Trapianto d’organo. Un tabù tutto italiano

Al giorno d’oggi, nel nostro Paese, parlare di donazione degli organi risulta per molti versi un tabù. Confrontandomi con amici e parenti, mi sono resa conto che la reticenza verso l’argomento è sostenuta – come sempre in questi casi, permettetemi di dirlo – da una scarsa se non inesistente informazione a riguardo.

Molti vedono il trapianto d’organo come una sorta di atto usurpativo teso a ledere gli interessi di un soggetto per favorirne un altro (sì, purtroppo molti sono talmente “gelosi” dei loro organi da pensare alla donazione come una sorta di furt), alcuni, addirittura, sono convinti che, dichiarando la propria disponibilità alla donazione, in caso di incidenti o malattie, non riceverebbero le stesse cure di un non donatore poiché un’entità non ben definita mirerebbe a far del loro corpo l’officina di ricambio del momento.

Proviamo insieme  a capirci qualcosa in più.

  • Prima tappa del nostro percorso è quella che ci porta a distinguere i trapianti  da persona vivente e da cadavere.

Il trapianto d’organi da persona vivente è limitato a rene, parti di fegato, di polmone, pancreas e intestino. Questo costituisce un’espressa deroga all’art. 5 del Codice Civile che vieta gli atti di disposizione del proprio corpo quando cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica per cui risulta ammesso disporre a titolo gratuito (non è ammesso compenso alcuno) di un rene, di parti di fegato, di polmone, pancreas e intestino, al fine  esclusivo del trapianto tra persone viventi.

Chi può donare i predetti organi? Possono donare i genitori, i figli, i fratelli germani (sono quelli che condividono entrambi i genitori) e non germani maggiorenni. Nel caso il paziente non abbia i suddetti consanguinei o nessuno di essi sia idoneo o disponibile, la deroga può essere consentita anche per altri parenti o persone estranee. Il donatore deve essere maggiorenne, deve essere capace di intendere e volere, deve essere a conoscenza dei limiti della terapia del trapianto tra viventi e deve essere consapevole delle conseguenze personali che il suo sacrificio comporta. La donazione è sempre revocabile fino al momento dell’intervento chirurgico e non fa sorgere diritti di sorta del donatore nei confronti del ricevente: questo significa che qualora vi trovaste nella situazione del donatore nessuno vi obbligherebbe ad arrivare fino in fondo, rimarreste liberi di disporre del vostro corpo fino alle porte della sala operatoria. Il vostro è e rimarrà sempre un atto di assoluta liberalità.

Per manifestare la propria volontà di donare un organo o un tessuto da vivente basta recarsi e presso il Centro regionale trapianti più vicino. Ma ci sarà il via libera alla donazione solo dopo esami clinici e visite mediche, colloqui con uno psicologo, l’attenta valutazione di una commissione medica indipendente rispetto agli specialisti coinvolti nella cura del ricevente, infine una specifica autorizzazione del magistrato del tribunale competente. La legge, quindi, «tutela al massimo sia il ricevente sia il donatore, che deve avere condizioni di salute ottimali e comunque non dovrà cambiare stile di vita dopo l’intervento o assumere farmaci». Nel percorso comunque è garantito un supporto psicologicoIl trapianto solitamente non può aver luogo senza il consenso del ricevente, fa eccezione solo lo stato di necessità.

Il personale sanitario che, a vario titolo, partecipa all’attività di trapianto organi o di parte di organo da donatore vivente è tenuto a osservare tutte le misure previste dallo stato della scienza e della tecnica medica e a proteggere la dignità e la personalità del donatore vivente senza metterne in pericolo la salute. Vi è inoltre una commissione terza, estranea rispetto alla equipe trapiantologica e che ha il compito di vagliare tutte le problematiche connesse al trapianto da vivente. Le funzioni attribuite a questa commissione sono finalizzate a verificare che i riceventi e i potenziali donatori abbiano agito secondo i principi del consenso informato, libero e consapevole, e abbiano inoltre ricevuto tutte le informazioni relative al proprio caso clinico, ai fattori di rischio e alle reali possibilità di successo offerte dal trapianto da donatore cadavere e dal trapianto da donatore vivente, anche in termini di sopravvivenza dell’organo e del paziente. La commissione terza vigila, altresì, al fine di prevenire i rischi di commercializzazione di organi e di coercizione nella donazione, nel rispetto delle linee guida disposte dal Centro Nazionale Trapianti. Verifica inoltre l’esistenza di consanguineità, di legame di legge o affettivo, con il ricevente.

