La bambina omicida

Facebookgoogle_plusinstagrammail

Cosa spinge un uomo apparentemente come tutti gli altri a uccidere un altro essere umano? Cosa c’è dietro i grandi serial killer che la storia ci ha consegnato?
Sfogliando le biografie dei maggiori serial killer sembra che alla base degli omicidi seriali ci siano disagi familiari, violenze subite in età pre-adolescenziale, un’educazione troppo rigida o semplicemente cattivi esempi da parte dei genitori.

Normalmente l’esplosione di tali disagi avviene verso i 18 – 20 anni, quando l’individuo si scontra con la società, con la realtà dei fatti, quando si trova a doversi costruire un proprio status o, per dirla in termini più semplici, si trova a doversi affermare senza il costante aiuto della famiglia d’origine.
L’errore che si commette sempre più spesso è proprio quello di voler generalizzare la figura del killer, di voler trovare dei comuni denominatori che in qualche modo spieghino a livello razionale un comportamento – come quello di privare deliberatamente un altro individuo della propria vita – che di razionale non hanno nulla. Ogni individuo è un caso a sé e ragiona secondo i propri schemi mentali e le proprie motivazioni, sicuramente, in tutto o in parte, diverse dagli altri; comprendere dunque  i suoi pensieri non è affatto facile, tantomeno cercare di prevenire che qualcuno diventi un emule e inizi a uccidere.

E come prevenire lo sfogo omicida di un bambino? Nel mondo purtroppo ci sono centinaia di casi di bambini assassini, anche pluriomicidi.

Vi racconto oggi la storia di una bambina di 11 anni colpevole di ben 2 omicidi e che oggi vive tranquillamente in mezzo alle persone comuni.

Mary Flora Bell nacque il 26 maggio 1957 a Newcastle Upon Tyne, un borgo nella contea di Tyne and Wear, in Inghilterra. Sua madre Betty la ebbe a soli 16 anni (l’identità del padre rimane a oggi un mistero) e per mantenersi faceva la prostituta. Spesso si intratteneva in rapporti sessuali piuttosto spinti con diversi clienti e la piccola Mary fu più volte costretta ad assistere agli incontri. Alcune fonti sostengono che Betty cercò di annegare la figlia neonata per non farle vivere un’esistenza come la propria, ma la  bambina, non si sa esattamente come, sopravvisse. Altre fonti sostengono che la piccola, già dalla tenera età di sei anni, venisse costretta dalla madre a prostituirsi con lei.

La bambina riconobbe come genitore Billy Bell, un criminale arrestato più volte per furto di armi che successivamente sposò la madre. Sin dalla tenera età manifestò comportamenti violenti e atti di vandalismo a scuola, ma nessuno si aspettava che divenisse un’assassina.

Mary Bell aveva solo 11 anni quando commise i suoi due delitti. Il 25 maggio 1968, il giorno prima di compiere gli anni, Mary e una sua amica coetanea, Norma Jean Bell (stesso cognome, ma non erano parenti) attirarono con la scusa delle caramelle Martin Brown, un bambino di 4 anni figlio dei vicini. Lo condussero in una casa abbandonata poco distante e lì Mary lo strangolò.

Le ricerche partirono quasi immediatamente e la mattina dopo il cadavere venne ritrovato. La autorità però cercarono di chiudere velocemente il caso archiviandolo come incidente: Mary non aveva impresso abbastanza forza da lasciare segni di strangolamento e la morte venne imputata a un malore o a un gioco finito male. Circa tre settimane dopo però giunse la conferma che c’era qualcosa di più orrendo dietro la morte del piccolo: Mary a Norma entrarono di pomeriggio nella scuola materna dove andava Martin, misero le aule sottosopra, distrussero armadi e banchi e lasciarono scritte con gessi e pennarelli in cui affermavano di aver commesso l’omicidio, ovviamente senza firmarsi. La polizia indagò, ma il tema era troppo scottante per essere oggetto della pubblica opinione troppo a lungo, così nuovamente chiusero velocemente la questione motivando tutto come uno scherzo di cattivo gusto di qualche vandalo.

Il 31 luglio dello stesso anno Mary uccise un altro bambino, questa volta di 3 anni: si chiamava Brian Howe e venne attirato probabilmente con la stessa scusa sia da Mary che da Norma. Credendo di essere così abili da non essere scoperte vollero divertirsi mutilando il cadavere del piccolo e sfidarono apertamente la polizia firmando il loro omicidio. Con un paio di forbici incisero una “M” sul petto del bambino, lo tagliarono in più parti, gli tagliarono i genitali e gli tagliarono i capelli, poi lo lasciarono in un campo poco distante dalla casa del bambino.

Il cadavere venne ritrovato lo stesso giorno dell’omicidio e la polizia iniziò a sospettare ci fosse un pedofilo o, peggio, un serial killer. Vennero sentiti circa 1.200 bambini tra la scuola materna, elementare e media, fino a giungere alle amiche Norma Jean Bell e Mary Bell, che più volte diedero risposte sospette e contrastanti. Con un po’ di pressione le due si tradirono e Mary ammise entrambi gli omicidi. 

Nell’agosto del 1968 Mary e Norma vennero arrestate: Mary fu dichiarata colpevole di duplice omicidio, mentre Norma fu assolta perché risultò solo spettatrice dei delitti. Mary dichiarò che l’amica aveva mentito e che i delitti erano stati commessi anche da Norma e, soprattutto, che era stata lei ad attirare e colpire per prima i bambini.

La notizia sconvolse il Regno Unito, ma come punire una bambina serial killer? Trattandola come un adulta a dandole il massimo della pena, ovvero l’ergastoloNel settembre fu emesso il verdetto e la motivazione fu non solo la violenza e l’atrocità dei delitti, ma anche la seria possibilità che rilasciandola potesse mettere in atto altri omicidi.

L’ergastolo per Mary Flora Bell però durò solo 12 anni: Mary Flora Bell durante la detenzione fu sottoposta a diverse cure psichiatriche, fino a quando nel 1980 fu ritenuta inoffensiva e idonea a tornare in libertà.

Rilasciata, le venne assegnata una nuova identità, ma per bene tre volte i giornalisti riuscirono a rintracciarla e il Governo dovette adoperarsi per farla sparire e garantirle una vita serena.

Nel 1984 Mary ebbe una figlia e le due furono nuovamente scoperte dai reporter, costringendo le autorità ad espatriarle negli Stati Uniti, dove ancora oggi probabilmente vive. Oggi Mary Bell è addirittura nonna e presumibilmente vive una vita tranquilla e, si dice, da donna ricca: la sua storia fruttò parecchi soldi sia a lei (con le interviste rilasciate a vari giornali e trasmissioni TV), sia alla madre, che ne approfittò per rilasciare interviste a chiunque la fermasse per strada in cambio di denaro.

[Tecnicamente Mary Bell non è una serial killer perché secondo la classificazione dell’FBI si definisce “serial killer” una persona che uccide almeno tre vittime in momenti diversi; tuttavia rientra sicuramente tra i casi più curiosi e interessanti da analizzare].

Soraya Galfano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *