testo anonimo proveniente dall’Irlanda, scritto in un latino volgareggiante, i cui primi testimoni risalgono al X secolo. L’opera racconta il viaggio immaginario di Brendano, “abate ben di tremila monaci o circa”, con un piccolo gruppo di ecclesiastici che si imbarcano alla ricerca della Terra repromissionis, una specie di Paradiso Terrestre situato nell’Oceano. L’intento del testo è prima di tutto didascalico: solo grazie alla fede e alla pazienza, infatti, i monaci riusciranno a raggiungere la mitica isola, non prima di aver incontrato terribili mostri, santi uomini, popoli fantastici e terre altrettanto strane.

Una delle parti più celebri è l’approdo sull’isola-pesce, la riporto in questa traduzione di Giuseppe Bonghi dai classici italiani che uso solo perché sono povera e non posso permettermi l’edizione commentata della mia professoressa di letteratura latina medievale:

In verità San Brandano conosceva quale era quell’isola, ma tuttavia non volle loro rivelarlo perché non restassero atterriti. Arrivato il mattino ordinò ai sacerdoti che ciascuno cantasse la messa e così fecero. Mentre lo stesso San Brandano cantava ancora messa sulla nave, i frati cominciarono a portar fuori dalla nave le carni crude per salarle, insieme ai pesci che avevano portato dall’altra isola. Dopo aver fatto ciò posero una pentola sul fuoco. Mentre alimentavano il fuoco con la legna e la pentola cominciò a bollire, l’isola cominciò a muoversi come un’onda. Subito i frati cominciarono a correre verso la nave implorando il patrocinio del santo padre. Ed egli ad uno ad uno li aiutò a salire e abbandonato tutto ciò che avevano portato sull’isola, cominciarono a navigare. In seguito videro che quell’isola era sospinta sull’oceano. Allora poterono vedere il fuoco ardente anche lontano due miglia. San Brandano spiegò ai frati che cosa fosse, dicendo: “Fratelli, avete visto cosa ha fatto quest’isola?” Dicono: “Certamente siamo meravigliati ed una grande paura è penetrata dentro di noi”. Egli disse loro: “Figlioli miei, non vi spaventate. Dio infatti mi ha rivelato questa notte con una visione il mistero di questa cosa. Dove noi siamo stati non era un’isola, ma un pesce. La prima cosa di tutti i pesci dell’oceano è quella di cercare sempre la propria coda per unirla al capo, ma questo non può a causa della sua lunghezza e ha come nome Jasconio.

(Navigatio Sancti Brendani, Capitolo XI)

Insomma, in questo breve passo San Brendano mette alla prova i monaci: conosce la vera natura dell’isola ma lo comunica ai suoi compagni di sventure giusto quando hanno iniziato a cucinare del pesce e rischiano di incendiare l'”isola”. Niente poi è lasciato al caso, neanche dal punto di vista linguistico: iasc in Irlanda, luogo da cui presumibilmente proviene il nostro anonimo autore, significa proprio pesce, è come se i monaci si trovassero sull’isola di… Pesconio. La simbologia è ugualmente importante: un pesce stilizzato è anche il simbolo religioso del cristianesimo.

Chi non vorrebbe cucinare del pesce su un pesce? Un po’ come quella meravigliosa GIF nella quale un tizio lancia dei McNuggets a delle galline che li mangiano soddisfatte…

La tappa successiva è quasi un premio per la prontezza d’animo dimostrata dagli ecclesiastici, un premio per la loro fede e la loro pazienza: un’isola ricca di acqua e cibo con un albero maestoso i cui rami sono resi quasi invisibili per la moltitudine di uccelli che lo abita. Sono uccelli parlanti e, di fatto, corrispondono agli ignavi danteschi:

Noi siamo nati dalla grande sconfitta dell’antico nemico. Infatti non appena fummo creati, peccando non rinunciammo completamente a lui che cadeva sconfitto coi suoi seguaci e ci coinvolse con la sua rovina. Invece Dio nostro giusto e verace per la sua grande giustizia ci mandò in questo mondo dove non sopportiamo pene, a parte il fatto che non possiamo vedere la Sua presenza.

(Navigatio Sancti Brendani, Capitolo XII)

Al di là di questa corrispondenza, molte sono le creature che alcuni critici hanno ricondotto a Dante, come se nella Commedia ci fossero personaggi direttamente ispirati dalla descrizione dell’anonimo irlandese.

Ovviamente tutte le isole rigogliose sono un dono di Dio che ricompensa i monaci e li sprona a continuare il viaggio. Dono di Dio sono anche gli animali dotati di straordinaria potenza che proteggono gli ecclesiastici dalle creature fantastiche:

E mentre navigavano apparve loro un uccello lontano, che si chiama grifone, volare loro incontro. Vedendolo i frati dicevano a San Brandano: “Quell’uccello viene per divorarci”. Ad essi rispose: “Non temete. Dio nostro Dio è il nostro aiuto che ci difende anche questa volta”. Il rapace stendeva le unghie per afferrare i servi di Dio. Ma ecco subito arrivare l’uccello, che nella circostanza precedente portò il ramo coi frutti, venire incontro al grifone con volo tanto rapido che subito volle divorarla. Ma questa si difese finché il l’uccello lo sconfisse e gli cavò gli occhi.

(Navigatio Sancti Brendani, Capitolo XXVI)

Solo dopo sette anni i viaggiatori giungono nella Terra Promessa, un luogo di opulenza e abbondanza dove trovano un giovane che svela finalmente a Brendano e ai lettori la natura dell’isola e incoraggia infine i monaci a tornare a casa dove il santo potrà spegnersi:

Ecco la terra che hai cercato per molto tempo. Certo non l’hai potuta trovare immediatamente perché Dio ha voluto mostrarti diversi suoi segreti nel grande Oceano. Ritorna ora alla terra che ti ha visto nascere portando con te frutti e gemme di quest’isola fino a riempire la tua navicella. Si avvicina infatti la fine dei giorni della tua peregrinazione perché tu possa dormire coi tuoi padri.

(Navigatio Sancti Brendani, Capitolo XXXVII)

La mitica nave di Brendano, si sta un po’ stretti ma si vedono cose meravigliose! (Manuscriptum translationis Germanicae c. 1460)

L’intenzione primaria del testo è sicuramente didascalica, è la volontà di educare i lettori alla fede cristiana e ai miracoli che possono derivare da un così forte sentimento. Secondariamente, però, l’autore si concentra sulle leggende che accomunavano qualsiasi trattazione dell’Oriente fantastico, rispondeva alle aspettative dei lettori dell’epoca, di coloro che non vedevano l’ora di tuffarsi in un mondo magico, popolato da uomini santi o demoniaci, creature positive o ingannatrici, più o meno la stessa logica del moderno autore di romanzi d’intrattenimento.

Se vuoi cimentarti nella lettura della Navigatio in un’edizione ben fatta allora ti consiglio Navigatio sancti Brendani. Alla scoperta dei segreti meravigliosi del mondo, a cura di Orlandi e Guglielmetti (Firenze, SISMEL, 2014).

Daniela Marchesetti

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