Indie-structible #2: i 3 signori dell’horror

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Gli amanti delle emozioni forti non sanno resistere ad un buon titolo horror. Specialmente al buio e con un buon paio di cuffie, questi titoli si premurano di offrire al giocatore l’esperienza più intensa possibile; nel panorama mainstream (come, del resto, al cinema) il genere si regge generalmente su delle convenzioni abbastanza solide e lo dimostra il recente successo di Resident Evil 2 Remake, titolo Capcom che ha saputo inserire in un contesto moderno tutte le carate vincenti della tradizione. La situazione è più diversificata nel mondo indie e lo dimostreremo parlando di tre software house in grado di produrre titoli horror piuttosto diversi tra loro, ma di pregio assoluto. Bando agli indugi… iniziamo.

N.B.: cliccando sulle parole in grassetto nelle tre sezioni, sarete trasportati ai trailer del gioco, alla colonna sonora o ad articoli per approfondire l’argomento.

1 – Frictional Games

Lo studio svedese è senza dubbio il più importante sviluppatore di horror della scena indipendente, per una semplice, fondamentale ragione: sono i ragazzi che hanno sdoganato il genere degli horror indie in prima persona. Sebbene il filone sia spesso denigrato con appellativi poco gentili (come Youtuber bait o jumpscare simulator), ed in effetti gran parte dei giochi di questo tipo sono mediocri collezioni di salti sulla sedia, senza alcuno spessore e a malapena interattive. Una manna per chi produce reaction video oppure video playthrough, ma di fatto spesso manca la sostanza.
Eppure, come tanti precursori, gli sviluppatori di Frictional realizzarono le loro idee con grande finezza. L’obiettivo era chiaro: produrre avventure di enorme intensità che avessero l’atmosfera come assoluta protagonista. L’essenziale è creare una tensione ed un’ansia crescente nel giocatore, in grado di insinuarsi nelle sue ossa; gli spaventi veri e propri ne seguiranno naturalmente, tanto più efficaci quanto sapientemente posizionati al culmine dei picchi di stress. Da questa filosofia nacquero i due capitoli della saga di Penumbra, crudi nelle meccaniche, eppure dotati di atmosfere genuinamente disturbanti di grande effetto, nonché corroborati da una scrittura all’altezza che, tramite pochi ma significativi personaggi ed una miriade di note, lettere e pagine di diario, andava ad arricchire il mistero della corrotta miniera groenlandese abbandonata e del laboratorio fatiscente che il protagonista finiva per esplorare in cerca del padre scomparso.
Tutto questo fu perfezionato col capolavoro degli horror in prima persona, il popolarissimo Amnesia: The Dark Descent. Ambientato stavolta in un castello gotico in rovina, il gioco esaltava e potenziava tutte le caratteristiche di Penumbra, guidando il giocatore col desiderio di risolvere il mistero della perdita di memoria del personaggio; la fortuna di Amnesia fu la grande maestria nell’impiego di sequenze scriptate, così come la creazione di indimenticabili momenti di terrore (chiunque l’abbia giocato non faticherà certo a ricordare l’inseguimento nella sezione allagata del castello). Ancora oggi, Amnesia è una pietra miliare a cui titoli popolari come Outlast e Layers of Fear devono forse la loro stessa esistenza. Come tutti i classici che offrano la possibilità di modding, la community attorno al gioco creò numerose campagne personalizzate, alcune delle quali di eccellente qualità, a totale giovamento della longevità del gioco.
Non ho ancora avuto il piacere di giocare alla più recente (anche se ormai ha qualche anno sulle spalle) fatica del team, il fantascientifico SOMA, in mio possesso ma sepolto da una mole cospicua di titoli ancora da provare. Comunque, anche questo titolo ha ricevuto ottimi consensi e pare concentrarsi, questa volta, maggiormente sull’aspetto narrativo e su un differente tipo di angoscia. Scrivere questo articolo ha riacceso la mia curiosità e credo che non farò aspettare molto di più questo lavoro!

