Apologia del Mar Mediterraneo

Facebookgoogle_plusinstagrammail

Merci, morti, navi da crociera, morti, bagnanti, morti, battelli, morti, pesca, morti, porti, morti.
Che cos’è oggi il Mar Mediterraneo? È soprattutto questo, con la prevalenza della voce che compare più di tutti, almeno sui nostri giornali, almeno nella politica, almeno nella vita di chi quel mare lo deve attraversare. Il Mar Mediterraneo, oggi, è sotto accusa. Forse per questo c’è bisogno di un’apologia che ci renda coscienti di cosa ha rappresentato questo luogo nei secoli passati.

Mare nostrum è l’operazione della Marina Militare Italiana che, tra il 2013 e il 2014, ha soccorso e salvato centinaia di migranti. Mare nostrum è un nome parlante che ci porta indietro di un paio di millenni quando l’Impero Romano lo utilizzava in relazione all’estensione dei territori conquistati, tutti affacciati sul Mediterraneo, dalla penisola iberica al Medio Oriente; avere il controllo su questa distesa d’acqua significava vigilare al meglio sulle regioni che vi si affacciavano, che si affacciavano sul mare “in mezzo alle terre“.

La maggior parte dei manuali scolastici di storia indicano lo spostamento del baricentro politico dal Mediterraneo al nord Europa, più precisamente al confine tra Francia e Germania, nell’Alto Medioevo. Questa tesi, formulata da Henri Pirenne, ha fatto sì che la maggior parte di noi, alle scuole superiori, dimenticasse del tutto il Mar Mediterraneo e il ruolo fondamentale che aveva avuto nei secoli precedenti, complice la disgregazione dell’Impero Romano e la frammentazione dell’Italia in tanti piccoli territori.
Ma è davvero così? Davvero il Mediterraneo nel giro di una manciata di decenni era passato da centro a periferia?

Nel corso del Medioevo il Mare nostrum continuò ad essere il fulcro della vita commerciale, politica e militare di tutte le regioni che vi si affacciavano, il numero di navi che solcava le sue acque cresceva di secolo in secolo. Così scriveva Ibn Khurradādhbih, geografo persiano vissuto tra IX e X secolo:

I mercanti ebrei dall’occidente portano eunuchi, giovani schiavi e schiave, pelli di castoro, zibellino e altre pellicce e spade. Si imbarcano nelle terre franche del Mediterraneo occidentale e approdano a Farama, in Egitto, poi portano le loro mercanzie a dorso di cammello fino a Qulzum, poi fanno vela nel Mar Rosso orientale e via via fino all’India e alla Cina. Alcuni salpano con le loro merci verso Costantinopoli e le vendono ai greci, e alcuni le portano al re dei Franchi e le vendono lì. A volte portano le merci dalle terre dei franchi attraverso il mare occidentale e scaricano ad Antiochia, poi scendono lungo l’Eufrate fino a Baghdad.

In poche righe, l’autore descrive il viaggio straordinario delle persone e delle merci dell’800, un percorso che toccava quasi tutte le terre conosciute e frequentate dagli abitanti dell’Occidente medievale. Questo via vai commerciale si intensificò negli anni e, con la nascita delle fiere commerciali in Francia, Germania e Belgio, portò le merci esotiche e di lusso fin nel Nord Europa.

Abraham Cresques, Atlas catalan (1375)

Con le spedizioni crociate il Mediterraneo diventò il luogo chiave per poter raggiungere la Terra Santa e fondamentale risulta anche essere il possesso di isole come Creta o Cipro, utilizzate come luogo di sosta e di rifornimento prima di approdare nei territori di conquista. Dall’XI secolo in poi centinaia di persone si spostarono dall’Europa al Medio Oriente, spinte dalle opportunità offerte da terre di nuova conquista. Queste le parole di Fulcherio di Chartres, nelle sue Gesta Francorum:

Ecco che noi, che fummo occidentali, siamo diventati orientali. L’Italico o il Franco di ieri è divenuto, una volta trapiantato, un Galileo o un Palestinese. Il cittadino di Reims o di Chartres si è mutato in Siriaco o in Antiocheno. Abbiamo già dimenticato i nostri luoghi d’origine: molti dei nostri li ignorano o addirittura non ne hanno mai sentito parlare. Qui c’è chi già possiede casa e servi con tanta naturalezza come se li avesse ricevuti in eredità dal padre; chi ha preso per moglie – anziché una compatriota – una Siriana, un’Armena o magari una Saracena battezzata; chi ha qui suocero, genero, discendenti, parenti. Uno ha ormai figli e nipoti, un altro beve già il vino della sua vigna, un altro ancora si nutre con i prodotti dei suoi campi. Ci serviamo indifferentemente delle diverse lingue del paese: tanto l’indigeno quanto il colono occidentale sono divenuti poliglotti e la reciproca fiducia avvicina le razze anche più estranee fra loro. Si avvera quanto ha detto la Scrittura: «Il leone e il bue mangeranno a una medesima mangiatoia».

Città come Genova, Pisa, Venezia e Amalfi fondarono la propria identità cittadina sull’appartenenza al mare, si arricchirono grazie ai commerci e si scontrarono tra loro per il dominio di questa fondamentale distesa d’acqua. Ma non sono solo merci e uomini armati a solcare il mare, le navi trasportano spesso anche pellegrini, diretti verso Roma o i luoghi della Terra Santa, disposti a pagare molto per poter raggiungere questi territori:

Trovammo in Vinegia molti pellegrini franceschi e alquanti veneziani che volevano andare al Santo Sepolcro in Gerusalem sanza andare a Santa Caterina in Egitto. Tutti questi voleano fare il viaggio su galee per prendere ogni sera porto, noi deliberammo di fare porto in Allessandria e noleggiamoci in su una cocca nuova di 600 botti, pagando ducati diciassette per testa. (Leonardo Frescobaldi, Il viaggio, 1384)

Due navi impegnate in una battaglia (MS Royal 10 E IV, f. 19, British Library)

Il Mediterraneo, insomma, perde la propria centralità solo con la scoperta dell’America. Siamo alla fine del XV secolo, merci e uomini iniziano a dirigersi verso Occidente ma, senza dubbio, non perdono interesse verso Oriente.
I nuclei diventano due solo per alcuni stati europei, per altri, affacciati sul Mare Nostrum, la vita continua a ruotare intorno a quella distesa d’acqua. Uomini con vesti diverse, lingue diverse, abitudini diverse rispetto alla popolazione medievale ma di certo con scopi non dissimili, nel corso dei secoli, fino ad oggi.

Cercavano la ricchezza, Dio, una nuova patria in mezzo alla stessa distesa d’acqua.

Daniela Marchesetti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *