Il peso della Corona

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Faccio fatica ad apprezzare le serie televisive dichiaratamente di argomento storico se descrivono il Medioevo o un periodo precedente; anche con poche conoscenze specifiche in ambito di costumi e vita sociale, riesco sempre a trovare tanti, troppi dettagli anacronistici che mi fanno storcere il naso.

SBAM, un legionario romano del I secolo con costumi a caso in quello che dovrebbe essere pieno Medioevo (Vikings, S04E06)

Solitamente, quindi, prediligo i cosiddetti period drama più vicini alla contemporaneità, soprattutto quelli riguardanti l’Ottocento e il Novecento. Dopo l’enorme vuoto lasciato dalla fine di Downton Abbey, credevo che nessuna serie tv al mondo avrebbe mai potuto lanciarmi in maniera tanto accurata nella psiche di un personaggio del passato, nobile o servo che fosse. Mi sbagliavo. Chiunque mi conosca almeno un pochino sa anche del mio segreto amore per i reali di Gran Bretagna, le cui vicende e gossip seguo con una passione degna delle più accanite lettrici di Chi. Pare che Netflix abbia dunque accontentato il mio desiderio di tuffarmi nel mondo della nobiltà inglese, insieme a quello di conoscere meglio la storia della famiglia reale producendo The Crown.

Con un budget di oltre cento milioni di dollari a stagione, The Crown è la serie televisiva più costosa mai realizzata da Netflix e consta finora di due stagioni (delle sei previste) con l’idea di ripercorrere la storia della corona inglese dal 1947 ad oggi. Quasi tutti gli episodi sono scritti da Peter Morgan il quale, dopo aver creato una rappresentazione teatrale dei colloqui fra la regina Elisabetta e i suoi primi ministri, decise di trasporre il tutto in una serie. Solo strada facendo, però, si accorse che la storia della famiglia reale nel Novecento era talmente densa di episodi significativi che avrebbe dovuto lasciare spazio anche alle tante altre vicende che hanno segnato il difficile percorso dei Windsor verso la contemporaneità.

La decisione di Filippo, principe di Grecia e Danimarca, di rinunciare ai propri titoli per sposare la futura regina d’Inghilterra dà il via a The Crown, una decisione che segnerà il filo conduttore di tutta la serie: la Corona, appunto, fonte di gioie ma, soprattutto, di tante responsabilità per chi la porta e per tutti coloro che circondano la regina. Con il trascorrere degli anni e con il passare degli episodi la serie mostra magistralmente il peso simbolico della corona, un peso che aleggia sul capo di chiunque voglia rapportarsi con la famiglia reale in situazioni che esulano dall’ufficialità e dalla stringente etiquette della tradizione: dal principe Filippo a J.F. Kennedy, passando per Peter Townsend e Wallis Simpson.

Filippo e Elisabetta II sono impersonati da Matt Smith e Claire Foy. Gli interpreti cambiano ogni due stagioni per rispettare il trascorrere del tempo.

Perché, secondo me, The Crown accoglie il vero spirito della produzione cinematografica storica? Chiaramente non potremo mai sapere cosa si sono detti Elisabetta II e Filippo dopo una presunta scappatella di quest’ultimo, né avremo mai la certezza che Carlo, da piccolo, abbia profondamente odiato Gordonstoun, il college frequentato anche da suo padre, ma non stiamo parlando di un documentario. The Crown mischia la fantasia delle conversazioni private, dei gesti e dei sentimenti alla testimonianza reale dei fatti storici, politici e non, verificabili con l’aiuto dei media: vecchie pagine di giornale, fotografie e comunicazioni televisive. L’occhio attento dello spettatore non mancherà di notare la costante presenza delle macchine fotografiche, delle cineprese, dei giornalisti che inseguono il Primo Ministro, la principessa Margaret o qualunque altro personaggio nelle situazioni più intense o problematiche della famiglia reale.

Al di là della ricerca nella scelta degli attori il più possibile somiglianti, la serie si caratterizza per la riproduzione fedelissima degli abiti di ciascun personaggio (il principe Charles alla vigilia della sua partenza per il college di Gordonstoun)

Lo stesso spettatore attento saprà anche che ad ogni clic della cinepresa, ad ogni scatto della macchina fotografica, ad ogni ticchettio delle dita sulla macchina da scrivere corrispondono un video, una fotografia o un comunicato esistente e verificabile ed è davvero straordinaria la cura dei dettagli impiegata per rendere il più somigliante possibile la riproduzione. Proprio quest’ultimo fattore rende The Crown diversa da qualsiasi altra serie televisiva storica, pretende di essere fedele ai fatti perché può farlo, può riprodurre qualsiasi fatto ufficiale della storia della famiglia reale inglese e qualsiasi spettatore può verificarlo grazie ai materiali disponibili online.

Elisabetta II danza con il presidente del Ghana Kwame Nkrumah (1961).

Oltre alle fotografie e ai ritagli di giornale, salta subito all’occhio la presenza della televisione in numerosissime scene della serie, nelle case comuni e nei salotti della famiglia reale. L’incoronazione della Regina Elisabetta è infatti stata la prima ad essere trasmessa sugli schermi dei televisori inglesi, grazie all’intervento dello stesso Filippo, promotore di molte innovazioni fra i reali. Anche gli annuali messaggi natalizi, ascoltabili solo in radio fino al 1956, iniziano ad essere presentati in televisione dall’anno successivo, presumibilmente dopo le critiche di Lord Altrincham alla regina sul National and English Review. Guardate questo video, lo ricorderete sicuramente una volta giunti all’episodio 5 della seconda stagione.

Persino la stessa Elisabetta II ha dichiarato di guardare la serie e di apprezzarla anche se, dopo aver visto le due stagioni di The Crown, saprete che ciò che viene dichiarato ufficialmente alla stampa non rispecchia necessariamente i pensieri della regina; al contempo è rischioso fidarsi dei rumours e dei gossip. Quando c’è di mezzo la famiglia reale, in realtà, è difficile conoscere i loro veri pensieri ed emozioni fuori dagli impostati comunicati ufficiali ma, forse, con questa serie TV riuscirete a districarvi un po’ meglio…

Daniela Marchesetti

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