Storia di un ragazzo di Firenze

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Io ci credevo. Nel lontano 2013 un giovane Matteo stava facendo qua e là zapping tra i canali fino a quando si imbatté nel talk show, allora condotto da Giovanni Floris, Ballarò. C’erano tanti ospiti in trasmissione, ma in quello studio c’era un ragazzo che era sulla bocca di tutti: il sindaco di Firenze Matteo Renzi. Nel suo breve intervento (che potete trovare qui) il giovane sindaco fiorentino parlava di svariati argomenti, dal caso Ilva all’abbattimento del debito pubblico, ma soprattutto parlò di futuro del Paese.  Fui proprio stregato da ogni sua singola parola. Lui poteva riparare il Paese dopo anni di stagnazione e di fallimenti politici.

Io credevo tantissimo in lui. Quando fu eletto segretario del Partito Democratico pensai: “questa è la volta buona, l’Italia si riprenderà con e grazie a Matteo Renzi”. Via i vari Bersani e altri vecchi spazzati dalla vita politica e tenuti in vita solo da qualche comparsata nei salotti televisivi, finalmente un volto nuovo, diverso dagli altri soliti parolai di Roma.

Ma qualcosa non andava. Ormai una cosa l’ho imparata: passano i mesi, passano le stagioni ma Berlusconi non molla mai.  Matteo non lo riconosco più, parla di gufi che complottano contro di lui, comincia ad avvicinarsi al suo Lato Oscuro. Luke Skywalker stava tradendo la Ribellione per unirsi a Darth Vader. Siamo al Patto del Nazareno. Il padre accoglie il figlio smarrito e lo plasma a sua immagine e somiglianza. Il nuovo che avanza aveva cambiato faccia, aveva tradito una grande, enorme fetta di elettorato di sinistra.

Matteo Renzi nella sede del PD che informa l’assemblea della riuscita del patto con Berlusconi (Fonte: Qualunquemente – 2011)

Non ero più così sereno. Quando Enrico Letta venne nominato Presidente del Consiglio dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ero abbastanza soddisfatto: quantomeno si poteva fare meglio di quanto non fatto (o fatto male) dai governi precedenti. O almeno non fare peggio, non avevo grandi pretese. Poi ci furono le Idi di Febbraio (mi perdoni Svetonio). #EnricoStaiSereno. Uno degli apici dell’arroganza renziana, un tradimento che nemmeno George Martin sarebbe capace a pensarlo.

Mi arresi. “Roma ama e non perdona, Roma te divora come un barracuda” canta il frontman de Il Muro del Canto nella canzone 7 vizi Capitale. Non c’è citazione più fit per il giovane fuori ma vecchio politicamente Matteo Renzi. Il ragazzo di Firenze che aveva come punti chiave per ripartire – stando all’intervista con Floris del 2013 – il taglio dei costi della politica, la restituzione dei soldi alle famiglie, l’abbattimento o quantomeno il contenimento del debito pubblico (aumentato di 121,543 mld in 25 mesi di governo Renzi – Fonte Agi) aveva purtroppo fallito. Il popolo italiano se ne è accorto del cambio di maschera e tra referendum costituzionale e elezioni politiche gli ha gentilmente indicato la porta di uscita. Raccomandandosi di chiuderla bene e di restituirne le chiavi.

Matteo Abbà

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