Le fiabe nere della buonanotte

Facebookgoogle_plusinstagrammail
Come dicono gli amici napoletani “ ogni scarrafone è bell’a mamma soja”. Non c’è madre al mondo che non veda suo figlio come la creatura più bella, dolce e intelligente dell’intera galassia  e stranamente – sì, stranamente perché come ben sapete alla mia famiglia piace distinguersi! – anche per mia madre è così, soprattutto adesso che a dividerci sono quasi duemila km (conteggio approssimativo che non tiene conto della malinconia, dei compleanni passati lontani, delle linee telefoniche che ogni tanto fanno le bizze e di tutti i ceffoni che mi sono risparmiata perché le sue dolci manine non arrivano dalla Sicilia a Milano). 
C’è una cosa però che mamma Galfano non mi perdonerà mai e che mi rinfaccia ogni giorno da ormai ventiquattro anni… i miei ritmi sonno-veglia non combaciano con i suoi. 
Avete presente quegli adorabili bambini che dormono dodici ore a notte e che al pomeriggio fanno anche il riposino dopo pranzo? Ecco, io non ero tra quelli. A me bastavano poche ora a notte per tornare alla carica chiedendole di giocare con me o di raccontarmi una favoletta. E oggi vorrei proprio parlarvi delle “storie della buonanotte” di mia mamma perché, da grande cultrice dell’horror, esaurite le classiche storie per bambini, mi ha deliziata con le storie dei più famosi serial killer.
Inauguriamo dunque un nuovo appuntamento mensile, quello con le fiabe nere della buonanotte. Una volta al mese vi racconterò la storia di due o più assassini famosi, accomunati tra loro da qualcosa di particolare. 
Le protagoniste di oggi, oltre a essere entrambe donne, sono accomunate dall’aver dato “nuova vita” ai corpi delle loro vittime. Si sa che ogni paese ha i suoi mostri e anche il nostro, tra le intricate maglie del tempo, custodisce i segreti di menti diaboliche. Se dovessi stilare una classifica dei killer italiani che più mi affascinano, complici le storie di mia madre e i meravigliosi documentari di Lucarelli, direi che la “saponificatrice  di Correggio” occupa senza ombra di dubbio il primo posto. 
Ma procediamo con ordine. Chi è Leonarda, la protagonista della nostra storia? 
Leonarda Cianciulli nasce a Montella, in Campania, nel 1894, e la genesi delle sue gesta va a mio parere ricercata nella sua sfortunata e triste storia e nell’ignoranza del tempo. Basti pensate che la madre, che l’avrebbe voluta in sposa a un cugino, la maledì in punto di morte, augurandole sofferenze e morte della prole. Ad aggiungere aspetti “neri” alla vicenda ci si mise anche una zingara, che le predisse che avrebbe avuto solo figli che sarebbero morti. Tra maledizioni e premonizioni, i bambini che morirono alla Cianciulli furono ben tredici, dieci nella culla e tre per aborto spontaneo. A 23 anni sposa Raffaele Pansardi, un impiegato del catasto, ma i due si trovano costretti a fuggire dal paese in quanto perseguitati della brutta reputazione di lei, giudicata una donna di facili costumi. A Correggio, dove si rifugiano, la donna è invece benvoluta da tutti e comincia una fiorente attività di commercio di abiti e mobili.
Leonarda Cianciulli da giovane
Esasperata dalle tante vicissitudini, Leonarda si rivolge quindi ad una “strega” locale, e dopo l’intervento magico, la donna riesce finalmente ad avere ben 4 figli, di cui una femmina. La donna ovviamente si prodiga in tutti i modi per proteggere i figli, quasi considerati dei “sopravvissuti” alla maledizione della madre. Proprio per difendere i propri figli Leonarda si convince che il suo intervento come chiromante sia inevitabile per impedire la “chiamata” del più grande, Giuseppe, e che i sacrifici umani siano la soluzione ai propri timori della perdita di un altro figlio. Questo suggerimento lo dà, secondo l’assassina, la madre stessa, apparsale in sogno e richiedente sangue “fresco”. Tra il 1938 e il 1941 Leonarda Cianciulli compie ben tre omicidi

