“E fu questa pestilenza di maggior forza…”, la peste nera in Europa

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“Nascevano nel cominciamento d’essa a’ maschi e alle femine parimente o nella anguinaia o sotto le ditella certe enfiature, delle quali alcune crescevano come una comunal mela, altre come uno uovo, e alcune più e alcun’altre meno, le quali i volgari nominavan gavoccioli. E dalle due parti del corpo predette infra brieve spazio cominciò il già detto gavocciolo mortifero indifferentemente in ogni parte di quello a nascere e a venire: e da questo appresso s’incominciò la qualità della predetta infermità a permutare in macchie nere o livide, le quali nelle braccia e per le cosce e in ciascuna altra parte del corpo apparivano a molti, a cui grandi e rade e a cui minute e spesse. E come il gavocciolo primieramente era stato e ancora era certissimo indizio di futura morte, così erano queste a ciascuno a cui venieno.”
(G. Boccaccio, Decameron, I giornata, introduzione)

È ben nota a tutti l’introduzione al Decameron di Giovanni Boccaccio nella quale l’autore motiva il viaggio da Firenze alla in campagna  di dieci giovani. La peste nera flagella le città e i ragazzi di alta condizione sociale fuggono da un luogo in cui le probabilità di contrarre il morbo sono sicuramente più alte.

“E pensa poi ‘he ‘sto bischero d’un ratto m’è saltato dentro casa!” (J.W. Waterhouse, A tale from the Decameron, 1916)

La società medievale non è assolutamente ferma e chiusa alle singole città, il commercio caratterizza ormai ogni singolo paese: le merci arrivano da Oriente via mare, le navi approdano ai grandi porti del sud Europa e ogni prodotto viene poi venduto nel paese di arrivo ma anche altrove, soprattutto a nord, grazie alla diffusione delle grandi fiere in Francia (Champagne: Troyes, Provins, Lagny, Bar-Sur-Aube) e dal XIII secolo nelle Fiandre. L’economia è fiorente in questo periodo e anche la popolazione è fortemente aumentata rispetto ai secoli precedenti.

In un contesto di così grande miglioramento nelle società dell’epoca, dunque, la peste si propaga molto velocemente. Dal 1347, anno dell’approdo della malattia in Sicilia, il morbo si diffonde fino in Scandinavia, nel 1350. Il Decamerone viene scritto da Boccaccio a partire dal 1349 quando il ricordo è ancora vivo nella mente di chi è sopravvissuto al passaggio della peste a Firenze l’anno precedente.

L. Sabatelli, La peste di Firenze dal Boccaccio descritta, 1801 ca.

Ma da dove arriva la peste? I mercanti europei, come abbiamo visto così attivi in quel periodo, portano con sé la malattia dal Mar Nero, in particolare una nave genovese sembra essere la causa della diffusione del morbo dopo il suo approdo a Messina. Dalla Sicilia la peste si diffonde poi in altri porti, in altre città, insieme alle merci che vengono vendute in ogni angolo d’Europa.

Diffusione della peste in Europa.

I portatori migliori sono i roditori, sicuramente presenti sulle navi mercantili, e l’uomo è solo un ospite occasionale; la malattia colpisce velocemente attraverso l’ingrossamento dei vasi linfatici e la comparsa dei famosi bubboni ma, soprattutto, attacca il sistema respiratorio, vera e propria causa del decesso. Potremmo dire che la peste medievale sia stata la più contagiosa nella storia perché sembra che il contagio avvenisse davvero da uomo a uomo, senza la presenza costante delle pulci dei roditori.

Uno degli esemplari di roditore portatori di peste.

Di fronte a uno shock del genere, in una società ormai così avanzata e ricca, i medici non possono fare nulla. Si pensa che il morbo si diffonda nell’aria, per questo si bruciano continuamente erbe e altri medicamenti nel tentativo di eliminare la diffusione della peste. Le autorità, da parte loro, notano invece un contagio reale da persona a persona: le città si chiudono, i commerci si bloccano, le comunicazioni sono sempre più ridotte, l’Europa si trasforma, arretra e si immobilizza per tutto il periodo in cui la peste miete le sue vittime.

Vittime della peste bubbonica rinvenute in una fossa comune a Martigues, in Francia

Nel 1350 la peste colpisce le ultime zone d’Europa e poi scompare per un breve periodo. Ricomparirà a più riprese nei secoli successivi, ma non colpirà mai più in maniera tanto potente.

Nonostante le migliaia di morti l’eredità per i sopravvissuti è positiva: chi è riuscito a scampare al morbo si ritrova a vivere in una società in cui le stesse merci, la stessa ricchezza, gli stessi territori sono messi a disposizione di un numero molto minore di persone. La popolazione europea non riuscirà più a raggiungere, anche nei secoli successivi, il numero che contava prima della peste ma, sicuramente, chi è rimasto in vita riesce a condurre una vita più dignitosa. I ceti più bassi, addirittura, iniziano a chiedere un aumento del salario e si possono permettere di spendere di più, anche per acquistare merci il cui prezzo, prima della peste, risultava proibitivo.

B. Buffalmacco, Il trionfo della Morte, 1336-1341

La peste immobilizza l’Europa, la fa arretrare a tempi molto lontani, davvero chiusi e bui come erroneamente si è soliti caratterizzare tutto il Medioevo. Lascia però anche un’eredità positiva, il benessere dolceamaro di tutti coloro che, sopravvissuti, possono usufruire anche delle ricchezze dei morti.

Daniela Marchesetti

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