I dittatori più ignoranti degli ultimi cinquant’anni

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Rozzi, stravaganti, oligofrenici e naturalmente gretti, ecco il meglio dai dittatori più ignoranti della storia degli ultimi cinquant’anni… O almeno, qualcuno di loro!

Il problema è che ce n’erano tanti, forse troppi… Inizialmente non sapevo neppure da dove cominciare! Avrei voluto stilare una classifica basata sulla pazzia, ma sarei io stesso impazzito solo nel classificare quale follia fosse più folle di altre. Ah, piccolo dettaglio che mi è sfuggito: questi personaggi erano completamente matti.

  • L’ogre, IDI AMIN DADA

Presidente dell’Uganda dal ‘71 al ‘79, fu l’ideatore di uno dei regimi più violenti della storia. Si macchiò di atroci crimini contro l’umanità, come la persecuzione razziale dei gruppi etnici dei lango, degli acholi, degli indiani presenti nel paese sin dall’età coloniale britannica, e di altre minoranze inclusa quella cristiana. L’ammontare delle vittime causate dal suo regime non è mai stato quantificato, ma stime della International Commission of Jurists indicano non meno di 80.000 morti e, verosimilmente, 300.000 morti. Secondo invece Amnesty International, le vittime sarebbero 500.000.

Da presidente, Idi Amin, accecato dalla megalomania e nel profano tentativo di darsi lustro, si auto-conferì il titolo di Eccellenza, Presidente a vita, Feldmaresciallo Al Hadji Dottor Idi Amin, VC, DSOMC, Signore di Tutte le Bestie della Terra e dei Pesci del Mare e Conquistatore dell’Impero britannico, in Africa in Generale e in Uganda in Particolare, dove “VC” indicava la croce della vittoria (quale, non si sa), “DSO” indicava la Distinguished Service Order, un’onorificenza militare britannica a lui mai assegnata e “MC” stava per la croce al valore militare. Alto 2 metri e con un peso di 120 kg, fu ininterrottamente campione nazionale di boxe dal 1951 al 1960, negli anni del servizio militare, dove si distinse anche per il valore dimostrato. Risale a quegli anni il soprannome di Dada – a cui non ha mai rinunciato – che in lingua swahili vuol dire “sorella” e che utilizzava come escamotage ogni qualvolta venisse sorpreso con una prostituta, come per dire: è solo “dada”, mia sorella…

Prese il potere con un colpo di stato più o meno sostenuto da tutti gli stati occidentali, tant’è che il Foreign Office britannico lo descrisse come “un tipo splendido e un buon giocatore di calcio”. Una volta al governo, Amin promise di tenere elezioni nei mesi successivi, ma si smentì immediatamente quando creò lo “State Research Bureau”, una sorta di consiglio che dirigeva le squadre della morte. Nella misura in cui la violenza aumentava, Amin diventava via via più paranoico, avendo paura di possibili golpe. Un luogo, in particolare, rappresentò appieno la sua schizofrenia: il Nile Mansion Hotel nella capitale, dove si costituì il centro delle torture e degli interrogatori.

Durante la sua dittatura, diede ai 50.000 indiani presenti nel paese novanta giorni per andarsene: disse che il tutto era frutto di un sogno, nel quale nientemeno che Allah gli ordinava di cacciarli. Di pari passo, Amin troncò inaspettatamente le relazioni diplomatiche con Israele, arrivando a dire: “Hitler ha fatto bene a uccidere sei milioni di ebrei”. Su questa linea, nel 1976, il volo AF139 dell’Air France fu dirottato da separatisti palestinesi da Atene fino a Entebbe, a 32 km dalla capitale ugandese, in quanto Amin volle dare asilo e sostegno ai terroristi. Il dittatore visitò gli ostaggi in più di una occasione e solo su forti pressioni della comunità internazionale si riuscì a liberare i passeggeri, a eccezione di quelli di nazionalità israeliana. La crisi venne risolta con un blitz dei Mossad, che riuscirono a liberare gli ostaggi meno quattro che furono uccisi.

