Sex Education: il sesso spiegato dagli adolescenti

Facebookgoogle_plusinstagrammail

Ci siamo affacciati al nuovo anno solo da poche settimane e già in termini di intrattenimento la nostra piattaforma preferita, Netflix, ha sfornato serial destinati a far molto parlare di sé. Uno di questi è sicuramente Sex Education, di produzione inglese che vanta nel suo cast presenze come Asa Butterfield protagonista de Il bambino con il pigiama a righe, Hugo Cabret, Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali e Gillian Anderson, conosciuta soprattutto per il ruolo di Dana Scully nella serie cult X-Files. A dispetto del titolo che potrebbe far pensare ad un prodotto di bassa lega stile American Pie, la serie è una commedia brillante in puro British style che riesce a trattare, con leggerezza e spigliatezza, uno degli argomenti più imbarazzanti (seppur fondamentali) della vita umana: la sfera sessuale. La giovanissima creatrice Laurie Nunn ha trovato un espediente a dir poco geniale per questo delicato compito ovvero dare la responsabilità di parlare e di risolvere questi problemi ad un sessuologo d’eccezione: un ragazzo di appena sedici anni.


Laurie Nunn, ideatrice della serie

Potrebbe sembrare un’idea campata per aria e un po’ utopistica: come può un giovane di quell’età avere la maturità e l’esperienza per parlare di rapporti sessuali e masturbazione? Avere una madre terapista sessuale innamorata del suo lavoro ai limiti dell’ossessione e un po’ ficcanaso, può fare molto, anzi può fare tutto, anche laddove l’esperienza manca. Il paradosso sta infatti nella verginità e nella goffaggine di Otis, il nostro protagonista che, per gli otto episodi di cui è composta questa prima stagione, riesce ad aiutare brillantemente e con la giusta sensibilità i suoi coetanei ma non riesce ad aiutare se stesso. Se poi ci mettiamo una bella ragazza dalla personalità forte e interessante ma problematica con cui mandare avanti il progetto improvvisato della clinica, le cose non possono che complicarsi ulteriormente.

Come viene precisato dal cast in uno dei tanti trailer promozionali della serie, “tutto sta nel titolo”; il sesso quindi ha una parte fondamentale nella trama, in maniera spesso anche esplicita. Nonostante “i molti genitali” però la serie “ha anche molto cuore. Vi renderà perplessi all’inizio ma poi vi farà ridere, piangere e ballare”. In Sex Education infatti vengono affrontate tutte le maggiori problematiche della vita di un adolescente, a cominciare dal rapporto con il proprio corpo che può essere più o meno conflittuale, l’importanza dell’amicizia che va oltre l’orientamento sessuale (il migliore amico di Otis, Eric, è un omosessuale dichiarato e per di più nero ma non si tratta di una macchietta, bensì di un personaggio a tutto tondo), il rapporto tra genitori e figli, particolarmente delicato in questa fase della crescita, l’amore e la solitudine. Il serial non passa sotto silenzio anche diversi tabù come la masturbazione quale atto impuro e l’aborto come omicidio.

Eric Effiong interpretato da Ncuti Gatwa e Otis Milbourne interpretato da Asa Butterfield

Lo stile leggero, a tratti anche spassoso, coinvolge da subito lo spettatore che, oltre ad empatizzare fortemente con i personaggi dello show (addirittura con i comprimari), riesce ad essere coinvolto in maniera efficace e attiva in queste tematiche difficili. Anche il bullismo e la mercificazione delle donne sono tra i punti chiave dello sceneggiato: il secondo in particolare è uno degli argomenti che più coinvolgono Otis nella vita di tutti i giorni e che gli daranno non pochi problemi a livello intimo e personale. Il suo migliore amico Eric, d’altro canto, dovrà affrontare la sua omosessualità, i pregiudizi che essa comporta e “scegliere che genere di uomo vuole essere”. Infine Maeve, la protagonista femminile ribelle e badass di cui Otis è segretamente innamorato, dovrà imparare a credere di più in se stessa e nelle sue capacità, imparando a fidarsi delle persone giuste e abbattendo i muri che una vita difficile e senza punti di riferimento le ha fatto alzare.