Le vittime sono donne che ospita sovente in casa e alle quali promette diversi vantaggi economici o di prestigio; donne accomunate dall’essere persone sole, senza particolari averi, intenzionate a mettersi in gioco per cominciare un’altra vita. Le donne si recano in momenti diversi a casa della Cianciulli, che le uccide a colpi d’ascia per poi conservarne il sangue e trasformare i corpi in sapone grazie alla soda caustica. Il sangue viene usato per confezionare pasticcini che Leonarda fa mangiare ai figli e alle amiche in visita; le saponette sono invece omaggi alle persone che la donna frequentava abitualmente. 
Nel 1946 la donna viene tuttavia incastrata e sottoposta a processo, che la relega a 30 anni di carcere di cui 3 in istituto psichiatrico. Leonarda Cianciulli muore nel 1970 e viene seppellita in una tomba per poveri: mai nessuno ne reclamò le spoglie né pagò od ordinò una sepoltura più “decente”.
Leonarda Cianciulli
Un’ altra tra le storie che ricordo con più “piacere” (sgomento e terrore a dir la verità) è senza ombra di dubbio quella della vampira di Barcellona.
Enriqueta è una delle donne più sadiche e misteriose che la storia ci abbia regalato. La sua storia si intreccia inesorabilmente con quella della Semana Tragica (ultima settimana di luglio del 1909, così definita per via delle sanguinose contestazioni contro l’esercito da parte delle classi operaie di Barcellona e di altre città catalane, supportate da anarchici, comunisti e repubblicani). La Barcellona di quei tempi era ben diversa da come la conosciamo oggi, non una città turistica ma una meta fondamentale per il turismo sessuale. In questo clima di caos viene scoperto un bordello con bambini, gestito da tale Enriqueta Martì che vantava diversi legami con i potenti della città. Non si sa se per questo o per altri motivi la vicenda passa quasi sotto silenzio ed Enriqueta viene lasciata libera. 
Ma chi era Enriqueta? La Martì ha una doppia vita: di giorno si aggira per le strade della città come una qualsiasi altra mendicante e di notte si trasforma in un’abile fattucchiera, propinando ai più ricchi unguenti e pozioni a suo dire miracolosi, in grado di guarire ogni male, perfino la tubercolosi. Da dove provengono queste strane pozioni? Quando durante il giorno Enriqueta si aggira come mendicante per le vie più povere  della città, in particolare tra El Barrio Gotico e El Raval, è solita adescare dei bambini con la scusa delle caramelle o di alcuni piccoli giochi. In città qualcuno mormora: si parla di una strega che fa sparire i bambini, ma i tempi son quel che sono, c’è la fame, la povertà è dilagante e gli scontri sono all’ordine del giorno. Chi ha davvero tempo per occuparsi di una sedicente strega che fa sparire qualche bambino povero?
Le sparizioni di fatto continuano fino al 10 febbraio 1912 quando la Martì rapisce la bambina sbagliataTeresita Guitart Congost è la figlia di un uomo di spicco e la polizia a questo punto viene messa alle strette per indagare su queste misteriose sparizioni. Eroina della nostra storia è tale Claudia Elìas, la classica vecchina impicciona che vedendo la piccola Teresita affacciarsi alla finestra del palazzo di fronte, certa che non sia la figlia dei vicini, avverte immediatamente la polizia della stranezza. Quando gli agenti fanno irruzione al 29 di Calle de Ponent, effettivamente, c’è qualcosa di strano. All’interno dell’appartamento c’è la Martì con due bambine, di cui una è Teresita. Alle loro spalle vi è l’inferno in terra. Una stanza degli orrori in cui i bambini venivano uccisi e usati per creare i famosi unguenti miracolosi.
Il numero esatto delle vittime non ci è dato conoscerlo. Sappiamo che eran tutti bambini tra i tre e gli otto anni e, secondo le stime di alcuni esperti, la Martì si macchiò di undici omicidi. Quel che vi posso garantire è che io non ho mai accettato caramelle dagli sconosciuti. 

Soraya Galfano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *