Steve McCurry e i volti che annullano le barriere

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Il 30 novembre è stata inaugurata a Palazzo d’Accursio a Bologna la mostra “Una testa, un volto. Pari nelle differenze”. L’esposizione è stata organizzata in occasione della prima Biennale della Cooperazione italiana e permetterà di ammirare 40 ritratti, alcuni inediti, realizzati dal fotografo americano Steve McCurry.

Steve McCurry da più di trent’anni occupa un posto centrale nel panorama della fotografia, voce autorevole e quattro volte vincitore del World Press Photo, nonché autore di una delle immagini più iconiche del XX secolo: la “Ragazza afgana” copertina del National Geographic nel 1985.

Gli scatti sono stati realizzati in aree diverse del mondo: dall’Oriente all’America.

Le sue fotografie raccontano conflitti, culture che stanno scomparendo, tradizioni antiche e abitudini contemporanee, mantenendo sempre al centro l’elemento umano, valorizzato attraverso il focus sui volti.

Il titolo della mostra deriva da “una testa, un voto” e viene trasformato in “una testa, un volto”. Vengono definiti i tratti che rendono ogni persona irripetibile: il pensiero e i lineamenti.

Le fotografie sono esposte su strutture antropomorfe in ferro battuto e suggeriscono l’idea di persone in cammino. Persone i cui volti si concretizzano nelle fotografie che nella loro essenzialità si fanno portatrici di valori di umanità e fratellanza. Le parole non sono necessarie: soltanto luoghi e date accompagnano quei volti che narrano l’unicità di ogni individuo e che permettono a chi li osserva di riconoscersi eliminando confini, barriere e pregiudizi. “Una mostra fatta di sguardi contro ogni forma di discriminazione”.

Francesca Polizzi

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