Quali sono i numeri riguardante tale fenomeno?

Sono 15 le donazioni di una porzione di fegato da vivente nel 2017 in Italia. L’aumento delle donazioni di una porzione di fegato da vivente nel 2017 rispetto al 2016 nel nostro Paese è stata del 128,6 %. Le donazioni di rene da vivente nel 2017 in Italia sono state 276, segnando un aumento del 10,7 % rispetto all’anno precedente. La percentuale dei reni donati da donne al proprio compagno sul totale in 8 Paesi europei (Austria, Belgio, Croazia, Germania, Olanda, Ungheria, Slovenia, Lussemburgo) si aggira attorno al 36%. Questi numeri, che a molti magari sembrano essere sterili, sono in realtà il simbolo di importanti passi avanti verso una campagna di sensibilizzazione sui trapianti. Ogni piccolo tassello di queste percentuali, non dimentichiamolo, è una vita salvata.

  • Seconda tappa del nostro percorso, come anticipato prima, è costituita dal trapianto da cadavere.

Per parlare del trapianto da cadavere, bisogna per prima cosa capire quando un soggetto si dice morto. Quasi sempre possiamo far sì che la definizione di morte sia fatta in termini negativi, l’assenza di elementi che caratterizzano l’esistenza in vita. Per molti secoli si è fatta coincidere la morte con la tripode di Bichat perché lì si è constatato che le attività cardio circolatoria, respiratoria e del sistema nervoso centrale erano assenti. Oggi abbiamo chiaro che tutto dipende dal sistema nervoso centrale: se non funziona quello non funziona l’attività cardiocircolatoria e nemmeno quella respiratoria. Il concetto di definizione di morte è entrato nel nostro ordinamento nel 1993 ed è configurato come la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo. Parlare di encefalo significa parlare di tutto quello che è contenuto dentro la scarola cranica (cervello, mesencefalo, midollo allungato, meningi). Nella parte più bassa, nel mesencefalo, ci sono tutti i nuclei che presiedono alla vita vegetativa, centri dove si fa funzionare cuore, respirazione,t ermoregolazione; da lì partono anche tutti i 12 nervi cranici che fanno funzionare e danno tutte le sensazioni alle funzioni che sostengono cranio, collo, occhi, lingua, denti, olfatto, udito…se decerebriamo una persona, possiamo far funzionare solo il mesencefalo e la persona resta in vita!

La legge in rapporto alla constatazione della morte afferma che ci sono due possibilità di constatare che una persona è morta. Rilevante è soprattutto la possibilità indiretta, che è quella che si verifica nella maggior parte dei casi: se noi abbiamo una verifica che l’apparato cardiocircolatorio di una persona ha cessato la sua attività e l’ha cessata per un periodo che supera i tre minuti, tutto quello che c’è nell’encefalo è per sempre morto. Ci dice la legge che, quando si ha questa constatazione indiretta, sul cadavere per 24 ore non si potrà fare nulla; se tuttavia ci fosse la necessità di agire prima delle 24 ore, sarebbe possibile un elettrocardiogramma di durata circa di 20 minuti, verificando che l’attività elettrica del cuore sia nulla (isoelettrica). 

Come avrete potuto ben constatare, le condizioni perché si possa effettuare un trapianto sono molteplici ed eterogenee e non sempre il ricevente risulta così fortunato da ricevere l’organo in tempo per aver salva la vita.

Le finalità di questo articolo sono due: quella di potere dissipare eventuali vostri dubbi o, nel caso contrario, di aver suscitato la curiosità necessaria per approfondire un argomento tanto delicato e utile per l’intera comunità. Per qualsiasi informazione o chiarimento vi segnalo l’AIDO che da anni si occupa con estrema serietà e professionalità dei trapianti e dell’assistenza di chi coinvolto.

Un semplice gesto può salvare una vita e ci sono cicatrici che testimoniano la grandezza delle nostre anime.

Soraya Galfano

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