Premi Oscar 2019 : pagella di un’appassionata

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Pochissimi giorni ci separano ormai dalla Notte degli Oscar, un ghiotto appuntamento per gli appassionati di cinema. Quest’anno ci siamo trovati davanti ad una selezione ricca e variegata, di livello complessivamente buono con un’ unica grossa caduta come leggerete tra poco. Mi permetto di sottolineare che sia commenti che voti dati a ciascun film sono assolutamente legati ad un parere personale che però ritengo di aver motivato in maniera onesta. Ecco a voi quindi le mie pagelle per i candidati a Miglior Film dell’anno 2019.

Black Panther – Regia di Ryan Coogler

Nonostante i fortunati incassi, Black Panther non è una pellicola memorabile che meriterebbe una candidatura in questa categoria. Ineccepibile l’uso di effetti speciali come è facile aspettarsi da un film ad alto budget, ma questi non riescono a rendere coinvolgente la trama a chi (come me) è poco più che digiuna delle ultime produzioni Marvel. Lo stato del Wakanda potrà pure essere un mondo in cui l’orgoglio nero la fa da padrone ma oltre a questo non mi pare che nessun argomento di tipo politico o sociale venga analizzato a fondo (così come sterile risulta la caratterizzazione dei personaggi). Ben venga l’inclusività anche a film di alto consumo e puro intrattenimento, ma non ai blockbuster che non sanno andare più in là della superficie di tematiche importanti. VOTO: 4

BlacKkKlansman – Regia di Spike Lee

Tratto da una storia vera, Spike Lee realizza un film di intrattenimento che sa coniugare temi drammatici come il razzismo verso gli afroamericani e le minoranze, un umorismo pungente e dissacratorio che centra perfettamente il bersaglio e un sapiente uso di materiale documentario (non a caso il film è stato acclamato al Festival di Cannes, vincendo addirittura il Grand Prix). Lo stile utilizzato è un continuo cambio di registro che potrebbe risultare difficile da seguire per molti spettatori, ma è esattamente ciò che il regista di Atlanta ha affinato in anni e anni di carriera. Significativa l’interpretazione del cast, con Adam Driver candidato a miglior attore non protagonista. VOTO: 8,5


Bohemian Rhapsody –   Regia di Bryan Singer

Una biografia che si fa vedere ma purtroppo al di sotto delle aspettative. Vi sono infatti alcune manipolazioni ai fatti storici, come un presunto scioglimento della band con tanto di litigio plateale e una confessione della malattia di Mercury troppo anticipata rispetto alla realtà, che possono far storcere il naso anche ai fan meno sfegatati come la sottoscritta. Ottima, in ogni caso, l’interpretazione di Rami Malek che porta sullo schermo un Freddie Mercury studiato anche nei particolari più minuti ma che viene, purtroppo, mortificato da uno script non sempre alla altezza del lavoro svolto dall’attore. VOTO: 7


 La favorita (The Favourite) – Regia di Yorgos Lanthimos

Se vi aspettate un classico film in costume con nobili dame che dialogano con un linguaggio forbito, La favorita non fa proprio al caso vostro. L’ambientazione è sì, impregnata di un gusto rococò perfettamente messo in scena (lo si nota anche dalla colonna sonora) ma ci sono molto elementi grotteschi e di macabro umorismo, nonché inquadrature mai banali gestite magistralmente da Lanthimos, che rendono la trama non convenzionale e soprattutto coinvolgente. Le donne che si battono con le unghie e con i denti per la conquista del potere sono le vere protagoniste della pellicola, lasciando gli uomini con i loro parrucconi sullo sfondo. Olivia Colman magnifica e Emma Stone graffiante. VOTO: 9,5


Green Book – Regia di Peter Farrelly

Un road trip negli Stati Uniti del sud genuinamente divertente che regala anche spunti di riflessione in merito a problemi che travagliano ancora i nostri tempi, il razzismo in primis (trattato con mano leggera e con un punto di vista completamente nuovo) insieme all’importanza di riconoscere i valori del prossimo pur nella sua diversità. L’atmosfera musicale e culturale dell’America degli anni ’60 è perfettamente rispettata e l’interpretazione austera di Mahershala Ali e, soprattutto, quella esilarante di Viggo Mortensen strappano applausi per tutto il film. VOTO: 8,5

