Il vecchio Indie è morto, ora si chiama Punk

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Flavio Pardini, in arte Gazzelle, è un ventinovenne romano. Bassino, taglio a scodella e faccia perennemente imbronciata. Per esperienza personale posso dirvi che se provi a parlargli o a chiedergli una foto, la sua faccia resterà sempre quella di uno al quale si è rotto l’ombrello mentre correva sotto la pioggia. Infatti Flavio quando canta, canta canzoni che fanno “oggi mi sparo in testa”, e nonostante il ritornello tragico, la base è così allegra che su tutto quello che non va nella tua vita inizi a canticchiarci un po’ sopra. 

Il 2018 lo ha chiuso facendo uscire Punk, il suo secondo album. L’ho aspettato fino a mezzanotte, con le cuffie nelle orecchie, i fazzoletti sul comodino, e facendo continuamente refresh alla pagina di Spotify.

Sono stati trenta minuti brevi, troppo. Punk è un album su un abbraccio. Un abbraccio tra due persone, o l’abbraccio che ognuno di noi dovrebbe dare a se stesso, ogni tanto.

La mia preferita, anche se una delle meno famose, è Smpp. Acronimo di Stavi male pure prima, è un esame di coscienza. Stavi male pure prima che succedesse tutto, solo che questa cosa che ti è successa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Termina con “pure prima di me”. Ogni volta che abbiamo una delusione, d’amore e non, siamo portati a pensare che sia colpa dell’altra persona se “ogni volta che stai male svuoti tutta la cucina”. È mille volte più facile dare la colpa agli altri per il caos che abita dentro di noi, perché è difficile ammettere che il problema ci cresceva dentro da molto prima. Per me è stato come ritrovarmi improvvisamente uno specchio tra le mani, e il coraggio di guardare il riflesso l’ho trovato a suon di questa canzone.

Attaccare Scintille alla cassa sotto casa della propria ex o del proprio ex “Ma in fin dei conti sto bene, puoi dormire tranquilla”. O forse no. O forse si sveglia il padre e vi butta un secchio d’acqua gelata addosso. Ma guardate il lato positivo: ah no, non c’é. Forse è per questo che Gazzelle ha sempre quella faccia.

L’inno dei sottoni: Omg. Avete voglia di perdere la dignità? Dedicate questa a qualcuno, vi indebiterete a vita con Sua Maestà Dignità. “Tu sorridi un po’ di lato, e intanto mi dilato. Come un sasso dentro un lago, e sei tu che l’hai lanciato”. Il sound vi fa venir voglia di ballare nudi sui tetti, e infatti parla anche di questo. Intendo dire che parla dei tetti, non della gente nuda che balla.

Queste sono solo tre canzoni, e non sono neanche le più apprezzate. In radio ogni tanto passano Sopra.  “In fondo con le mani, potevi farci un sacco di cose” vostra madre vi guarda male e si chiede perché abbiate alzato il volume. A quel punto Flavio doveva averlo previsto, e quindi dice “portare fuori il cane, ordinare da mangiare”. Sí certo, come no. 

Esplicito e malinconico, incarna alla perfezione le caratteristiche del nuovo indie. Il nuovo indie ha qualcosa da dire, e lo dice con un linguaggio mirato e semplice. Semplice nonostante i migliaia di giochi di parole che si trovano in ogni canzone.

Insomma, se avete voglia di ritrovarvi tra parole apparentemente senza senso , siete nell’album giusto.

Antonella Bagnulo

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