“Ah, très fausse serpente!”, la leggenda di Melusina

In epoca medievale sono nate alcune delle leggende più famose d’Europa, leggende che, ancora oggi, godono di uno straordinario successo e di una tradizione pressoché ininterrotta. Come spesso accade con le storie tramandate, riscritte o ripensate, la maggior parte di esse presenta minuscoli cambiamenti da una versione all’altra, da un decennio all’altro, fino a trasformarsi in qualcosa di nuovo, di diverso. Lasciando per una volta da parte cavalieri, dame, guerre e tornei, vorrei parlarvi oggi di una storia che ha attraversato il Medioevo: la leggenda di Melusina.

“Dunque, aspetta, sono in camera, questa tizia ha le ali da drago e la coda di serpente… ma… MA È MIA MOGLIE” (Emile Bayard, Mélusine in History of Magic, 1870)

La leggenda di Melusina, così come poi sarà raccontata da altri autori, appare per la prima volta alla fine del XII secolo, nel De nugis curialium di Walter Map, un chierico della corte inglese. Tra i vari aneddoti e storie del suo tempo, l’autore nomina la sfortunata vita matrimoniale di “Henno cum dentibus“. Oltre alla sfiga di avere denti enormi, Henno è stato anche – poraccio – la seconda scelta di una bellissima donna. Nella storia raccontata da Map, infatti, l’uomo incontra in una foresta della Normandia una bellissima fanciulla in abiti regali che gli confida di essere scampata al naufragio della nave che avrebbe dovuto condurla dal re di Francia, suo promesso sposo. Abbagliato dalla bellezza della donna, Henno probabilmente non ha nemmeno pensato di trovarsi in una foresta lontana chilometri e chilometri dal mare, crede alla meravigliosa donzella disperata, la sposa e danno vita ad una foltissima progenie.

Henno dai grandi denti a 10 anni

La madre di Henno, però, nota nella nuora molti strani comportamenti: la donna evita l’inizio e la fine delle messe, la aspersione dell’acqua benedetta e la comunione. Da brava suocera, decide di fare un buco nel muro della camera della fanciulla per spiarla e la sorprende mentre si fa un bagno sottoforma di drago. Henno, una volta scoperta la tremenda verità, decide di aspergere di acqua benedetta la moglie la quale, nella sua forma draghesca, esce dalla loro casa, balza sui tetti e vola via.

Quella di Walter Map è solo una delle versioni di una storia che, nel XII secolo, pare abbia avuto uno straordinario successo. I punti in comune sono sempre gli stessi: una bellissima donna ritrovata in un bosco; il matrimonio e una numerosa prole; la scoperta della vera identità della fanciulla, solitamente un drago o un serpente.

Ritroviamo Melusina dopo circa due secoli grazie all’opera in prosa di Jean d’Arras, Le roman de Melusine en prose, e al testo in versi del libraio parigino Couldrette, Le roman de Lusignan. Questi due scritti sono molto più lunghi dei loro antenati, alla donna viene ora attribuito un nome, Mélusine, e, soprattutto, la famiglia del marito è quella dei Lusignano, nobili del Poitou il cui ramo primogenito si è estinto nel 1308 e di cui abbiamo già incontrato un membro illustre qui. Niente più denti enormi, niente più uomini qualsiasi. La sfiga, però, rimane.

Lo stemma dei Lusignano, re di Cipro, dal 1192

Ecco a grandi linee la trama. Il re di Albania (l’odierna Scozia, da Alba, antico nome gaelico per questo territorio), durante una battuta di caccia, si innamora di Presine, una donna meravigliosa. La fanciulla accetta di sposarlo a condizione che l’uomo non assista al parto dei bambini che eventualmente concepiranno. Inutile dire che il re tradisce la promessa fatta alla moglie, la quale fugge in Avalon, l’Isola Perduta, con le tre figlie: Melusina, Melior e Palestina. Le tre ragazze, scoperto il tradimento paterno dopo anni, decidono di punirlo ma Presine ama ancora il marito e le castiga: Melior e Palestina vengono rinchiuse in castelli e montagne, mentre Melusina è condannata a trasformarsi in serpente ogni sabato.

Melusina incontra l’amore di una vita, Raimondino, figlio del conte di Forez e nipote del conte di Poitiers, che accetta di sposare la fanciulla perché lei gli promette di diventare un signore potentissimo. La promessa viene mantenuta, la famiglia di Raimondino prospera e i dieci figli avuti dalla coppia diventano grandi guerrieri e re, nonostante ognuno di loro presenti una tara diversa sul viso, compresi i famosi grandi denti, recuperati dallo scritto di Walter Map. Solo dopo anni alle orecchie di Raimondino arrivano una serie di maldicenze: “ogni sabato Melusina incontra un amante”, “ogni sabato tua moglie sconta una penitenza perché è una fata”. L’uomo si convince di tutte le voci e decide di spiare la donna: dal buco fatto nel muro della cantina scorge una sirena intenta a farsi un bagno. Solo durante un litigio, però, Raimondino confessa alla moglie di averla vista durante una delle sue trasformazioni; “Ah, très fausse serpente!“, le dice, giusto prima di vederla volare fuori dalla finestra sottoforma di serpente alato. Melusina tornerà segretamente a Lusignano solo di notte, per accudire i suoi figli più piccoli.

“Oh mon dieu, quel horrible vision!” (Jean d’Arras, Le roman de Melusine en prose, illustrazione del XV secolo)

Come possiamo leggere questa storia? Oltre al significato superficiale della leggenda, intesa come una bella fiaba con creature fantastiche, la vita di Melusina contiene una serie di indizi che potrebbero dirci molto su alcuni elementi della cultura del luogo e del periodo in cui è stata raccontata.

Jacques Le Goff fa alcuni tentativi analizzando dei particolari che, anche alla luce della documentazione e di altre storie simili, collocherebbero a pieno titolo la leggenda di Melusina nella storia del suo tempo. La proposta più interessante è sicuramente quella della fecondità: soprattutto nella versione di Jean d’Arras, la fanciulla, nonostante la forma mostruosa, appare una fonte di inesauribile ricchezza. Melusina, infatti, promette potenza e ricchezza a Raimondino e mantiene davvero questa promessa anche se, forse, dovremmo dire che la realizza per i suoi figli: la coppia ha dieci bambini e questi, una volta cresciuti, fondano città, colonie, diventano re di città e isole del Vicino Oriente.

In una famiglia agonizzante, dove la madre fugge in forma di mostro e il padre tradisce la parola data alla fanciulla prima del matrimonio, i discendenti hanno una vita prospera, caratterizzata da conquiste di territori e acquisizioni di titoli

Daniela Marchesetti

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