“Iuventa” film documentario di Michele Cinque

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Lo scorso giugno mi sono ritrovata ad assistere alla proiezione di alcuni film nell’ambito del Biografilm Festival di Bologna.
Era una di quelle sere afose e dall’aria quasi irrespirabile. Non mi andava di rimanere a casa e, camminando, mi trovai alle porte di un teatro per la proiezione di
Iuventa, un film documentario.

Il solo pensiero di vedere un film al chiuso non era una prospettiva accattivante per una sera d’estate; inoltre a rendere tutto meno interessante era il fatto di non essere informata riguardo al film e al regista. Sapevo soltanto che il nucleo tematico ruotava attorno ai salvataggi in mare dei migranti.

Le cose iniziano a farsi interessanti quando scopro che la proiezione avrebbe avuto luogo nella corte di un palazzo antico, con tanto di balconcini ricoperti di vegetazione spontanea. L’atmosfera è molto stimolante: qua e là sono disseminati vari tavolini e sedie. Prima della proiezione viene invitato a prendere la parola il regista, Michele Cinque, che si premura a precisare che il suo non è un film sui salvataggi ma sui ragazzi europei, è una parabola in cui si incontrano, e scontrano, utopia e realtà.

Michele Cinque, oltre a essere il regista è anche la voce narrante fuori campo: le sue riprese mostrano con estremo realismo l’avventura del peschereccio con cui un gruppo di ragazzi tedeschi ha salvato migliaia di migranti al largo delle coste libiche.

L’ONG Jugend Rettet (gioventù che salva) è stata fondata nel 2015 da un gruppo di ragazzi tedeschi con l’intento di scuotere le coscienze sul tema migranti, inducendo i paesi europei a organizzare una nuova politica di salvataggio nelle acque del Mediterraneo. Il documentario Iuventa segue per oltre un anno i giovani protagonisti della ONG tedesca, dal crowdfunding  attivato nel 2016 per comprare il vecchio peschereccio, poi rinominato Iuventa (gioventù), ai quindici giorni della prima missione nel Mediterraneo, in cui vengono salvati più di duemila naufraghi;  dal viaggio in Sicilia per ritrovare i ragazzi salvati fino al sequestro preventivo della nave avvenuto il 2 agosto 2017 nel porto di Lampedusa, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Il focus non si concentra su un singolo personaggio, ma racconta un’esperienza collettiva portando sullo schermo le speranze, l’entusiasmo e i dubbi dei giovani protagonisti che nonostante la nobiltà del loro progetto devono fare i conti con una dura realtà. Il film racconta il sogno di ragazzi che pensano di poter cambiare il mondo; è un viaggio intenso e toccante e si rivolge a tutti, ma vuole essere soprattutto un punto di partenza, un’ispirazione per tanti altri giovani.

Michele Cinque ci trasmette un messaggio molto forte che deve avere grande risonanza nella nostra epoca: non dobbiamo smettere di credere nei nostri ideali e di lottare per essi. Il regista, colpito dal coraggio di questi ragazzi, desidera che questa storia possa essere d’aiuto a tanti altri giovani, invitandoli a non arrendersi di fronte a dinamiche più grandi di loro.

Francesca Polizzi

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