Calvino e gli amori difficili

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Gli Amori difficili è un libro di Italo Calvino uscito nel 1970. Amori è al plurale perché si tratta di una raccolta di racconti, e non di un semplice romanzo di narrativa. Chi non ha mai letto raccolte di racconti (tra cui io, prima di questo) potrebbe essere titubante, perché magari preferisce leggere un romanzo dal ritmo più lento invece che molte storie sviluppate in media in dieci pagine o poco più. Ma questo libro non potrebbe essere sviluppato diversamente: le vicende sono brevi perché non sono le solite storie d’amore, queste sono per l’appunto “difficili”, e colgono solo alcuni aspetti particolari dell’amore. 

Definire la parola “amore” è impossibile, perché non si può circoscrivere un concetto tanto ampio attorno ad una mera definizione da dizionario. Nell’immaginario comune l’amore è un atto tra due persone, ma Calvino ci insegna che così non è. L’amore infatti va oltre i baci, gli sguardi ed il sesso, e spesso è proprio dopo tutte queste cose che si prova la sensazione dell’amore. I tre racconti che spiegano molto bene questo concetto, nonché i miei preferiti, sono L’avventura di un impiegato, L’avventura di una moglie e L’avventura di un viaggiatore. I racconti sono accomunati da una cosa, ovvero raccontano la vicenda prima o dopo l’effettivo incontro con l’altra persona. I primi due si concentrano su tutto quello che è avvenuto subito dopo una semplice scappatella, adulterio nel caso della Moglie. 

L’Impiegato cammina per le strade di prima mattina dopo aver lasciato la casa della donna con la quale ha passato la notte ed è avvolto da una sensazione particolare: quella di poter sollevare il mondo. Si sa, la vita degli impiegati di solito è catalogata sotto la voce “monotona”, e quella notte passata nel letto di un’altra persona per quell’impiegato significa novità. Vuole che tutti per strada capiscano e sappiano che finalmente ha fatto qualcosa di diverso, ma soprattutto vuole che quella sensazione continui a vivere dentro di lui, e vuole che l’esperienza della notte passata lo cambi e cambi il suo modo di fare le cose nella vita di tutti i giorni. 

Per quanto riguarda la moglie, l’adulterio (anche se, a suo dire, non poteva essere definito tale) l’ha effettivamente cambiata, e riesce a comportarsi in maniera disinvolta con tutti gli uomini presenti nel bar nel quale ha deciso di rifugiarsi alle sei di mattina poco prima di tornare a casa sua e di suo marito. La Moglie si sente desiderabile, come se con il matrimonio avesse smesso di esserlo. 

Il Viaggiatore invece prova la sensazione poco prima di incontrare l’amata mentre trascorre la notte in treno per raggiungerla. Si rende conto che dopo che l’avrà finalmente rivista tutto il desiderio che prova in quel momento, steso sugli scomodi sedili del treno mentre cerca di dormire, diminuirà. Il Viaggiatore ci insegna quindi che spesso è nell’attesa stessa che si consuma il gesto d’amore più grande, e non nella presenza effettiva dell’altra persona. 

Siamo così abituati a sentir parlar d’amore come qualcosa di estremamente bello o di estremamente brutto, che abbiamo completamente dimenticato che l’amore è altro ed è fatto di tante piccole cose. In un atto d’amore si è in due, ma questo non significa che l’individuo vada messo da parte. Calvino non parla dell’amante dell’Impiegato, del marito della Moglie o della fidanzata del Viaggiatore, perché non hanno importanza. In questo caso i tre rappresentano semplicemente il mezzo con il quale si sviluppa l’interiorità dei protagonisti, e poi sta a loro elaborare tutto prima nei loro cuori, poi nelle loro teste. 

Questi amori sono difficili perché la maggior parte delle volte l’incontro non avviene, e la difficoltà, come ha detto Calvino “è nella zona di silenzio al fondo dei rapporti umani”. Ed è proprio in questo silenzio che la coppia diventa individuo, e l’individuo si trasforma. 

Antonella Bagnulo

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