Emma Mackey interpreta la ribelle Maeve Wiley

Uno spazio non indifferente è dato anche ai personaggi adulti di cui la madre di Otis, Jean Milburn, risulta quello più significativo e interessante. Ci troviamo di fronte ad una madre dalla personalità non convenzionale ma che nonostante tutto si ritrova incastrata in un problema vecchio come il mondo: la comunicazione tra genitori e figli. Gli strafalcioni che Jean compie nei confronti di Otis sono spesso portati al limite e ciò non può che generare una comicità veramente efficace (non si può che tributare un plauso all’interpretazione di Gillian Anderson per questo). Il paradosso della relazione tra i due sta nel fatto che una mamma psicoterapeuta non riesce ad entrare in contatto con il figlio al di là della sua professione. Risulta quindi una presenza ingombrante e imbarazzante, fallendo inconsapevolmente proprio là dove il suo lavoro dovrebbe esserle più d’aiuto.

Gillian Anderson interpreta la stravagante Jean Milburn

Personaggi e tematiche complesse, uno stile pop profondamente inglese ma che sa di America ed una colonna sonora a metà tra i gloriosi ’80 di Billy Idol, The Cure e The Smiths e l’indie rock di Ezra Furman, fanno di Sex Education una serie da non perdere e da cui si può veramente imparare moltissimo (anche se non si è più adolescenti).

SPOILER ALERT

In questa sezione mi interessa trattare due argomenti che mi hanno particolarmente colpito per il modo in cui sono stati messi in scena. Dovrò quindi citare parti specifiche degli episodi; se non avete ancora visto la serie e non volete rovinarvi la sorpresa fermate qui la lettura.

Il tema del bullismo non può mancare in una serie che tratta di teenager e infatti pure in Sex Education non si evita di parlarne in più occasioni. Nell’episodio 5 in particolare ci viene raccontato come una delle bulle del campus sia essa stessa vittima di una vendetta da parte di una delle sue amiche più strette, che ha inviato a tutti gli studenti della scuola una foto imbarazzante della sua vagina. L’avvenimento increscioso, arrivato fino alle orecchie del preside e reso pubblico in un’assemblea collettiva, viene risolto dalla sceneggiatura con una delle manifestazioni di solidarietà femminile più belle che abbia mai visto in una serie o film: tutte le ragazze, sia bulle che bullizzate, si alzano in piedi proclamando di essere loro le protagoniste della foto, all’urlo di “It’s my vagina”.

Si tratta di una scena molto forte e che potrebbe destare un po’ di sconcerto ma ho trovato davvero bello come questo messaggio sia stato veicolato in maniera semplice ed efficace senza drammi né fronzoli. Questo episodio non si limita quindi a denunciare il fenomeno solo nel suo dato più superficiale ma giunge ad affermare l’universalità di questa pratica violenta nella quale risulta spesso difficile distinguere tra la vittima e il carnefice.

Altro elemento che proprio non può mancare in una serie come questa, come già ho sottolineato, sono i rapporti interpersonali. L’amicizia ha un’importanza fondamentale e quella tra Otis e Eric ne è l’ennesima riprova. Ci troviamo di fronte, prima di tutto, ad un rapporto molto profondo in cui c’è una completa accettazione della “diversità” dell’altro; non c’è alcun conflitto o imbarazzo da parte di Otis nel sapere che il suo migliore amico è omosessuale al punto che, per il compleanno di quest’ultimo, acquista i biglietti per Hedwig – La diva con qualcosa in più, popolare musical LGBT e veste con lui i panni dell’omonima protagonista.

I due, per una serie di motivi e disguidi non riusciranno a trovarsi al cinema come stabilito e litigheranno ferocemente fino al punto di non parlarsi per un paio di episodi. Sul finale dell’episodio 7 però i ragazzi si riappacificheranno, ballando insieme un lento in occasione del ballo scolastico. Inutile dirvi che io, durante questa scena, mi sono profondamente commossa.

Tra circa un paio di mesi, così come ha dichiarato la creatrice Laurie Nunn, sapremo qualcosa di più preciso sulle sorti della serie. Non posso che sperare in un tempestivo rinnovo e in un livello altrettanto alto per la seconda stagione.

Arianna Dornetti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *