Due piani diversi

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“Adesso, di fronte a questa colonna di fumo paurosa e imponente che oscura il cielo di Parigi, mi trovo, vecchio europeista, solo, davanti ai miei quasi 80 anni, alle mie paure, alla mia ormai sempre più debole speranza di vedere unita finalmente la patria che amo.”

Franco Cardini, medievista fiorentino, commenta così l’incendio della cattedrale di Notre-Dame in un contributo per Quotidiano.net denso di paragoni e simboli. Un simbolo, un enorme simbolo di Parigi, della Francia, dell’Europa che ieri ha vissuto ore terribili.

Notre-Dame è stata costruita a partire dal XII secolo per volontà di Luigi IX e ha visto, negli anni, innumerevoli modifiche e aggiunte alla sua struttura originale. Quello che vediamo oggi non è certo l’edificio al quale aveva pensato il re santo, è una struttura che ha vissuto il passaggio di grandi personaggi che ne hanno modificato la natura, ha visto nuove pietre e nuove statue, nuovi stili architettonici, ha vissuto la Storia. E la storia è anche questo: un incendio che ne danneggia la guglia, il tetto e gran parte della conformazione interna e che porta alla solidarietà di altri stati europei, esperti, istituzioni, semplici cittadini che potranno continuare a svolgere la matassa della storia e del tempo.

Come sempre, però, sui social infiammano le più assurde polemiche, da destra, da sinistra, ovunque. Si grida a un complotto ordito a tavolino dal presidente Macron, colpevole di aver provocato l’incendio per distogliere l’attenzione dalla vicenda dei gilets jaunes; si festeggia per la distruzione di un luogo cattolico che contribuirà alla scomparsa dell’anacronistica fede religiosa bollata, tanto per cambiare, come un’inutile “pratica medievale”, assolutamente inadatta al XXI secolo. Ciò che, però, più di ogni altra polemica mi fa infuriare è il paragone con la perdita di vite umane. Un paragone a mio parere semplicistico, come se una cosa debba necessariamente escludere l’altra, come se il crollo parziale di uno dei simboli più importanti della storia europea possa cancellare totalmente una riflessione critica di ciò che succede in altre parti del mondo. Perché non si possono avere a cuore entrambe le vicende, seppur in maniera diversa? Perché non si può riflettere sul significato profondissimo a livello simbolico di questa struttura?

“Quali sono le priorità?”, si chiedono i difensori della Verità? Un comune cittadino, colui che non opera nei beni culturali né tantomeno si occupa di salvataggi umani, dovrebbe essere in grado di porre la vicenda dell’incendio di Notre-Dame e quella delle morti nel Mediterraneo, in Medio Oriente o in qualsiasi altro paese sconvolto dalla guerra su due piani diversi. Non è possibile paragonare due vicende tanto differenti, due aspetti della nostra storia che meritano l’attenzione dei governi e dei cittadini. Con questo non voglio assolutamente negare l’indifferenza nella quale sono passate tante morti, tanti sfruttamenti, tante pratiche disumane ma sono anche sicura che paragonare questi due accadimenti della nostra storia sia profondamente sbagliato, anzi, semplificherebbe nella solita polemica da social le tragedie e le guerre che oggi più di ieri passano sotto silenzio.

Daniela Marchesetti

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