La vicenda contribuì al deterioramento della psiche del dittatore, che iniziò ad avere “visioni” sempre più frequenti. Fra le stranezze, si auto-fregiò del titolo di Re di Scozia e, durante la crisi con la Gran Bretagna, dichiarò di aver vinto l’Inghilterra. Si conferì la decorazione di CBE, ossia conquistatore dell’impero britannico, e in un suo viaggio nel Regno Unito, si presentò al cospetto della Regina Elisabetta con un grande carico di banane, riferendole che servivano a “sfamare il popolo inglese”, vantandosi di avere il potere di controllare i coccodrilli col pensiero. Amava le macchine da corsa, tanto da possederne svariate, e i cartoni animati Disney. Di lui si disse anche che arrivò a cibarsi di carne umana. Tra le tante medaglie false o inutili in suo possesso, una era del Touring Club austriaco.

Molte, le personalità uccise nel suo regno: Benedicto Kiwunuka, ex primo ministro e poi presidente della Corte suprema nazionale; Janani Luwum, arcivescovo anglicano di KampalaJoseph Mubiru, governatore della banca centrale; Frank Kalimuzo, personalità accademica; e Byron Kawadwa, un importante drammaturgo. Amin fece anche uccidere senza ragioni un missionario irlandese.

Venne esiliato a seguito delle disastrose sconfitte militari riportate contro la Tanzania – da lui stesso attaccata – e trovò ospitalità in Arabia Saudita, che gli conferì la sua unica e reale onorificenza, forse perché sulla sue stessa linea di pensiero in quanto a follia. Morì per insufficienza renale nel 2003; pesava 170 kg. Attualmente, riposa nel cimitero di Gedda.

  • Il mistico, NE WIN

Uomo forte della Birmania, nella sua vita ha ricoperto i più disparati incarichi governativi. Nell’ordine, da Presidente del Consiglio rivoluzionarioPrimo Ministro del Governo rivoluzionario dal ‘62 al ‘74, a Presidente della Socialista Unione di Birmania dal ‘74 al ‘81. Fondatore del Partito del Programma Socialista della Birmania, ne fu presidente per 26 anni fino al suo ritiro formale. Dal 1964, quando tutti i movimenti politici furono aboliti per decreto, il suo partito fu l’unico esistente.

Arrivato al potere con un colpo di stato nel 1962, fu da subito autore di un’aspra repressione di tutti gli oppositori, che sfociò con la carneficina del corteo studentesco che in massa scese in piazza per opporsi al suo insediamento. Per mettere fine alla guerra civile, Ne Win ricorse all’esercito: nelle città ordinò l’arresto di tutti gli oppositori, mentre dispiegò le forze speciali contro i gruppi armati delle altre fazioni e gli eserciti delle minoranze etniche. In questa occasione, fu responsabile di una vera e propria pulizia etnica nei confronti del popolo dei karen.

Forte sostenitore dell’autarchia, teorizzata per rendere la Birmania uno stato forte e indipendente dal resto del mondo, sotto il suo regno il paese si impoverì notevolmente a dispetto di un sempre più strutturato mercato nero. Con la nazione sull’orlo della bancarotta, deviò parte del settore primario dalla coltivazione tradizionale del riso a quella dei papaveri da oppio, trasformando la Birmania nel primo produttore mondiale di eroina. Diventando l’unico paese a sostenersi grazie ai proventi illegali derivati dagli stupefacenti, la sua Birmania fu genesi di quelli che oggi vengono definiti narco-states. Negli anni del suo governo, anche per questo, tutti gli stranieri furono espulsi e venne fortemente limitato il turismo.

La sua più grande stravaganza fu però l’adozione dei tagli di banconote inusuali, quali: 15, 25, 35, 45, 75 e 90. L’abolizione dei precedenti e comuni tagli fu unicamente per superstizione e si adottarono i nuovi numeri perché ritenuti fortunati e propizi per un’economia prospera. Questo però portò a significative ripercussioni nei cambi e nei commerci, limitando fortemente le possibili transizioni e aggravando, per quanto possibile, le già gravi condizioni della nazione. Il significativo malcontento derivante si tramutò nella più grande rivolta popolare della storia della Birmania, avvenuta nel 1988 e sedata con la violenza e la morte di 3000 manifestanti pacifici. Ne Win fu costretto a dimettersi, ma restò influente nell’ombra, continuando a decidere le sorti del paese fino alla sua dipartita, il 5 Dicembre del 2002.

