Le 10 canzoni più swag del rap italiano

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 Lo swag è quella roba che o ce l’hai o non ce l’hai. Non lo si può definire con esattezza, ma corrisponde grossomodo a una coolness superiore, anarchica e provocatoria. Chi ha swag è cool in quanto esagerato, ostentatamente kitsch, insensibile al giudizio della gente e quindi fiero portatore del suo personale stile, del suo swag per l’appunto. Una breve ricerca mi ha fatto scoprire che l’origine del concetto potrebbe risalire addirittura a William Shakespeare, il quale utilizzava il verbo to swag col significato di “fare lo spaccone” (per ulteriori approfondimenti sulla nascita e il significato di questo concetto, vi consiglio la lettura di questo articolo).

Non è un caso, quindi, che oggi, tra i tanti artisti vaganti nella cultura pop, quelli considerati più swag siano i rapper, i più eccentrici nel modo di vestire e i più abili nel trovare colorite espressioni per i loro trip allucinogeni. Col solito fisiologico ritardo rispetto all’America, verso la metà di questo decennio anche il rap italiano ha sdoganato lo stile swag all’interno della sua cultura. L’arrivo della nuova scuola trap, guidata in prima linea da Ghali e Sfera Ebbasta, ha rotto in breve tempo i legami con la cultura da centro sociale che da sempre contraddistingueva il rap del nostro Paese. Tutto d’un tratto, la musica rap ha cominciato a perdere il suo carattere “impegnato” in favore di uno stile più leggero e scanzonato, ottenendo per altro un successo mainstream clamoroso e inedito in Italia per il genere urban.

Dal momento che la cosa più importante che possiamo fare è studiare e informarci (come ci insegna Papa Tony Bergoglio), mi è sembrato corretto stilare una breve guida divulgativa sulle dieci canzoni più swag partorite dalla nostra scena rap. Prima di iniziare, vorrei chiedere scusa ai grandi assenti, ovvero Bello Figo (per ragioni di spazio: avrei dovuto inserire tutte le sue canzoni) e Maruego, che con la sua “Cioccolata” ha fatto scuola, ma in fondo non mi piace troppo e quindi non mi andava di includerla.

10) Ketama126 – “Canadair” (feat. Carl Brave)

Il fatto che Ketama126 si faccia soprannominare Piccolo Kety sarebbe già sufficiente a giustificare la sua presenza in questa lista. Credo però che certe strofe non possano rimanere non citate, soprattutto se stiamo parlando di Superliquidator, spruzza su di me / Io sono l’incendio e tu sei un Canadair / Sto fumando la bandiera canadese, barre destinate a sfregiare la storia della canzone pop disimpegnata. Carl Brave, ospite nella traccia, ci mette del suo per rincarare la dose di swag (Mi ammanetta i polsi ma non è la Digos / Panterona nera, famo Ringo People) e per bruciarsi in un tiro l’immagine di cantore della Roma romantica che si era costruito col socio Franco126.

9) Sfera Ebbasta – Dexter

Non so se siano più le ripetizioni di “Dexter, ciuffo rosso, naso all’insù” in questa canzone o quelle di “Applausi per Fibra” nell’omonimo pezzo. A ogni modo viene ripetuto una marea di volte, forse per ribadire quanto a Sfera, come a Dexter, piaccia mischiare pozioni per uso domestico. L’unica diversità sta nel significato di “uso”. Mi verrebbe da dire che stia anche in quello di “pozioni”, ma poi arrivano versi come Bevo viola, fumo verde e Sto fumando piante carnivore e capisco che sia a Dexter che a Sfera, in fondo, piace divertirsi con le stessa robe.

8) Tedua – “Circonvalley” (feat. Izi)

Metti un disco che si chiama “Orange County”. Metti il sole della California, solo spostato su Genova. Metti il mare, la brezza estiva, il mercato per strada, la mattina e i postumi di ieri notte. Metti un ritornello sul contemplare “i palazzi”, passandoci affianco in taxi. Metti una strumentale calda e sospesa. Metti Tedua. Metti una strofa di Izi che rima tutta in “ueue”. Metti un boh, non lo so, mi fa sentire bene. Metti un altro “ueue”. Metti prima di partire un saluto allo zio, alle famiglie, ai figli in strada e, quindi, ancora una volta, un “ueue”.

7) Guè Pequeno – “Lamborghini” (feat. Sfera Ebbasta, Elettra Lamborghini)

La legge dello swag è imprevedibile: dici il mio swag è di un altro pianeta e sei meno cool di Don Mazzi; dici duecento all’ora in Moscova e diventi il capo del mondo. Questo è ciò che succede a Guè Pequeno in “Lamborghini” che è tipo la canzone più martellante della storia, almeno finché non entra Sfera che paragona la scena rap a un piatto di sushi e dice di mangiare gli altri rapper “con i bastoncini” (che non a caso fa rima con “Lamborghini”, bella per Sfera). Fino al suo arrivo, c’è solo Guè che ripete come un ossesso sulla stessa melodia il desiderio di comprare ‘sta benamata Lamborghini, stuzzicato dall’ereditiera Elettra, protagonista di un breve cameo. La canzone potrebbe non dire molto, ma è bene ricordare che solo l’anno prima Guè faceva vroom sugli scooteroni, quindi si può dire che abbia fatto progressi.

