Una polemica inutile

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Il 16 Gennaio è il grande giorno. Le italianissime squadre del Milan e della Juve disputeranno la partita che decreterà l’attribuzione della supercoppa (e noi, per non far arrabbiare la mia amica Soraya, tiferemo tutti Juve!). Poiché le due squadre hanno sedi in tutta Italia ed è risaputo che partite simili vanno giocate in terreni neutrali, non ha stranito nessuno la decisione di giocarla all’estero.
Non c’è niente di così sbagliato in queste premesse: i fondi ci sono e gli sponsor pure.
La scelta del terreno di gioco, in realtà, a prima vista non è poi nemmeno così terribile: l’Arabia Saudita negli ultimi anni ha investito tanto in Italia, e non solo nello sportI Sauditi sono tra i pochi che ancora riconoscono il valore del Made in Italy, anche nel campo industriale e manifatturiero, e questa scelta la si può interpretare come un simbolico ringraziamento.
Se non fosse (e qui casca l’asino con tutto il carretto) che il CONI da anni si impegna a promuovere le pari opportunità e impronta la formazione di base dei più giovani sull’uguaglianza e sull’attenzione al singolo individuo, arrivando perfino a livelli utopici in cui per  ogni allievo deve essere formulato un programma specifico, sulla base non solo del suo livello di sviluppo psicofisico ma anche delle sue preferenze. Provate voi con un gruppo di venti bambini! Io insegno da anni pattinaggio e vi confesso che, per quanto mi piaccia, ci sono sere in cui arrivo a casa davvero stravolta perché se non è facile metter d’accordo venti teste, lo è ancor meno quando queste venti testoline appartengono a bambini che si approcciano al mondo dello sport per la prima volta.
Ma torniamo a noi.
L’Arabia Saudita è certamente il luogo che rispecchia questi splendidi ideali del CONI, è risaputo no? E’ proprio il luogo dove l’uguaglianza regna sovrana.
Nessuno ha mai pensato di metter i famosi puntini sulle “i”. Ecco però che arriva “lo scandalo calcio” e saltano fuori gli altarini e sembra quasi che l’Arabia Saudita sia lì lì per ricevere una condanna per crimini contro l’umanità. Le donne non possono andare allo stadio da sole, o meglio, possono andare ma accedendo solo a determinati settori.
Grande scoperta signori, davvero, concedetemelo, qui il nobel ve lo contendete con quelli che hanno scoperto l’acqua calda, ma mi sa che siete i favoriti! Tutti i paladini delle donne e dei loro diritti, dove sono stati fino ad adesso? A bere lo spritz in Brera?
Io con gli Arabi ci lavoro da anni e credetemi che con il tempo ho scoperto e visto cose che, a confronto, il non poter andare allo stadio da sola mi sembra un complimento. Ma no, non si può negare alla donne saudite il diritto di andare allo stadio da sole e sedersi dove vogliono. Sia mai che a qualcuno venga in mente che, in una società dove se sei donna nemmeno ti stringono la mano, forse andare allo stadio non è la prima cosa che una donna farebbe qualora le venisse data la libertà di azione.
E no, la questione della stretta di mano non è un’esagerazione
Saudi women cheer for their football team during a friendly match between Saudi Arabia and Iraq for the “Superclassico” championship at King Saud University Stadium in Riyadh on October 15, 2018. (Photo by FAYEZ NURELDINE / AFP) (Photo credit should read FAYEZ NURELDINE/AFP/Getty Images)
Tre Sauditi su quattro (e il quarto di solito in Arabia Saudita ci lavora soltanto) se sei donna non ti stringono la mano. Se commetti l’errore di porgerla per prima si ritraggono nemmeno avessi la lebbra. I primi incontri son sempre momenti di imbarazzo misto a terrore, misto a disgusto… misto a divertimento. Meglio infatti prenderla “sul ridere” (almeno nella tua testa, perché sia mai che gli ridi in faccia).
Che poi, a volersi indignare per bene, basterebbe pure poco ehUna banalissima ricerca su Google. Invece no. Difendiamo il diritto delle donne di andare a vedere 22 ometti in calzoncini corti che corrono dietro a una palla. Donne che sono completamente in balia di padri, mariti e figli ve ne saranno sicuramente grate. Sì, pure dei figli. Perché ‘ste poverette se li son portati in grembo nove mesi solo per essere ringraziate diventando loro proprietà. Del resto, ehi, da due giorni a questa parte vengono pure avvisate con un SMS se il marito ha deciso di divorziare da loro! Festa grande!
Che poi a qualcosa è servito tutto questo fracasso? Potranno assistere alle partite! Peccato solo che per comprare il biglietto avranno bisogno di soldi cui non hanno accesso perché, indovinate un po’? Una donna in Arabia Saudita non ha neppure il diritto di amministrare le proprie finanze, o di avere un conto corrente. O di uscire di casa. Siamo tutti certi che i mariti sauditi stanno già tutti lì ad aspettare che le mogli chiedano il permesso per andar allo stadio con il portafogli aperti e seduti in auto con la prima ingranata.
Ma ad  ogni modo ora che abbiamo risolto questo problema dell’andare allo stadio, siam tutti più felici. La notte dormiamo meglio.
Le Televisioni che minacciavano di non trasmettere la partita hanno sedato i loro animi battaglieri. La diretta è garantita.
Le femministe 2.0 sono di nuovo in pace con loro stesse. Hanno ottenuto la loro grande vittoria del 2019 e probabilmente le sentiremo di nuovo parlare per grandi campagne quali l’introduzione del volante rosa sulle automobili (che fa parità dei sessi, eh).
In tutto ciò, c’è solo una categoria che da tutto ciò può trarne un vero beneficioUomini, vittime delle gite domenicali all’IKEA, voi che al centro commerciale vi radunate affranti davanti al televisore dello stand di Sky che trasmette una replica di Milan-Juve del 1945, fate tesoro delle vostre mogli che hanno combattuto e vinto questa importante lotta sociale. Dite basta all’essere sfruttati come portaborse.
Riprendetevi il vostro diritto di passare un pomeriggio allo stadio. 
Marika Farinazzo

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