  • Il nobile, JEAN-BEDEL BOKASSA

Noto anche come Salah Eddine Ahmed Bokassa, è stato un politico, militare e dittatore centrafricano, Presidente della Repubblica Centrafricana e in seguito imperatore dell’Impero Centrafricano da lui istituito. Abile militare, divenne dapprima capitano e quindi colonnello capo di stato maggiore nel 1962, in quanto cugino del presidente e dittatore Dacko. Affamato di potere, a sua volte divenne presidente con un abile colpo di stato ai danni del parente. Leader indiscusso dell’unico partito ammesso, il Movimento per l’Evoluzione Sociale dell’Africa Nera, si autoproclamò Presidente a Vita nel 1972. Solo quattro anni dopo, abbracciò l’Islam dopo un incontro con Gheddafi, venendo ribattezzato con il nome musulmano di Salah Eddine Ahmed. Questa mossa gli permise di ricevere consistenti aiuti economici da parte dei libici, ma pochi mesi dopo riabbracciò il cristianesimo, facendo intuire che fosse tutta una questione d’interesse.

Nel 1976 Bokassa sciolse il governo, dichiarò la trasformazione della repubblica in monarchia e la nascita dell’Impero Centrafricano, senza che questo lo fosse realmente diventato. Promosse quindi una costituzione imperiale ed esattamente un anno dopo si autoproclamò imperatore con il nome di Bokassa I e il titolo di Imperatore del Centrafrica per volere del Popolo Centrafricano, unito nel seno del partito politico nazionale, il MESAN. L’incoronazione fu ingiustificatamente sfarzosa e, imbracciando uno scettro preziosissimo, volle emulare in tutto e per tutto quella di Napoleone Bonaparte. Il rito fu retto dal vescovo della capitale, suo cugino, ma si cinse da solo la corona, d’oro massiccio, tempestata da 5000 diamanti e realizzata in Francia come tutti gli altri accessori. Il corteo imperiale era partito dal palazzo coloniale del presidente, rinominato poi Palazzo Imperiale. Il cocchio, color verde-oro con l’aquila araldica, veniva trainato da cavalli bianchi di razza normanna, portando Bokassa, consorte, e il principe ereditario Jean-Bedel di quattro anni, sino alla cattedrale della capitale. La futura imperatrice sfoggiava un manto di ermellino, analogamente al marito, e un diadema aureo. A cerimonia conclusa, Bokassa si sedette su un gigantesco trono di bronzo dorato a forma di aquila, del peso di 2 tonnellate e costellato da 785.000 perle e un milione di cristalli. Seguì, infine, un lauto banchetto con le più costose prelibatezze e il personale in costume ottocentesco. Deposta la pesante corona, il monarca indossò un diadema d’oro riproducente un ramoscello di lauro, proprio come a suo tempo fece Napoleone.

Bokassa tentò di giustificare la sua azione con la scusa che creare una monarchia avrebbe aiutato il suo paese a guadagnarsi il rispetto del mondo. La sua mossa però ebbe solo conseguenze negative: furono spesi più di 20 milioni di dollari e tale perdita gettò sul lastrico le già esigue risorse dello stato. Per di più, nonostante fossero stati diramati moltissimi inviti, quasi nessun leader straniero partecipò all’evento. Bokassa avrebbe inoltre desiderato che fosse il Papa a incoronarlo, ma ciò ovviamente non avvenne.

Anche se il nuovo impero era formalmente una monarchia costituzionale, non vennero fatte riforme democratiche di rilievo, in compenso rimase ampiamente praticata la repressione con tutti i mezzi degli oppositori politici. Le torture erano diffusamente praticate, con la peculiarità che di tanto in tanto lo stesso Bokassa partecipasse ai soprusi. Nonostante ciò, la Francia continuò per tutta la sua presidenza a essergli vicina; alleanza che il dittatore curava abilmente, invitando i presidenti ai safari e regalando preziosi diamanti. Il sodalizio si ruppe quando in Francia incominciò a montarsi lo scandalo e l’opinione pubblica smise di tollerare la faccenda. Proprio con il sostegno dei francesi, il cugino Dacko tornò a essere presidente nel 1979 e Bokassa venne esiliato…nientemeno che in Francia!

Preoccupato per le condizioni del suo paese senza di lui, tentò un eroico ritorno buttandosi con il paracadute sui cieli centrafricani, ma venne arrestato e condannato con l’imputazione di alto tradimentoassassiniocannibalismo ed appropriazione indebita. Morì d’infarto nella sua capitale, a 75 anni, nel non lontano 1996. Poco prima, dichiarò si sentirsi tradito dalla Francia. Giudicato in seguito malato di mente, come Idi Amin si hanno notizie che occasionalmente mangiasse carne umana.

Riccardo Crotti

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