Una serie di sfortunati eventi

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UMessaggi in codice, impronunciabili luoghi desolati, metateatro, zuccheriere-MacGuffin, figure retoriche, frasi zeppe di parole strane, demenza, tanta demenza, invenzioni meccaniche, fughe, cacce all’uomo, bizzarri travestimenti, enfants prodiges, cannocchiali appicca-incendi, organizzazioni segrete, situazioni assurde, una miriade di personaggi, ritorni di fiamma e una quantità sterminata di spiccati riferimenti studiati nei minimi dettagli.

Una lunga serie di parole per descrivere in breve (sì, in breve) una serie (tv) di disgrazie, un mix tanto sublime quanto apparentemente demenziale delle (dis)avventure di tre orfani geniali, un malvagio conte trasformista a capo di una squallida compagnia di attori scadenti (degna di lode la magistrale interpretazione di Neil Patrick Harris) e una particolarissima organizzazione segreta di uomini più o meno nobili dalle menti geniali.

Tutto questo è Una Serie di Sfortunati Eventi (ASOUE per gli intenditori), prima una serie di libri dell’immenso Daniel Handler aka Lemony Snicket, poi un film realizzato da un cast stellare (Jim Carrey e Meryl Streep tra i tanti), ora un’eccezionale serie tv targata Neflix.

Sembra quasi che Wes Anderson e Tim Burton abbiano collaborato per contribuire alla realizzazione di questa dramedy dalle tinte pastello e dalle finte atmosfere gothic-dark.

È assolutamente da mettere in secondo piano l’apparente ripetitività della storia durante gli episodi (i cui titoli sono tutti caratterizzati da una allitterazione), ma è da apprezzare come la serie arrivi addirittura a mettere in discussione se stessa negli ultimi passaggi. Tra critiche alle istituzioni, prese in giro e rivalutazioni sociali, la storia si pone a metà tra un romanzo di formazione ottocentesco e Alice nel Paese delle Meraviglie. È un inno alla speranza, un’ode alla cultura che meravigliosamente trapela da quella che – solo all’apparenza – risulta una banale e ripetitiva serie di sfortunati eventi.

Una Serie di Sfortunati Eventi è molto più di una serie di sfortunati eventi, è una sequenza di storie infauste dai toni importanti, una successione di avventure a tratti psichedeliche, a tratti follemente geniali che, nel complesso, costituiscono un’appassionante saga quadrata e stranamente affascinante.

[Se non si fosse capito, mi è piaciuta da morire] ★ ★ ★ ★ ★

Jacopo Polizzi

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