Tradizioni natalizie e tuffi nel passato

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Il Natale è da sempre una delle mie feste preferite, adoro l’atmosfera magica che permea gli ultimi giorni di Dicembre, il profumo dei dolci che invade casa e il chiacchiericcio confuso di adulti e bambini che finalmente si godono il loro meritato riposo, chi dal lavoro, chi dalla frenesia dei compiti scolastici. 
Nella mia famiglia è tradizione trascorrere i giorni di festa tutti insieme e quando ero bambina, teatro di questo chiassoso ritrovo era l’enorme casa dei miei nonni paterni. Uno dei ricordi più belli della mia infanzia è proprio legato al pomeriggio della Vigilia, l’attesa più magica dell’anno mi vedeva infatti accoccolata davanti al camino, sotto strati infiniti di morbide coperte, intenta a leggere un libro e a mangiucchiare di nascosto i manicaretti preparati dai grandi.
Da eterna romantica quale sono, devo confessarvi che questo è uno di quei ricordi in grado di farmi spuntare sempre il sorriso.
Un grande classico del periodo natalizio è Canto di Natale, un libricino di poche centinaia di pagine che più volte mi son trovata a leggere, vuoi per me o per la mia sorellina minore. 
Protagonista indiscusso dell’opera è Scrooge, un ricco uomo d’affari che, dopo la morte del suo socio Jacob Marley, rifugge ogni rapporto umano sfogando il suo cinismo e la sua misantropia sul suo povero impiegato Bob Cratchit. Scrooge odia il Natale e nemmeno l’invito a cena del nipote riesce a fargli cambiare idea. Proprio durante la notte di Natale, riceve però la visita del suo defunto socio Marley che gli rimprovera la sua grettezza e gli annuncia la visita di tre spiriti (lo spirito dei Natali passati, quello del Natale presente e quello dei Natali futuri). Dopo rocambolesche avventure e non poche riflessioni sulla propria vita e sul proprio comportamento, Scrooge si risveglia la mattina del 25 dicembre e si ripromette che da quel momento non mancherà mai di festeggiare il Natale e si impegnerà per far del bene a chi lo circonda.
Ma vi siete mai chiesti da dove nasca questa celebre storia?
A Christmas Carol, manoscritto originale
Nell’autunno del 1843 Dickens era già uno scrittore famoso, nonostante avesse solo 31 anni. Aveva pubblicato le storie The Posthumous Papers of the Pickwick e Oliver Twist, entrambe uscite a capitoli (era comune per l’epoca che i giornali contenessero dei piccoli inserti con le storie degli scrittori esordienti), con tirature di decine di migliaia di copie ognuna. L’ultima storia a puntate però, intitolata Martin Chuzzlewit, non stava ottenendo un grande riscontro da parte del pubblico, e gli editori Chapman&Hall avevano ridotto lo stipendio dell’autore di 50 sterline. Dickens era un padre di famiglia, con moglie e quattro figli da mantenere, un quinto in arrivo e un viaggio di un anno negli Stati Uniti conclusosi da poco. Non è dunque difficile immaginare come la precaria condizione economica fiaccasse lo spirito del giovane scrittore. Nell’autunno del 1843 pensò quindi a un racconto breve per risollevare le proprie sorti finanziarie, racconto che venne completato all’inizio di Dicembre di quell’anno e mandato rapidamente in stampa. Il racconto in questione era proprio “Canto di Natale” che  ottenne un successo clamoroso. 
Dickens scrisse “A Christmas Carol” in sole sei settimane, alternando estenuanti ore alla scrivania con lunghissime passeggiate per schiarirsi le idee. Il manoscritto venne realizzato  di getto, con inchiostro nero e penna d’oca, senza schemi né bozze. 
