Una recensione di Playlist di Salmo

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Salmo è l’unico rapper che oggi è in grado di competere con lo strapotere della trap. Fondatore del celebre collettivo Machete, è un artista che con coerenza ha saputo rinnovarsi, trovando di volta in volta nuovi mezzi espressivi in grado di sedurre un pubblico sempre più trasversale e numeroso, dai puristi old-school agli appassionati del rock, fino agli ascoltatori occasionali. Dopo l’enorme successo del precedente disco “Hellvisback” e al culmine di una campagna promozionale passata anche per Pornhub, Salmo ha pubblicato il suo nuovo album, “Playlist”, uscito lo scorso venerdì. Questa è la nostra recensione, a cura di Matteo Abbà e Tommaso Benelli.

COSA MI ASPETTO?

Matteo: Da ascoltatore veterano di Salmo mi auguro che l’album sia una ripresa dei suo lavori passati, rap hardcore con lampi di dubstep. Riguardo i contenuti mi incuriosisce l’inserimento tra i featuring di Sfera Ebbasta, che personalmente non apprezzo così come non apprezzo la corrente trap italiana (una brutta copia della versione americana). Contemporaneamente mi aspetto anche un’evoluzione artistica, anche per il fatto che ci siano nomi importanti nelle produzioni.

Tommaso: Non ho problemi ad ammettere che la passione per il rap mi si è riaccesa grazie alla trap, quindi non è di certo Salmo l’artista hip-hop che ascolto più frequentemente. Anzi, diciamo pure che non lo ascolto mai. Al liceo, poi, lo snobbavo fieramente e mentre i miei amici si gasavano con quel baccanale di testi pseudo-orrorifici e dubstep anfetaminica, io mi tenevo quieto con dosi abbastanza illegali di Bon Iver e Bright Eyes. Succede poi che col progredire dell’età si arrivi a rivalutare quasi tutto, e sebbene non mi senta ancora davvero pronto a cambiare la mia opinione sul rapper sardo, diciamo che ascolterò il suo nuovo disco anche per questo. C’è da dire che il suo ultimo album non era poi così male, quindi per questo nuovo ho delle buone aspettative.

90MIN

Tommaso: “90min” è una di quelle classiche canzoni in cui il beat è tutto. Poi va be’, il testo vorrebbe afferrare per il collo tutta una serie di contraddizioni che affliggono il nostro Paese, ma molto spesso scade nel cliché senza prenderci in contropiede e illuminarci davvero. Però, ripeto, il beat è totale, una cosa che io definirei una mitragliata-roteante-schiacciabassi e che senza suonare al citofono ti sfonda porta, pareti, mansarda, garage e albero di mele del vicino.

STAI ZITTO (feat. Fabri Fibra)

Tommaso: Fabri Fibra ha sempre questo timbro vocale irrequieto, elettrico, come se qualcuno gli stesse strizzando contemporaneamente e con veemenza tutte le terminazioni nervose del corpo. Chiaramente questo è un complimento, e il suo rap, cadenzato o accelerato che sia, ne guadagna ogni volta in espressività. La sua strofa in questa canzone rientra tra quelle “veloci”, ed è una delle sue migliori da tempo. Salmo non è da meno, in particolare quando fa rimare “Gerry Scotti” con “tre biscotti”, che di sicuro non è un ossimoro; oppure quando nel ritornello mette a tacere la solita retorica, quella là, di cui ne abbiamo fin sopra i capelli: “Tutta colpa dei migranti? Stai zitto!”.

RICCHI E MORTI

Matteo: Ad un primo ascolto ho pensato che il testo fosse stato scritto in after dopo una serata tra alcol e droghe di ogni genere. Così mi precipito subito su Google per leggere il testo e provando a seguire la canzone con il testo davanti tento di andare oltre alla canzone. Quella che potrebbe sembrare una canzone come Ricchi x Sempre di Sfera Ebbasta nasconde una presa in giro velata alla nuova scena rap dove cash, lusso e droga fanno da padroni. Questo lo si nota maggiormente nel verso fumo finchè non divento tutto stupido. Spero vivamente che Salmo abbia scritto questa canzone lontana dal suo stile rap hardcore per irridere i vari trapper cresciuti a Cheerios e codeina. Me lo auguro con tutto il cuore.