2 – Red Candle Games

Questo studio di sviluppo è relativamente recente (classe 2015) ma ha la particolarità di essere tra i pochissimi di nazionalità taiwanese ad acquisire una fama internazionale. La provenienza dello studio è importante perché i giochi prodotti sono fortemente intrisi di storia e cultura del paese. Il titolo di debutto della compagnia è stato il fantastico Detention (2017), una storia di castigo e redenzione ambientata nel drammatico periodo del Terrore Bianco. Si tratta di una semplice avventura grafica bidimensionale, in cui la protagonista Rei si ritrova, durante uno spaventoso tifone, in un limbo soprannaturale. Per uscirne, occorrerà superare enigmi e prove che riprendono il tipico folklore taiwanese, dal quale provengono anche le spettrali minacce che ostacoleranno il cammino della protagonista. La storia è veramente eccezionale, raccontata in modo frammentario da documenti e flashback posizionati in diversi punti nel tempo, ma che, nel momento della conclusione, si rivela in tutta la sua tristezza e potenza emotiva.
L’atmosfera di Detention si ispira da una parte a quella della saga horror (a parere mio) più bella di tutti i tempi, Silent Hill; dall’altro lato, è totalmente imbevuta di cultura orientale che dona al gioco un’identità precisa e affascinante. Oserei dire che l’esperienza è più potente per i giocatori occidentali, o almeno così è stato per me; conoscendo solo superficialmente il periodo del Terrore in Taiwan, mi ha inquietato ancora di più il fatto che le radici della paura in Detention e dei tormenti di Rei sono fatti realmente accaduti e che la sorte di alcuni dei personaggi è stata condivisa da molte persone effettivamente vissute in quel luogo e in quel periodo. È proprio vero che spesso la cosa più spaventosa che possa esserci è nient’altro che l’essere umano.
Piuttosto diverso, ma animato da una simile filosofia di base, è il più recente gioco della compagnia, Devotion (2019). In questo caso, parliamo di un’avventura horror in prima persona in cui ripercorreremo la drammatica storia di un padre di famiglia, sceneggiatore in crisi, nel Taiwan degli anni Ottanta. In questo titolo, la repressione è uno spettro più lontano: l’angoscia viene dal confronto con le proprie colpe e con una devozione religiosa che degenera nel fanatismo, con una serie di pesantissime conseguenze. Sebbene Devotion non sia forse al livello di Detention e il finale sia giunto un po’ bruscamente, prima di quanto mi aspettassi, è un’altra avventura dotata di grande forza emotiva, in un contesto che, ancora, per i giocatori occidentali può essere forse ancora più inquietante. Io ho sperimentato una sorta di effetto uncanny valley durante il gioco, poiché il mondo di Devotion è familiare ma allo stesso tempo sottilmente alieno, personalmente angosciante.
È un vero peccato che il gioco sia stato coinvolto in una controversia politica di grosse dimensioni, che ha portato gli sviluppatori a rimuoverlo da Steam: attualmente, il gioco non può essere acquistato e l’unico modo di farne esperienza è averlo comprato al lancio. Speriamo che ritorni presto disponibile, perché è un’ottima opera. Spero anche che questa spinosa questione non abbia ripercussioni sulla carriera degli sviluppatori di Red Candle Games, che sono anche stati insultati e minacciati. Auguro loro buona fortuna.

3 – The Game Kitchen

Chiudiamo la lista con una software house spagnola che non dovrebbe essere ignorata per alcun motivo, specialmente dagli appassionati degli scritti di Edgar Allan Poe e Howard Phillips Lovecraft. Tra il 2013 e il 2016, lo studio è stato impegnato nella pubblicazione di The Last Door, un’avventura punta e clicca episodica, suddivisa in due stagioni. Nonostante si tratti del primo progetto, si può parlare senza dubbio di capolavoro. Il giocatore prende il controllo di Jeremiah Devitt, gentiluomo dell’età vittoriana che riceve una strana lettera da Anthony Beechworth, suo vecchio compagno di studi. Proseguendo nell’avventura, a mistero si aggiunge mistero per arrivare ad una conclusione da brividi. Nella seconda stagione si impersonerà invece il dottor Wakefield, psicologo di Devitt alla ricerca del suo paziente. The Last Door è un’avventura grafica dalla particolarissima estetica lo-fi, con pixel molto grandi che lasciano molto spazio alla fantasia. Si tratta di una precisa scelta di stile che contribuisce tremendamente all’atmosfera, obbligando l’immaginazione a sopperire ai dettagli mancanti e rendendo contorto ed inquietante anche il più mondano degli oggetti. La progressione di gioco non è particolarmente innovativa, dato che bisognerà raccogliere oggetti, esaminarli e risolvere gli enigmi di rito; enigmi che, a differenza del recente trend dei punta e clicca più narrativi, possono anche essere discretamente impegnativi.
La parte del leone la fanno storia ed atmosfera. Proseguendo nel gioco, alle indagini in ambientazioni cupe che molto devono a Poe e alle sue seminali detective stories si affianca il tema dell’ignoto e delle dimensioni diverse dalla nostra, terreno proprio del Solitario di Providence, Lovecraft. Fantasmi e apparizioni sono man mano accompagnati e sostituiti da entità incomprensibili che spingono i personaggi sull’orlo della pazzia. I due scrittori di cui sopra sono stati di ispirazione inesauribile per generazioni intere, ma raramente mi è capitata sottomano un’opera che incapsulasse così bene i caratteri dell’uno e dell’altro. Gli spagnoli capiscono perfettamente quali sono i punti di forza di Poe, quali quelli di Lovecraft e come combinarli alla perfezione. Oltretutto, le trame basate sugli scritti di HPL sono spesso così concentrate sul tema dell’orrore insondabile e oltre l’umana comprensione da dimenticare completamente lo sviluppo narrativo coerente e/o soddisfacente; non è questo il caso e, nel mondo dei videogiochi, si tratta di un vero miracolo. Le situazioni inquietanti si susseguono senza mai stancare, anzi caricando la tensione in maniera sottile per poi farci gelare il sangue nelle vene con avvenimenti ad effetto; niente sangue, niente efferatezze, solo una scrittura perfetta ed un uso sapiente del sound design. Non solo terrore, tuttavia: gli scenari di The Last Door sono spesso tristi, portatori di tragedie e angosce ineluttabili. Qui entra in gioco la colonna sonora, un capolavoro di sublime musica Romantica, carica di pathos, composta da Carlos Viola. È anche grazie a lui che questa esperienza risulta un autentico capolavoro.
È imminente l’uscita del nuovo progetto di The Game Kitchen: finanziato su Kickstarter, Blasphemous è un metroidvania ambientato in un mondo dominato da una versione contorta dell’iconografia cristiana, fortemente ispirato dal manga Berserk e altre opere. Anche qui ci attenderanno paesaggi desolati e splendide atmosfere, affiancate a furiosi combattimenti contro mostri terribili. Sembra promettere molto bene e, di sicuro, questa software house gode di tutta la mia fiducia.

Federico Arata

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