Cancroregina: la scienza o la vita

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Nel difendersi dall’assalto di Filano, svitato per diagnosi (era paziente psichiatrico a Montecchio Precalcino) e ora spettacolarmente uscito di senno, Tommaso lo ha ucciso. Se ne sbarazza e lo espelle dalla loro angusta astronave: Cancroregina

quella che sulle sue ali (del tutto metaforiche) doveva trasportarmi (non metaforicamente) fuori dal mio ingrato mondo.

Era successo questo, che Tommaso si era fidato di quel pazzo e aveva creduto davvero di poter navigare fino alla Luna, a bordo di Cancroregina. Che funzionava così: con spirali ascendenti e Filano ai comandi. Lui morto, la spirale si è appiattita e Cancroregina ruota in tondo nello spazio senz’aria tra Terra e Luna, troppo in alto per cadere sulla prima, troppo in basso per raggiungere la seconda.

Per me Cancroregina di Tommaso Landolfi (Piccola Biblioteca Adelphi, 1993, 3° ediz, pp.96) è un’allegoria: delle esistenze dei tanti che – come i pochi – tutto subordinano alla professione: ma che – a differenza di questi – non raggiungono la Luna. Filano sarebbe l’alterego di Tommaso, il suo io ispirato, il suo mediocre potere poietico.

Landolfi si rassegna alla constatazione che l’unica uscita da Cancroregina, il solo barlume è la tomba (Viola di morte, Biblioteca Adelphi, 2011, pp. 317). Secondo me invece, bisogna vivere per forza – perché la scienza è affare dei vivi, che per altro se ne fregano.

C.

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