Euforia è nelle piccole cose

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Durante la terza puntata di EPCC A TEATRO, lo show di Alessandro Cattelan, Valerio Mastrandrea ha interpretato un monologo scritto da Mattia Torre: un’analisi lucida e al tempo stesso ironica sull’essere genitori oggi (video.sky.it/skyuno/e-poi-ce-cattelan/epcc-a-teatro-valerio-mastrandrea-monologo-genitori-figli).

Non è un anatema ma un suggerimento. I figli invecchiano. Ma non invecchiano loro. Invecchiano te.

Lo ritroviamo sul grande schermo dove dall’essere padre diventa fratello. Infatti nel film Euforia, opera seconda di Valeria Golino come regista, viene narrata la storia di due fratelli molto diversi. La vita li obbliga a riavvicinarsi: una situazione difficile diventa per Matteo ed Ettore l’occasione per conoscersi e scoprirsi.

Locandina del film Euforia. Regia di Valeria Golino

Riccardo Scamarcio, che veste i panni di Matteo, ospite nel programma “Le parole della settimana” esamina la parola euforia e viene invitato da Gramellini a leggere la definizione del termine tratta dal dizionario.

https://www.raiplay.it/video/2018/10/Le-parole-della-settimana-Euforia-Riccardo-Scamarcio-27102018-69787e3e-0fe8-4af4-9bc8-faba43908898.html

Condividendo le parole della regista, Scamarcio afferma che l’euforia è la bella e pericolosa sensazione che sperimentano i subacquei nelle grandi profondità, cioè un sentimento di assoluta felicità e di libertà totale. Questa sensazione, però, deve essere immediatamente seguita dalla decisione di raggiungere la superficie prima che sia troppo tardi, prima di perdersi nella profondità degli abissi.

Così i due protagonisti, quasi sull’orlo della perdizione, quando ormai le speranze stanno per svanire, riescono a redimersi mettendo da parte rancori e bugie.

Ettore e Matteo sono due uomini che hanno deciso di perdersi, ciascuno relegato nella propria torre d’avario dal quale guarda e giudica l’altro. Due caratteri stereotipati : da un lato Matteo, imprenditore, sicuro di sé, sfrenato e a tratti arrogante; dall’altro il fratello Ettore, insegnante, uomo di sani principi, insoddisfatto, che cerca di nascondere la sua mancanza di coraggio e i suoi fallimenti dietro alla disillusione e al sarcasmo.

È la malattia di Ettore che li riavvicina, ma Matteo non riesce a frenare i suoi istinti e finisce per nascondere la verità al fratello che resta quasi ignaro della malattia. Il progressivo prendere consapevolezza porta entrambi ad apprezzare i piccoli gesti e a fare i conti con le ipocrisie.

In questa commedia all’italiana, dove il superfluo e il caricaturale si mescolano ai temi impegnati, emerge incontrastata la sfera semantica della malattia, affrontata dalla Golino anche nel film d’esordio “Miele”. Basterà la quotidianità di un abbraccio fraterno a ristabilisce un equilibrio per troppo negato.

 

Francesca Polizzi

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