6) Achille Lauro – “Ulalala” (feat. Gemitaiz)

Achille Lauro detiene una serie di importantissimi primati swag, tra i quali si annoverano 1) quello di primo rapper italiano a indossare occhiali da donna 2) quello di primo essere umano a invitare una folla di regazzini a spogliarsi durante un concerto. Ma in studio di registrazione Achille non è da meno, soprattutto quando sostenuto da Boss Doms, produttore e suo fedele compagno di “merende” 😉 Le vibes reggae di “Ulalala” già da sole fanno sciogliere ogni nervo teso come un Solero sotto il sole di Ibiza, mentre l’accento coatto di Lauro e un ritornello di surrealismo al gusto frutta (Sta weed è talmente arancione che sembra un pesca / Sta stipa ha un fragola fra’ che mi gira la testa) raccolgono il succo colato e lo versano con altre diavolerie in un cocktail devastante, esclusivo di quelle feste selvagge e libertine che probabilmente esistono solo in certi videoclip (tipo questo).

5) Ghali – “Dende”

Avrei potuto inserire quel suo vecchio pezzo di quando si chiamava ancora Ghali Foh e cantava “mamma, esco a swaggare”, ma siccome voglio bene a Ghali e ci tengo che non crolli la sua immagine di poeta introverso, ho optato per “Dende”, ossia la canzone con le rime più cool di sempre. La più bella, in particolare, è Mi chiedi da dove vengo? Baggio Boulevard / Karma è l’unica tipa che torna come un boomerang, inserita comunque in un contesto lirico ad alto tasso di stile, sospeso tra allucinazioni, fantasie da bambino mai cresciuto su Dragon Ball e paranoie derivanti dal successo.

4) Dark Polo Gang – “Bang Bang” (feat. Sfera Ebbasta)

Il complesso lavoro di sintesi e sottrazione sulla lingua italiana operato da Wayne Santana, unico membro laureato della Dark Polo Gang, raggiunge in questa canzone il suo zenit espressivo: Non fai bling, non fai din din / Senza fare bang bang. Per l’occasione, Wayne si fa accompagnare da una strofa iper-narcotizzata di Sfera Ebbasta (Suono questa tipa pure senza plettro), incisa probabilmente dopo un sessione piuttosto impegnativa di blunt & sprite.

3) In The Panchine – “Deadly Combination” (feat. Noyz Narcos)

Nel 2005, mentre Lil Pump aveva 5 anni e Tony Effe doveva ancora essere basciato da Gesù Cristo, c’era già chi scriveva In the Audi, too fast for polizia / Show me paletta, I disappear, Santamaria. E niente, ogni parola in più sarebbe superflua.

2) Sfera Ebbasta – Sciroppo (feat. DrefGold)

“Sciroppo” non è solo la canzone definitiva sulla purple drank, ma anche la canzone più swag all’interno del disco più swag del rap italiano (assieme a ‘Twins’ della DPG). Un trionfo di frivolezze rosa shocking e vapori all’amarena. Sempre sulla stessa wave. Come se non bastasse, l’ospite nella canzone è DrefGold, un tizio con le treccine rosse che cantava se ascolti la mia roba dici fanculo al messaggio, o qualcosa di simile. In una canzone che si chiamava “Kanaglia”, con la K.

1) Dark Polo Gang – Cono Gelato

Prendo sempre tre gusti, fumo un cono gelato

Ho tre collane al collo, sembro un cono gelato

La tua ragazza si scioglie come un cono gelato

Mi tuffo verso i soldi come un doppio carpiato

Se domani i piskelletti dark e le dark chicas smettessero tutto d’un tratto di venerare le Instagram Stories di Tony Effe e ricominciassero ad andare in Chiesa, avremmo in men che non si dica una nuova religione – che su due piedi mi verrebbe da ribattezzare con un banalissimo “Swagghesimo”, ma non è importante. L’importante è che il ritornello di questa canzone sarebbe il nuovo Padre Nostro, al posto della particola avremmo caramelle gusto Cola e i preti si leverebbero quell’abito telare così démodé e inizierebbero a vestire Ferragamo e Gucci. Insomma, sarebbe un universo nuovo, alieno, lo stesso in cui già vive la Dark Polo Gang pur calcando fisicamente il nostro stesso mondo. Molto più probabilmente, invece, rimarrà solo l’enorme culto sotterraneo attorno alla Gang, che tra vent’anni ci farà dire “io c’ero” mentre con le lacrime agli occhi li riguarderemo in quei video in cui swaggavano durissimo e ballavano in Balenciaga su palle di fieno.

Tommaso Benelli

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