Conversazione su Tiresia. Di e con Andrea Camilleri

Facebookgoogle_plusinstagrammail

Un teatro greco. Un gruppo di persone che iniziano a sedersi. Pian piano il ritmo si accelera, le ore trascorrono, si avvicina il tramonto e il teatro diventa gremito di gente. Questa è la prima inquadratura. Lo spettacolo ha inizio.

Per un paio di anni, durante il Liceo, mi sono trovata a sedere sui gradoni della cavea del Teatro greco di Siracusa per assistere alle rappresentazioni teatrali che ogni anno vengono realizzate a cura dell’Istituto nazionale del dramma antico. Ad assistere a quelle rappresentazioni si è travolti da mille emozioni: un’esperienza che vale la pena provare. Luoghi, autori, tragedie, commedie, attori che stupiscono e ammaliano gli spettatori e che rimangono impressi avvicinandosi all’eternità.

Così anche Andrea Camilleri, che inizia a sentire il peso degli anni, sceglie questo teatro e si appresta a riflettere sull’eternità con un monologo, portato in scena lo scorso 11 giugno, in cui ha rivestito i panni di un personaggio che dalla Grecia antica fino ai giorni nostri ha attraversato tutta la storia della letteratura: l’indovino cieco Tiresia.

Da lì Conversazione su Tiresia ha fatto il suo ingresso nelle sale cinematografiche il 5, 6 e 7 novembre. Il racconto mitico pensato, scritto e narrato da Camilleri ha riscosso un grande successo e torna nelle sale cinematografiche, per una sola replica, il prossimo 22 novembre.

Trailer Conversazioni su Tiresia

Locandina Conversazioni su Tiresia. Torna nelle sale il 22 novembre

La ricerca dello scrittore si snoda attraverso le epoche, ci fa immergere nella storia della letteratura, da quella classica a quella contemporanea. Raccontando questo personaggio, le cui vicende si intrecciano a quelle dello scrittore, viviamo un’esperienza culturale e poetica.

Chiamatemi Tiresia, sono qui di persona personalmente

Esordisce con queste parole, su una scena quasi scarna: una poltrona, un tavolino e un bambino che siede ai suoi piedi. 

Tipica scena del nonno che racconta una favola al nipote, allo stesso modo gli spettatori si immedesimano pronti ad ascoltare tutto ciò che il mitico indovino ha da tramandarci.

Nonostante siano presenti due personaggi lo spettacolo è una conversazione solitaria nel corso della quale Camilleri-Tiresia medita ad alta voce sulla cecità, sul tempo, sulla memoria, sulla storia dialogando con vari autori.

Andrea Camilleri sceglie Tiresia perché questo personaggio è da secoli trasmesso, manipolato e adattato, anche se, non sempre ha ottenuto giudizi benevoli.

Dalle origini della letteratura greca con Omero, si passa a Sofocle con Edipo Re e Antigone, alla letteratura latina con Seneca e Ovidio fino a Dante che lo colloca nell’Inferno. Si arriva anche alla contemporaneità ripercorrendo i più svariati scrittori: Apollinaire, T.S.Eliot, Virginia Woolf, Borges, Pound, Primo Levi e molti altri.
A intervalli il racconto è arricchito dalla proiezione di stralci di film tratti da Pasolini e Woody Allen insieme alla voce registrata di Camilleri che accompagna alcuni estratti dalle opere degli autori citati.

Dopo questo excursus attraverso i più svariati generi ed epoche, Camilleri-Tiresia si congeda:

E finalmente, dopo secoli, persona e personaggio si sono ricongiunti.

Ma non si conclude qui perché la figura silenziosa del ragazzino che ascolta, in realtà, rappresenta uno specchio in cui riflettersi, verso cui guardare e che ci permettere di intraprendere un viaggio dentro noi stessi. Camilleri, in questa dichiarazione di poetica, ripone le sue speranze nei giovani.

“Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant’anni, ho sentito l’urgenza di riuscire a capire cosa sia l’eternità e solo venendo qui posso intuirla, solo su queste pietre eterne.”

Durante un’intervista a Che tempo che fa, afferma: “L’altro è diverso da me? L’altro non è altro che me stesso allo specchio!”

E conclude con un’esortazione: “Bisogna che tutti i giovani si impegnino perché il futuro sono loro, è nelle loro mani. Spero molto nelle nuove generazioni, moltissimo. Non disilludetemi!

Francesca Polizzi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *