Slow fashion: una moda che riguarda tutti

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Fast fashion o moda “usa e getta”

Amo la moda. La amo, anche se i più pensano che sia qualcosa di estremamente superficiale e che nessuno di un po’ intelligente possa davvero aspirare a lavorare in questo campo. E, invece, io la amo e sono convinta che non solo non sia superficiale, ma che sia molto di più dell’accostamento dei colori, di tessuti diversi e tagli nuovi. Penso che la moda non si possa altro che definire arte

Ammetto che negli ultimi due anni l’ho un po’ trascurata. Ho lasciato che diventasse un ricordo di una vita precedente, che tornasse a possedermi solo nel momento in cui qualcuno mi si presentava per uscire a cena con un paio di pantaloni di felpa, magari di una decina di anni prima. Non sono snob e non guardo male una tuta da ginnastica semplicemente per una questione di apparenze. Penso semplicemente che la moda sia l’espressione di noi stessi. Uno dei tanti linguaggi, ovviamente.
“L’abito non fa il monaco”: mi sono sentita ripetere questa frase un milione di volte, tanto da non ascoltarla più, quando mi viene pronunciata. Ma no, non è vero. L’abito fa il monaco, eccome. Provate a passeggiare per le vie di Roma e guardate come la gente guarda un prete che indossa il clergy poi ne riparliamo.

La vera e cruda verità è questa: l’abito fa il monaco e tutti noi giudichiamo in base a come ci si mostra un’altra persona. Sì, anche quelle persone che dicono di mettersi la prima cosa che trovano nell’armadio.
Alcuni studi americani dicono che ciascuno di noi si fa un’idea della persona che ha di fronte nei primi sei secondi di conoscenza. Proviamo ad immaginare cosa sarà una delle cose che guardiamo in quei sei secondi.

Allora, riprendendo un po’ le vecchie abitudini di vivere la moda come forma d’arte, negli ultimi mesi mi sono chiesta molto spesso cosa stiamo dicendo con quello che indossiamo in questi anni. Non intendo a livello di stile, del perché preferiamo la vita alta a quella bassa e i tacchi larghi e decorati a quelli a spillo. 
Vado maggiormente in profondità. Cosa stiamo dicendo indossando una maglia composta per il 90% da plastica e il 10% nylon (per chi non lo sapesse, ancora plastica)? Gli acquisti compulsivi di jeans a 15€ e maglioni a 10€ che significato hanno per noi e per il resto del mondo?

Beh, questo mood (giusto per darci un tono un pochino più in) è chiamato fast fashion, anche detto la moda “usa e getta”. Tutto ciò consiste nell’acquistare un numero cospicuo di capi, con il difetto di essere di bassa qualità sia per fattura che per materiale, confezionati da mani sottopagate e sfruttate, inquinando il nostro pianeta nei peggiori dei modi.

Forse la risposta alle domande precedenti è che non ci interessa del nostro futuro e delle generazioni che verranno dopo di noi. Ma anche che non ci importa di chi già abita questo mondo, a patto che noi non lo vediamo e non lo “sappiamo” (anche se tutti siamo consapevoli del fatto che la maggior parte dei nostri vestiti viene confezionata in paesi asiatici da persone che lavorano in condizioni estremamente complesse). E, infine, a quanto pare non ce ne frega nemmeno di noi stessi, o almeno ce ne frega perché dobbiamo essere alla moda, come la società ci impone, ma non ci interessa se per farlo ci ricopriamo con la pellicola oppure con il petrolio, invece del cotone o della ormai scordata lana.

Il settore moda è il secondo al mondo per inquinamento

Il secondo settore al mondo per inquinamento è proprio il settore moda. Lo sapevate? Segue solamente il settore petrolifero. Quindi, sì, sto dicendo che il nostro modo di vestire sta contribuendo a creare le isole di rifiuti, che ormai sono considerate luoghi geografici a tutti gli effetti.

Quando solitamente inizio a parlare di questi discorsi, mi vengono poste due domande: “E quindi io cosa posso farci?!” con quel tono da domanda retorica per la quale chiunque si aspetterebbe un ‘niente’ come risposta, che, come avrete capito, non è mai la mia. Quando poi esprimo che la soluzione si chiama slow fashion, arriva la seconda domanda: “Non mi vorrai dire che quindi tu non hai nulla nell’armadio che provenga da …?!” e il nome di un qualsiasi brand che rifornisce tutti quanti con un po’ di fast fashion. La mia risposta arriva rassicurante dicendo che ovviamente anch’io posseggo capi di questa industria veloce e inquinante.