Edizione Deluxe di A Christmas Carol, 1843
Al termine della stesura, “A Christmas Carol” era lungo 68 pagine, venne spedito all’editore il 2 Dicembre, pronto per la lettura e l’acquisto il 19 Dicembre 1843. Le 6.000 copie edite da Chapman&Hall andarono a ruba, tanto il 24 Dicembre non v’era più un libro disponibile in tutta l’Inghilterra. I 6.000 libri sono significativi soprattutto perché questa si trattava un’edizione deluxe, con copertina in velluto rosso e cartoncino, con un prezzo non certo da “rivista” a puntate. Dickens fu naturalmente contento delle recensioni e dell’accoglienza, e affermò:
“il successo più prodigioso, il più grande, credo, che abbia mai raggiunto”.
Con la scadenza di Natale incombente, Dickens tratteggiò i suoi personaggi senza lunghe riflessioni, ma esprimendo con sincerità i propri sentimenti, realizzando quindi una sorta di racconto autobiografico.
Ma cosa c’è di vero in questa affermazione? Cosa ha a che fare uno stimato scrittore con la parte più povera e indigente della popolazione inglese? 
Non dimentichiamoci che la condizione dei lavoratori bambini era stata già al centro di un altro capolavoro Oliver Twist
Perché questo continuo riproporsi del tema sociale?
Quando Charles aveva solo dodici anni, suo padre finì nella prigione di Marshalsea a causa di alcuni debiti non pagati e il figlio venne prima costretto a lavorare in una fabbrica di lucido da scarpe e poi a lavorare in condizioni simili alla schiavitù in un sobborgo poco lontano da Londra. L’infanzia serena di Dickens subì dunque una brusca battuta d’arresto, cosa che segnò in modo tangibile anche la sua attività di scrittore sempre attento agli ultimi, ai poveri e agli emarginatiLa storia della famiglia Cratchit di Canto di Natale viene per questo spesso interpretata come una sorta di specchio della famiglia di John Dickens, un padre buono ma impotente che non riesce a sostenere le più normali esigenze dei propri figli.
Charles Dickens
A oggi “Canto di Natale” è senza ombra di dubbio uno dei racconti più celebri della storia della letteratura mondiale; un’opera in grado di mettere d’accordo critici e lettori in un unanime apprezzamento e di appassionare grandi e piccini che da anni possono approcciarsi a questo capolavoro senza tempo grazie alla trasposizione Disney.
Chissà a cosa pensava davvero Dickens mentre scriveva questo piccolo capolavoro senza tempo…quel che è certo è che “Canto di Natale”, con le sue descrizioni vivide e commoventi, riesce risvegliare sentimenti puri come l’amore e la tolleranza, il rispetto per gli altri e la capacità di apprezzare le piccole cose, non solo a Natale.
Ognuno di noi ha incontrato quei fantasmi, tutte le volte in cui l’egoismo, l’orgoglio, la paura e il menefreghismo hanno preso il sopravvento: fantasmi che portano catene dalle quali non riusciamo a liberarci. Proprio come Scrooge, dovremmo imparare a guardarli, seguirli, ascoltarli e vedere in cosa abbiamo realmente fallito, emotivamente e umanamente. E realizzare che la vera ricchezza da custodire è saper donare. Come in ogni racconto di Dickens, si ritorna bambini leggendo quelle descrizioni così dettagliate che inevitabilmente ci riportano a quella serenità quotidiana che solo le piccole cose riescono a donare: l’amore verso la propria famiglia, verso coloro che ci circondano, il riconoscere  anche nei piccoli gesti, quali un sorriso, la forma più alta di ricchezza“Canto di Natale” è  un  libro ricco di emozioni, di magia, di riflessioni.
E’ proprio in questo clima di magia che l’intera redazione de “L’ora d’aria” vi porge i suoi più sentiti auguri per un sereno Natale.  Vi auguriamo di trascorrere queste feste con le persone a voi più care e di saper trovare sempre un motivo per sorridere. 
Buon Natale
Soraya Galfano

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