Roma – Regia di Alfonso Cuarón

Vincitore del Leone d’oro al Festival del Cinema di Venezia e omaggio chiarissimo al Neorealismo nostrano, in particolare quello di Rossellini e Visconti. Roma è una storia di vita comune seguita passo passo da lunghissimi piani sequenza e da una fotografia stupefacente. Cuaròn segue consapevolmente la lezione rosselliniana portando sullo schermo una cronaca fredda, in cui lo spettatore difficilmente riesce ad empatizzare con i personaggi ma dove vive, comunque, uno spaccato di vita assolutamente verosimile. Sorprende di sicuro come un film del genere possa essere candidato sia a Miglior Film che a Miglior Film Straniero visto il consumismo che di questi tempi la fa da padrone agli Academy. Nonostante questo, non posso che essere contenta di questa “deriva” che spero possa tornare ad essere una regola in questa competizione. VOTO: 8,5

A Star Is Born – Regia di Bradley Cooper

Esordio registico di Bradley Cooper e terzo rifacimento del classico di William A. Wellman del 1937. Ne esce un film pulito e ben curato dal punto di vista delle riprese e molto toccante, in grado di far risaltare Lady Gaga come attrice protagonista in un’interpretazione sorprendente e da vera star. Molto valido anche Cooper, seppur tenda a non slegarsi mai dalle solite interpretazioni da bello e dannato. Colonna sonora coinvolgente. VOTO: 8

Vice – L’uomo nell’ombra (Vice) – Regia di Adam McKay

Adam McKay, sulla scia de La grande scommessa, utilizza uno stile didattico a grandi balzi temporali che cerca di far entrare lo spettatore nel complesso meccanismo della politica statunitense e intrattenendolo con sprazzi di comicità nera. La lenta scalata di Dick Cheney a braccio destro di George W. Bush è quella di un fallito e buono a nulla che prende la brama di potere come unica vocazione, ponendosi sempre più come macchina da guerra che come essere umano e arrivando, infine, ad essere vero burattinaio delle sorti del suo Paese. Camaleontica e incisiva l’interpretazione di Christian Bale, che probabilmente sarà anche il papabile vincitore dell’Oscar a miglior attore protagonista (pur non avendo il tifo della sottoscritta). Complessivamente non è il mio film. VOTO: 7

Le mie “menzioni onorabili” (i film che non hanno ricevuto la candidatura ma l’avrebbero meritata)

La Ballata di Buster Scruggs (The Ballad of Buster Scruggs) – Regia di Joel & Ethan Coen

Candidato alla miglior sceneggiatura non originale e già vincitore del Premio Osella al Festival del Cinema di Venezia, è un film a episodi che mixa dramma e critica sociale, black humor e esistenzialismo, risultando così un compendio delle tematiche preferite dai fratelli Coen. Da non perdere. VOTO: 9

Per saperne di più: https://loradaria.com/2018/12/27/the-ballad-of-buster-scruggs-quando-netflix-incontra-il-cinema-dautore/

Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità (At Eternity’s Gate) – Regia di Julian Schnabel

Questa non è sicuramente la classica biopic che può piacere ad un pubblico variegato perché ci sono diversi elementi che lo spettatore medio potrà trovare fastidiosi come certe inquadrature virtuosistiche e un ritmo forse un po’ troppo lento. Non è un film da Oscar, è un film da Festival di Cannes o di Venezia dove si sa che le pellicole presentate risultano, di solito, meno consumistiche; ritengo questo film un connubio perfetto tra lirica e immagine, sapientemente messo in scena da Julian Schnabel che è anche pittore di professione. Wilhelm Defoe assolutamente perfetto in un Van Gogh dolcissimo e straziante.  VOTO: 9,5


E voi? Cosa ne pensate di questi candidati? La discussione è aperta!

Arianna Dornetti

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