Serie A tra nazionale e stranieri

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Circa sei mesi fa l’Italia veniva eliminata dalla Svezia nei play-off per i Mondiali di Russia 2018. Il giorno dopo la partita ci furono le dovute polemiche. C’erano tifosi italiani che volevano la testa di Tavecchio, altri che volevano quella di Ventura e altri ancora che in coro riconoscevano un problema evidente in Serie A: in campionato ci sono troppi stranieri, o meglio ancora ci sono troppi pochi italiani nelle formazioni titolari delle prime 6/7 squadre di Serie A. Prendiamo ad esempio le formazioni iniziali della sfida scudetto Juventus-Napoli. Nei 22 titolari in campo c’erano ben 18 giocatori stranieri, solo quattro gli italiani e ovviamente tutti e quattro nel giro Nazionale (Insigne, Jorginho, Buffon, Chiellini).

Guardiamo però i numeri. Nel campionato italiano il 53,3% di giocatori sono stranieri, quasi la metà. Ma va fatta una considerazione su questo dato. Vengono considerate le rose complete di tutte le squadre di Serie A, dall’ormai retrocesso Benevento alla campione in carica Juventus. Pare scontato affermare che per andare nelle competizioni internazionali la Nazionale Italiana non può presentarsi con giocatori che militano nelle squadre appartenenti alla colonna di destra della classifica (per quanto bravi possano essere). Attualmente nelle prime 7 posizioni troviamo Juventus, Napoli, Roma, Lazio, Inter, Atalanta e Milan. Attraverso il database del sito Transfermarkt (transfermarkt.it) possiamo analizzare le rose complete di titolari, panchinari, infortunati e giocatori della primavera promossi in prima squadra e notiamo che vi sono 61 giocatori italiani (compresi i naturalizzati italiani) su un totale di 181. Ossia un atleta su tre è di nazionalità italiana. Qui però ricordo che abbiamo preso in considerazione anche terzi portieri, riserve delle riserve e anche giocatori messi fuori rosa dalle società. Allora proviamo a vedere nelle formazioni titolari delle prime attuali sette squadre. Per facilità prenderemo tre giornate del girone di andata di Serie A (la prima, la quattordicesima e la diciannovesima giornata). Nella prima giornata di Serie A 2017/18 c’erano 20 giocatori italiani in campo su un totale di 77 titolari dal primo minuto, nella quattordicesima 21 e nell’ultima giornata del girone d’andata 26. Questo ci fa capire come i giocatori titolari italiani delle prime 7 attuali squadre della Serie A vadano da circa il 25% al 33% di atleti nostrani in campo.

Ma quindi ha senso dire che bisogna fare in modo che giochino in Serie A più giocatori italiani? Sì, per poter competere ad alti livelli serve che soprattutto le squadre di medio-alta classifica inseriscano nella propria rosa giocatori di nazionalità italiana cercando possibilmente di evitare acquisti (e quindi investimenti) scellerati su giocatori che non risultano spesso all’altezza del nostro campionato (Gabriel Barbosa insegna).

Ma ciò non basta, la vera rivoluzione deve essere verticale. I vertici del calcio nostrano dovrebbero imporre dei vincoli all’acquisto di giocatori stranieri non solo nel massimo campionato ma anche nel campionato Primavera dove il numero di stranieri presenti nelle rose è in aumento (si è passati dal circa 15% del 2015 al 30,9% del 2017). In Italia si preferisce quindi acquistare le prestazioni sportive del giovane giocatore sconosciuto nel campionato ad esempio norvegese o argentino piuttosto che investire nelle scuole calcio e formare così i propri campioni in casa. Serve una politica di lunga veduta che parta dal basso con un piano massiccio di investimenti in strutture e in formazione di chi andrà poi a far crescere i nostri talenti e i futuri campioni che speriamo riportino il calcio del Belpaese nelle posizioni che merita.

Matteo Abbà

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