Napoli e il grande lavoro di Ancelotti

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Carlo Ancelotti non è mai stato, nella sua lunga carriera da allenatore, un grande maestro di tattica. Lui stesso, nell’intervista rilasciato a France Football il 24 ottobre, ha dichiarato di non avere un suo stile di riferimento dal punto di vista tattico, ma di preferire adattare il sistema di gioco alle caratteristiche dei giocatori che ha a disposizione.

Dopo gli esordi in panchina da allenatore prima della Reggiana e poi del Parma, Ancelotti può vantare una strepitosa carriera da tecnico. In ordine, infatti, ha allenato Juventus, Milan, Chelsea, Paris Saint Germain, Real Madrid, Bayern Monaco. Tutte squadre di un certo blasone con le quali Carletto si è tolto diverse soddisfazioni. Tra i trofei più importanti ricordiamo le due champions del 2003 e del 2007 con il Milan e la tanto agognata “Decima” coppa dalle grandi orecchie conquistata a Madrid nella stagione 2013-2014.

Nonostante abbia sempre allenato in spogliatoi difficili pieni zeppi di grandi campioni e grandi personalità, Carlo Ancelotti è quasi sempre riuscito a farsi amare dai suoi calciatori, caratteristica ritenuta da lui stesso fondamentale per poter formare un gruppo e farsi rispettare. 

Nonostante le numerose sfide che ha dovuto affrontare in questi anni allenando club di primissima fascia in tutta Europa, la sfida più difficile per Carletto sembrava poter essere proprio l’ultima intrapresa, quella di Napoli. 

Quando questa estate il presidente del Napoli Aurelio De Laurentis annunciò Carlo Ancelotti sulla panchina partenopea dopo l’addio del maestro Sarri, l’entusiasmo era tanto perché arrivava a Napoli uno dei migliori allenatori al mondo e il più vincente di sempre. Tanti però erano anche gli scettici ancora frastornati dall’addio dell’allenatore più amato di Napoli che aveva saputo dare un’impronta incredibile e un gioco unico alla squadra azzurra, che aveva dato filo da torcere alla Juventus esprimendo il miglior calcio d’Europa, apprezzato anche da leggende del pallone come Pep Guardiola. 

Diciamoci la verità, dopo 12 giornate di campionato probabilmente la squadra che ci ha sorpreso più di tutte è stata proprio il Napoli. In pochi potevano pensare che Ancelotti entrasse da subito nella testa dei suoi giocatori, abituati a tutt’altro tipo di allenatore, che era Maurizio Sarri. In pochi potevano pensare a una partenza così sprint del Napoli. Dicevamo tutti che ci sarebbe voluta almeno una stagione a Carlo Ancelotti per trasmettere i suoi principi di gioco, per poi provare a far volare il suo Napoli in quella successiva.

Invece il Napoli ha volato sin da subito e anche quest’anno, nonostante il cambio di guida tecnica, sembrerebbe davvero l’unica squadra (insieme all’Inter, che però è più propensa a sbandamenti rispetto ai partenopei) a poter dare un minimo di fastidio all’inarrivabile Juventus.

Carlo Ancelotti è stato bravo sin da subito a non stravolgere i dettami tattici di Sarri, assimilati molto bene da quasi tutti i giocatori del Napoli. In particolare, il tecnico emiliano, ha conservato il sistema difensivo sviluppato negli ultimi tre anni con Sarri. Tutti gli addetti ai lavori, quando si complimentavano con Maurizio, non lo facevano solo per il bel gioco espresso ma anche per una fase difensiva invidiabile. Ancelotti ha mantenuto la linea della difesa molto alta, ad accorciare tutti i reparti quando voleva la squadra aggressiva. Sarri lo faceva sempre, quasi in ogni partita per imporre il gioco, mentre Carletto non lo ha però sempre fatto.

Come ci suggerisce sempre l’intervista di Ancelotti a France Football, infatti, il Napoli in champions contro il Liverpool ad esempio ha preferito tenere un baricentro più basso, così come il pressing è stato più statico. Rispetto a quello che faceva Sarri, Ancelotti dà più libertà ai suoi calciatori a seconda delle fasi della partita, dei momenti e sopratutto della forza dell’avversario. Adottando a volte il 4-4-2, Carletto ha dato un’ulteriore variazione tattica alla squadra, permettendole di cercare anche l’ampiezza, giocando spesso sugli esterni. Il 4-4-2 è stato uno strumento nuovo inserito da Ancelotti, che però ha sempre e comunque voluto mantenere vivi i meccanismi che Sarri ha fatto immagazzinare ai suoi giocatori. Il Napoli ora gioca più sugli esterni e più sulla profondità, ma la continuità nel gioco di Sarri si vede quando per esempio Insigne viene tra le linee ricreando i triangoli tipici del gioco del tecnico toscano.

Ancelotti è stato straordinario, a mio avviso, perché ha dato al suo Napoli un po’ di rivoluzione e un po’ di conservazione. Ha mantenuto molto di quello che ha fatto e trasmesso Sarri, perché lo riteneva necessario,  ma ci ha messo decisamente del suo in molte cose.

Forse la rivoluzione più evidente e impattante di Ancelotti sul Napoli è stato il cambio di posizione di Insigne. La grande intuizione di Ancelotti è stata quella di convergere Lorenzo a seconda punta, con ampia libertà di movimento. Se prima Insigne giocava da esterno a piede invertito e aveva soltanto una parte di zona da coprire sul campo, ora il talento napoletano con la nuova posizione di seconda punta svaria per tutto il fronte di attacco, dal centro, da destra e da sinistra, così come devono fare i giocatori di talento. Grazie al cambio di posizione, Insigne sta segnando notevolmente di più. Il passaggio al 4-4-2 ha diminuito i suoi compiti difensivi, rendendolo più deciso e preciso sotto porta. Un’altra importantissima novità che ha portato Ancelotti è stata l’alternanza dei giocatori utilizzati in questa prima parte di stagione.

A differenza di Maurizio Sarri, che difficilmente, anzi quasi mai, coinvolgeva più di 13 giocatori a domenica, con i soliti due cambi già prestabiliti, Carlo Ancelotti ha cambiato ogni volta formazione utilizzando ben 21 calciatori. Coinvolgendo praticamente tutta la rosa, nel gruppo si può creare una sana competizione per una maglia da titolare che potrà soltanto far bene alla squadra. Il nuovo modello portato da Ancelotti ha sicuramente responsabilizzato di più tutti i calciatori.

Carlo ha disconnesso un po’ quel sistema perfetto che Sarri aveva creato per dominare il gioco ogni domenica. Anche per questo motivo alla squadra ora è richiesta grande concentrazione per tutti i 90 minuti.

Ora il nuovo Napoli di Ancelotti non può concedersi pause durante una partita, non che lo scorso anno succedesse diversamente, solo che con Sarri c’erano dei momenti della gara in cui lo strumento del possesso permetteva ai giocatori di gestire i ritmi a loro piacimento, per dosare e recuperare energie.

La transizione da Sarri ad Ancelotti sembra procedere quindi nella direzione giusta. I numeri danno ragione a Carlo. Il Napoli ha una media punti molto alta (2.3 al 24 ottobre) e ora, al 20 novembre, è seconda soltanto dietro l’armata Juventina. E come sempre, Carletto non può che essere promosso sperando che possa portare il suo Napoli sempre più in alto.

Edoardo Perrotti

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