Carlo Levi ai limiti della civiltà

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Come quasi tutti gli studenti ho trascorso le vacanze natalizie completamente assorta nello studio causa sessione invernale. Unica gioia in queste tristi e interminabili giornate è stata la lettura di Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi. Ne voglio parlare perché, nonostante fosse uno dei testi d’esame, l’ho molto apprezzato non solo per la scrittura semplice e chiara, ma anche per il ritratto che disegna di un’Italia del Sud avvolta da un velo di arretratezza e superstizione. Mi è piaciuto, in modo particolare, come Levi descrive l’essere risucchiati da questi territori: atmosfere che inevitabilmente ti cambiano e ti fanno vedere il mondo da un’altra prospettiva.

Lo scorso 19 gennaio ha avuto luogo la cerimonia di apertura che ha dato inizio alle 48 settimane di eventi che vedranno Matera Capitale della Cultura 2019. Non vi è, quindi, occasione migliore che parlare del romanzo di Levi per descrivere quei paesini che si snodano “come un verme attorno ad un’unica strada in forte discesa”.

“Cristo si è fermato a Eboli” è un romanzo autobiografico. La vicenda prende avvio quando Levi è costretto al confino e viene mandato dapprima a Grassano e poi a Gagliano.

Da subito il protagonista si ritrova a dover fare i conti con la realtà della campagna lucana molto lontana dal progresso e dal mondo culturale di Torino, sua città di origine. Levi utilizza lunghe descrizioni per descrivere ciò che lo circonda e ne traccia dei veri e propri quadri. Si sofferma sui dettagli della natura e degli animali, persino mosche e capre assumono sembianze umane, al contrario le figure umane spesso hanno tratti animaleschi.

In bilico tra magia e religione, tra le imposizioni del regime fascista e desiderio di libertà vari sono i personaggi che popolano il romanzo di Levi e si dividono in due classi: i poveri contadini e l’avida borghesia. Emblematica è la descrizione di Matera, che avviene attraverso la voce della sorella di Levi. La vita tra i Sassi sfiora l’inimmaginabile: povertà e malattia infestano ogni angolo. A emergere è un’immagine di miseria. La città che nella guida era descritta come pittoresca e da visitare lascia delusi. In questo clima in cui non vi è storia, civiltà, progresso e libertà è richiesto, e più che mai necessario, l’intervento di uno Stato che c’è, ma non si preoccupa dei problemi dei Meridione.

Il romanzo di Levi ha fatto prendere consapevolezza di una realtà ignorata. Finalmente, nel 2019, possiamo dire che questi territori stanno ottenendo un riscatto troppo a lungo agognato, ma guadagnato con fierezza.
Con l’augurio che la Capitale della Cultura possa essere il trampolino di lancio verso nuove opportunità.

Francesca Polizzi

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