DISPOVERY CHANNEL (feat. Nitro)

Matteo: Che base, devastante. Se volete farvi sentire da tutta la circonvallazione alzate i bassi dello stereo e dovrete spostare le occhiatacce dei passanti col tergicristalli. Andando al contenuto della canzone, quella che in Ricchi e Morti sembrava una presa in giro alla nuova scena rap, questa è una manata in faccia ai Gianluca Vacchi della trap (Tu vuoi battere il rapper che ha la tuta a scacchi / Ma per il rap sembri il figlio di Gianluca Vacchi). Salmo e Nitro (che quando sono in coppia fanno sempre delle grandi produzioni) si vogliono distinguere dallo stereotipo del rapper con 500k nel portafoglio, nati poveri, ora ricchi ma con la vita da poveri, senza dover far vedere nulla a nessuno dimostrando quel che valgono attraverso un pezzo di carta, una penna ed un beat.

CABRIOLET (feat. Sfera Ebbasta)

Tommaso: La C con la mano è da dove vengo anch’io (=Crema), ragion per cui mi risparmierò dal commentare la strofa di Sfera in questa canzone (ma ci sarebbe molto da dire) e scaricherò invece tutta la mia negatività su Salmo. Da dove cominciare? Queste melodie stucchevoli e poppose fanno più male al fegato di quanto non farebbe una dieta a base di zolle di zucchero e Trinketto. E poi cos’è quella rima su Rolling Stone e il suo giornalismo fuffa? Scusa, chi è il volto in copertina questo mese? Mi pare proprio di averlo già visto, quindi di che parliamo: l’ennesima “provocazione” che si avvita su se stessa o una mossa in tutto e per tutto ipocrita? Insomma, no.

HO PAURA DI USCIRE

Matteo: Anticipata, anche se per pochi secondi, con il video promo caricato su una piattaforma alla quale tutti almeno una volta nella vita hanno avuto accesso (Pornhub per i finti tonti), era una delle canzoni che attendevamo con più ansia. Questa è una classica canzone di Salmo, produzione pazzesca e testo da capogiro. Per non parlare di come il rapper sardo riesce a incastrare le metriche tra i vari cambiamenti di bpm del beat. Nel merito, la canzone racconta in ogni dettaglio una serata passata alcol, marijuana e le conseguenti paranoie. Così che quella che è una festa fisicamente impegnativa diventa nido per i peccati nei quali Salmo cade. Ha paura di uscire perché non sa quello che gli potrà capitare.

SPARARE ALLA LUNA (feat. Coez)

Tommaso: No, dai. Coez ritornellaro nelle canzoni rap è una cosa che non si può più ascoltare, basta. Almeno qualche anno fa aveva la decenza di vestirsi da pappone nei video, oggi non penso si presterebbe più a ruoli del genere, soprattutto dopo il successo di quella canzone là famosa. E poi che è “sparare alla luna”? Non vale neanche la pena di sprecare del sarcasmo nel commentarlo. Manco a dirlo questo pezzo è orribile, e devo dire che le strofe di Salmo ci mettono del loro.

PXM

Tommaso: Parlare seriamente di questa canzone è una causa persa, tanto sarà ricordata solo per la già celebre rima stilnovista su Asia Argento. Io però vorrei dire che la bassline che sorregge tutto il pezzo è molto avvolgente, e per me vale da sola l’ascolto.

IL CIELO NELLA STANZA (feat. Nstasia)

Matteo: Era il 2005 quando uscì Vestito di Spine, demo di Mr. Antipatia. Dopo 13 anni torna il Salmo fragile, che si mette a nudo al suo pubblico non sempre abituato a testi così profondi. Ci siamo tutti noi nelle parole dell’artista, un grande amore a volte lontano ma quando si è insieme alla persona che si ama il mondo diventa una stanza nella quale dolcemente perdiamo la ragione. Sicuramente una delle migliori canzoni dell’album, condita dalla voce suadente di Nstasia.

TIE’

Matteo: Sapevate che Salmo sapeva suonare la batteria? Ecco un’ulteriore dimostrazione del suo talento accompagnato dal basso suonato da Dade, ex membro dei Linea 77.

