Non stancarti di andare, letteratura tra parola e immagine

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Il mio percorso universitario è ormai agli sgoccioli e in cinque anni e mezzo di studi, durante le estenuanti sessioni d’esame, ho perso la voglia di leggere: anche un libro scorrevole di letteratura contemporanea mi sembrava troppo pesante. Solo una cosa mi ha salvato dall’abbandono totale della lettura, dalla vergogna dell’essere l’italiano medio da meno di dieci libri all’anno: le graphic novel. Comprati o presi in prestito da amici o dalla biblioteca, i volumi di letteratura disegnata hanno occupato spesso il mio comodino, da quando nel 2013 ho scoperto Zerocalcare e ho deciso di rinnegare il mio passato da amante dei manga.

Quando si dice fidelizzare i propri lettori (Collezione, Bao Publishing su libreria, 2019).

Relegati troppo spesso a letteratura marginale o d’intrattenimento, negli anni i romanzi grafici sono usciti dalle edicole e hanno conquistato le librerie, si sono presi una larga fetta di mercato e hanno scalato le classifiche delle vendite italiane, dimostrando di saper trattare temi leggeri o impegnati rivolgendosi anche e soprattutto a un pubblico adulto. Proprio di questa categoria voglio parlare oggi, presentando un libro uscito ormai due anni fa: Non stancarti di andare di Teresa Radice e Stefano Turconi (Bao Publishing, 2017), giunti lo scorso anno alla loro terza lunga fatica insieme con Tosca dei boschi.

Se dovessi parlare della trama ridotta all’osso di Non stancarti di andare direi che è la storia di Iris e Ismail, narrata lungo l’arco dei nove mesi di gravidanza della ragazza. In realtà c’è molto, molto di più: diversi flashback raccontano il viaggio in Siria che ha permesso alla protagonista di incontrare Ismail, la sua guida durante le visite turistiche; altre pagine ci riportano indietro nel 1977, quando Maite scopre di essere incinta di Iris e sa che dovrà crescere da sola sua figlia. Le storie del passato si intrecciano alle vicende presenti dei due protagonisti: mentre Iris vive angosciata la sua gravidanza, Ismail è costretto a percorrere un viaggio estenuante per tornare in Italia dopo essere stato bloccato dai terroristi e aver perso documenti, denaro e cellulare.

Questa graphic novel è a suo modo atipica perché, in un certo senso, le immagini sono quasi meno incisive dello scritto: Iris scrive un diario al suo bambino, confidandogli paure, speranze e ricordi, per questo molte pagine sono occupate interamente dalle parole; migliaia di chilometri più in là Ismail non ha altro interlocutore che i suoi pensieri e i ricordi delle parole di un prete, così nelle vignette nere e buie della sua mente emergono i baloon luminosi delle sue riflessioni.

Tra questi due estremi si trovano pagine fitte di conversazioni tra Iris e le donne che la accompagnano durante la gravidanza, compresa Maite che, poco alla volta, grazie alle parole, prova ad abbattere il muro che negli anni l’aveva divisa dalla figlia. A costo di risultare a tratti un po’ sdolcinato, Non stancarti di andare costringe il lettore a riflettere su tematiche tanto vicine come gli affetti, la fede e la famiglia e tanto (apparentemente) lontane come i burrascosi eventi del Medio Oriente attraverso particolari così minuziosi da lasciar intendere un coinvolgimento reale dei due autori in certe situazioni.
La matita di Stefano Turconi non mi delude mai: la raffigurazione dei personaggi e i colori mi lasciano ogni volta a bocca aperta e sono straordinarie, in questo volume, le rappresentazioni dei luoghi visitati dai due protagonisti grazie a disegni tanto particolareggiati e vividi da poterli immaginare nella loro realtà effettiva.


Le opere di Turconi e Radice rappresentano, a mio parere, il perfetto connubio tra scritto e disegnato, una collaborazione e un’intesa da toccare con mano che rendono ogni volume confezionato dalle loro penne un gioiello della letteratura contemporanea al fine di contribuire alla promozione di questo genere anche all’interno del pubblico più ristretto della critica.

Daniela Marchesetti

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