Ma andando in ordine. Innanzitutto, cos’è lo slow fashion? Beh, a questo punto non sarà difficile arrivarci. È quella che in Italia viene chiamata moda etica, ovvero ecologica, sociale e del riciclo. Quindi stiamo parlando di quel ramo del settore del fashion che rispetta l’ambiente con materiali riciclabili e/o facilmente smaltibili, preoccupandosi di avere il minor impatto possibile sull’ambiente, che si assicura che il procedimento di confezionamento di qualsiasi capo rispetti i diritti dei lavoratori e che permetta condizioni di lavoro adeguato, che promuove l’artigianato. Ma l’ethical fashion è anche un modo di pensare, di agire e di indossare opere d’arte “responsabili”, nel senso che rappresentano la responsabilità sociale.

Lo so, lo so che nella vostra testa è già partita la prima obiezione: “Eh sì, bello bello, ma chissà quanto mi costerebbe vestirmi così! Non sono mica la Ferragni!”. 

Sarò onesta è chiaro che, se non vi volete vestire di plastica, i capi potrebbero costare un pochino più di 3€ a maglietta, ma non pensate obbligatoriamente alle cifre dei grandi fashion brand, perché mi dispiace deludervi, ma in moltissimi casi questi tutto sono, tranne che ethical

Ho pensato, quindi, che forse un elenco delle possibili soluzioni per essere un pochino più slow e un po’ meno fast si poteva fare. Non salveremo noi il mondo, ma magari iniziamo a fare la nostra parte, che si sa mai che contagiamo anche qualcun altro.

  • Innanzitutto, possiamo cercare brand che realizzino i loro prodotti partendo da elementi naturali, come il cotone puro, la lana, il cashmere ecc., che li lavorino tracciando il percorso del loro capo, raccontando come avviene il procedimento di realizzazione delle loro idee e che ci fanno pagare un prezzo adeguato; se il prezzo è troppo basso, probabilmente non ci stanno raccontando la verità (non dimentichiamoci che stiamo parlando di arte: un quadro non pensereste mai di pagarlo solo 3€ e ricordatevi che un capo ben confezionato, di buon materiale può durare anni). Internet in questo ci aiuta con Etsy, una piattaforma online dove si possono acquistare molti oggetti e vestiti fatti a mano da piccoli artigiani. In questo modo sosteniamo anche il VERO made in Italy. Oltre agli artigiani, ci sono anche multinazionali che lanciano campagne o linee di vestiti che rispettano l’ambiente e chi lo abita. Una su tutte, che ha anche prezzi decisamente abbordabili, è H&M, che ha pensato bene di creare un’intera linea che si chiama Conscious ed è ecosostenibile. Inoltre, sempre questo brand ha anche promosso il ritiro di abiti usati di qualsiasi marca da inserire nel ciclo del riciclo, dando in cambio ai clienti buoni sconto da utilizzare suoi loro acquisti.
Slow fashion o moda etica
  • E con questo mi collego alla seconda grande possibilità: il riciclo. Il mio insegnante di cucito ha sempre fatto delle divertenti lezioni di quello che lui chiama “il riciclo creativo”. Prendete un abito e dategli nuova vita. Se non sapete cucire, poco male. Utilizzatelo in modo diverso oppure donatelo a qualcuno che ne potrebbe beneficiare oppure ancora tagliatelo e trasformatelo in stracci per la polvere.
  • Vengo poi al modo che io amo di più per essere trendy, ma anche ecofriendly: il vintage e il second hand. Il mondo dell’usato anche nei vestiti sta tornando tantissimo in auge. Ringraziamo l’inglese che ha reso chic l’espressione “di seconda mano”. Ci sono mercatini e fiere sparse per tutta Italia proprio su questo e vi assicuro che è molto divertente acquistare in questi banchetti e boutique dal sapore retrò. Se poi amate la moda, potete trovare pezzi unici che non si trovano più da nessuna parte.

Ci sono altri mille modi per essere eticamente vestiti. In questo siamo ancora più fortunati perché nella nostra quotidianità siamo accompagnati dal grande Web che ci regala enormi e diversissime possibilità per essere conscious.

Quindi, per quanto possibile, cari amici, non cediamo completamente alla logica del consumismo fine a se stesso, ma facciamo spazio alla vera arte della moda e rendiamo un pochino più green i nostri armadi.

Mara Tessadori

2 Commenti

  1. Maria lucia

    Che dire Mara complimenti intanto! ti dirò che la penso esattamente come te riguardo quel tipo di abbigliamento sintetico e lo sfruttamento che c’è dietro senza contare il danno che causano all’ambiente Certo hai dato una bella lezione di etica.Ops non mi sono presentati sono Mariuccia Spagnoli Just. Ciao

  2. Mara Tessadori

    Ciao Mariuccia!
    Grazie mille per il tuo commento. Sono molto contenta che ti sia piaciuto l’articolo. Per quello che si può si cerca di sensibilizzare riguardo queste tematiche.
    Grazie ancora!

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