ORA CHE FAI?

Matteo: Ora che faccio? La riascolto in loop fino a stancarmi. Come commentato da Salmo, intervistato dalla rivista Rolling Stone, è “uno dei primissimi brani Footwork in Italia, sono parecchio gasato per questa cosa”. Caro Maurizio, anche noi siamo gasati per questo tuo nuovo ed ennesimo esperimento musicale. È l’ennesima prova del fatto che prendi Salmo, gli dai una base musicale e lui la trasforma in oro. Re Mida Salmo.

PERDONAMI

Matteo: Prendete Ricchi e Morti, shakeratela con Dispovery Channel e la delicatezza di Vai Jack ed ecco a voi un cocktail letale: Perdonami. Il dissing perfetto alla trap italiana, ma la domanda allora sorge spontanea. Come mai Sfera Ebbasta nell’album? Ai posteri ardua sentenza.

LUNEDÌ

Tommaso: Siamo giunti a fine “playlist”, e questo vuol dire che è arrivato il momento del pezzo introspettivo. In “Lunedì”, Salmo parla di quei giorni anonimi e vuoti, il loro ripetersi in una routine alienante, e lo fa prediligendo un linguaggio vivido, concreto, da vero bad-boy col cuore di gommapiuma (“la mia vita è come un tuffo in un lago di legno”). Ma al di là del testo, mi sembra una delle migliori canzoni anche per la sua costruzione armonica, che se non altro fa scendere sulle ultime note del disco un’atmosfera più riflessiva, senz’altro gradita rispetto ai tempi serratissimi e ripetitivi degli altri pezzi.

PARERE FINALE

Matteo: “Arriva la nuova musica italiana ma siamo già morti / Arriva e non se ne va via più / Se arriva fingo di non esserci” cantavano ne La Nuova Musica Italiana i Linea 77 nel lontano 2008. E sì, è arrivata la nuova musica italiana e Salmo sembra proprio non starci. Saltano all’occhio le frecciatine più o meno velate alla generazione trap italiana che sono onnipresenti nell’album. Ma è anche nuova la musica che fa Salmo, siamo passati dal rap hardcore degli inizi, al rap sulla base dubstep di Death Usb, fino ad arrivare al footwork e a degli arrangiamenti (palesemente ironici) trap. Siamo di fronte all’album dell’anno? A questa domanda sinceramente non saprei darvi una risposta chiara e netta, ma sicuramente è uno dei candidati a esserlo. A un primo ascolto son rimasto abbastanza deluso, io abituato ai testi crudi e alle basi hardcore del rapper sardo. Poi ho provato a riascoltarlo e ho capito la genialità di Salmo e di come riuscisse a entrare in qualsiasi base e a farla sua. Per non parlare delle basi prodotte dai miglior attualmente presenti sulla scena tra i quali ricordiamo 2nd Roof e Charlie Charles. Voto: 7-

Tommaso: Sarò onesto: non è questo il rap che al momento mi interessa ascoltare. Non sto cercando canzoni rap che siano bignè farciti di giochi di parole, non sto cercando una specie di hip-hop suonato da musicisti rock e non sto tantomeno cercando un rapper che sia incazzato contro un sistema del quale tutto sommato lui stesso si nutre, e più che bene. Ciò che mi aspetto oggi dal rap, che è davvero il genere più diretto e pop che ci sia, è poter ascoltare una musica che sappia dare colori sempre nuovi al suo immaginario, non è importante con che mezzi e parole, e non importa se frivoli e sciocchi: l’importante è che mi arrivi la giusta vibrazione. Ma non è detto che ciò che cerco io, che non sono più un adolescente, corrisponda alle richieste degli altri. Quindi, ora che tutti sanno il no-me (no-me) di Salmo, se qualche ragazzo di oggi dovesse scoprire grazie alle sue canzoni che avere una coscienza politica non è poi una cosa così orribile, allora vorrebbe dire che in qualche modo una sua importanza, questa musica, ce l’ha. Fino a prova contraria, vi ricordo che il primo dicembre Tedua si esibirà all’Alcatraz. Voto: 6

Matteo Abbà e Tommaso Benelli

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