Bisanzio sospesa tra due mondi e tra due ere

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Bisanzio è forse solo un simbolo insondabile,
segreto e ambiguo come questa vita,
Bisanzio è un mito che non mi è consueto,
Bisanzio è un sogno che si fa incompleto,
Bisanzio forse non è mai esistita
e ancora ignoro e un’altra notte è andata

Dopo la recensione doppia dei miei colleghi, vorrei provare a continuare questa serie di articoli musicali trasportandovi però in un’epoca diversa, in un mondo diverso e, soprattutto, tra le note di un cantautore diverso: Francesco Guccini.

Un giovane Francesco Guccini immortalato nel suo ambiente naturale: stanza che ricorda un’osteria, chitarra e una bella bottiglia di vino.

Quando ascoltavo Bisanzio (in Metropolis, 1981. La puoi ascoltare qui), qualche anno fa, lo facevo distrattamente, senza pensare davvero al significato profondo che questa canzone porta con sé, immaginando semplicemente un luogo magico visto con gli occhi del protagonista del testo, Filemazio.
Bisanzio, però, è un’analisi perfetta della situazione di questa città al tempo di Giustiniano, nel VI secolo, meno di cent’anni dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente.
Bisanzio dipinge un luogo magico, costretto a fare i conti con la diffusione impetuosa del Cristianesimo.
Bisanzio narra soprattutto di un luogo e di un’età a cavallo tra Oriente e Occidente.

Un mosaico raffigurante Giustiniano I di Bisanzio nella basilica di San Vitale (Ravenna)

Giustiniano sale al trono nel 527, quando ormai i destini di Roma e Bisanzio si sono divisi da tempo. La città orientale, però, viene vessata molto meno dagli invasori esterni subendo solamente l’arrivo dei Goti, comunque più interessati a proseguire il viaggio verso altre regioni. Se l’Occidente si germanizzerà più o meno velocemente nella società e nelle istituzioni, puntando a una identità guerriera, l’Oriente avrà sempre un occhio di riguardo per il suo passato romano e mirerà sempre al mantenimento di una salda latinità.

Me ne andavo l’altra sera, quasi inconsciamente,
giù al porto a Bosphoreion là dove si perde
la terra dentro al mare fino quasi al niente
e poi ritorna terra e non è più Occidente:
che importa a questo mare essere azzurro o verde?

Di fatto, nonostante questa forte intenzione, Bisanzio sarà sempre un crocevia di popoli e genti diverse che si stanziano o rimangono in città per breve tempo. Grazie alla sua posizione strategica sul Bosforo, infatti, il territorio aveva sempre ricoperto un ruolo fondamentale nel passaggio di merci, persone ed eserciti ed è proprio per questo motivo che Costantino aveva deciso, nel 330, di fondare qui la Capitale mutandone il nome in Costantinopoli.

Sentivo i canti osceni degli avvinazzati,
di gente dallo sguardo pitturato e vuoto.
Ippodromo, bordello e nordici soldati,
Romani e Greci urlate dove siete andati…
Sentivo bestemmiare in Alamanno e in Goto.

Il Corpus Iuris Civilis in una copia del 1626 nell’edizione curata da Denis Godefroy

Il desiderio di mantenere la latinità, ad ogni modo, diventa lampante quando Giustiniano decide di codificare il patrimonio giuridico romano, decisione che giova non poco alla riorganizzazione dello Stato e al rafforzamento delle scuole di diritto presso le quali insegnavano alcuni tra i giuristi più importanti dell’epoca. Nasce così il Corpus Iuris Civilis, generato tra il 529 e il 534 e articolato in quattro parti: il Codex raccoglie le leggi emanate dai predecessori di Giustiniano, i Digesta riuniscono sentenze e commenti della giurisprudenza romana, le Institutiones sono un breve riassunto del diritto romano ad uso delle scuole, le Novellae constitutiones contengono tutte le leggi emanate da Giustiniano in quel periodo.

E devo dire, devo dire, che sono forse troppo vecchio per capire,
che ho perso la mia mente in chissà quale abuso, od ozio,
ma stan mutando gli astri nelle notti d’equinozio.

Adottato dallo zio Giustino, Giustiniano fa però molto discutere di sé ancor prima di salire al trono. Le fonti ci riferiscono degli ostacoli posti dalla sua famiglia per evitare il matrimonio con Teodora, attrice teatrale con un passato da prostituta. Il giovane convince allora il tutore ad abrogare la legge che impediva agli uomini di alto rango di sposare serve o donne di malcostume.

Città assurda, città strana di questo imperatore sposo di puttana

Teodora, moglie di Giustiniano. Una donna affascinante e dalle molteplici qualità.

Dopo aver soffocato alcune rivolte interne, Giustiniano decide di riconquistare la parte occidentale dell’impero, puntando alla cacciata dei popoli barbari e al ricongiungimento dei due vecchi imperi. Dopo aver sconfitto i Vandali che si erano stanziati nell’Africa settentrionale, dà inizio alla cosiddetta guerra goto-bizantina (535 – 553) con la quale spera di sconfiggere gli Ostrogoti che avevano invaso l’Italia. Dopo l’occupazione di quella che era diventata la capitale, Ravenna, Giustiniano sconfigge definitivamente i barbari nel 553, alle falde del Vesuvio.

di plebi smisurate, labirinti ed empietà,
di barbari che forse sanno già la verità,
di filosofi e di eteree, sospesa tra due mondi, e tra due ere.

L’Italia usciva da anni difficili, nei quali aveva dovuto fare i conti con l’arrivo di popolazioni germaniche che avevano sconquassato il territorio. Vent’anni di guerra goto-bizantina non fanno altro, allora, che aggravare la situazione: aree prima coltivate si coprono di boschi, lunghi tratti delle strade principali diventano impervie e impercorribili, molte città entrano in declino e la popolazione si riduce. Giustiniano deve allora affrontare il problema della ricostruzione, non solo il sollevamento concreto di città e economia, ma anche l’introduzione del Corpus Iuris Civilis sul territorio italico.

Gli spostamenti e le principali battaglie delle truppe di Giustiniano in Italia

La riconquista di molti territori occupati dagli invasori – non solo il Nord Africa e l’Italia ma anche parte della Spagna, occupata dai Visigoti – mira alla ricostituzione del vecchio Impero, proprio in nome di quella latinità che gli abitanti di Bisanzio credevano di non avere perduto, nonostante la lenta grecizzazione dei costumi. Lo sforzo messo in atto da Giustiniano per giungere a questo epilogo, però, riduce allo stremo le finanze statali e costringe il vecchio Impero Romano d’Oriente a indebolire le difese lungo i confini orientali, problemi che avrebbero dato del filo da torcere ai suoi successori.

Già dagli avvenimenti di questo breve periodo, durante gli anni del governo di Giustiniano, emerge il profilo di una città profondamente eterogenea, collocata già in Oriente ma con lo sguardo fisso sull’Occidente, sui suoi avvenimenti e sulla sua cultura. Un luogo, un periodo confuso, in cui si mischiano mondi ed ere diverse, nuove, quasi spaventose anche per Filemazio, protomedico, matematico, astronomo, forse saggio un uomo che, come la sua città, non è altro che un caleidoscopio di personalità.

Lucifero è già sorto, e si alza un po’ di vento,
c’è freddo sulla torre o è l’età mia malata,
confondo vita e morte e non so chi è passata.
mi copro col mantello il capo e più non sento,
e mi addormento, mi addormento, mi addormento…

Daniela Marchesetti

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