Liberi come pappagalli

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Siamo in un periodo storico “bollente”, e non solo per il riscaldamento globale. La cosa peggiore? Non ce ne accorgiamo, o almeno non abbastanza. I risultati delle ultime elezioni presentano la carta di identità di un’Italia che, personalmente, mi piacerebbe se fosse diversa.

Di recente una persona ha detto che la vera rivoluzione da fare ora sarebbe smettere di parlare delle cose brutte e sottolineare quelle belle. Questo non significa mettersi i prosciutti sugli occhi, ma valorizzare il bello per diffonderlo. Il bello può vincere sul brutto, e può anche vincere sull’odio. 

La cosa bella che ho visto oggi è stata un pappagallo. Non so se fosse precisamente un pappagallo, ma non e’ questo il punto. Oggi ho visto un pappagallo per strada, con le zampette ancorate alle chianche (i mattoni di pietra calcarea che ricoprono le strade dei centri storici al sud). Era così fuori contesto che per poco non lo schiacciavo. Questo perché di solito, quando cammino per strada, devo stare attenta a non schiacciare la cacca dei cani, e non i pappagalli. Dopo averlo fissato un attimo e aver pensato 《uh attenta, un pappagallo》, come fosse la cosa più normale del mondo, mi sono fermata e ho pensato 《un pappagallo?》.
Il pensiero che quella creatura esotica si trovasse nel sud Italia, poggiando le zampe su quello che ritengo uno dei simboli della mia terra, mi è parso più assurdo che vederlo in gabbia. È un pensiero sicuramente paradossale, come se rinnegassi l’indole libera del volatile e il suo sacrosanto diritto di poggiarsi un po’ dove gli pare. Oltre che paradossale, il mio pensiero è stato limitato da quello che sono solita vedere. Ma questo non significa che tutto quello che di solito non vedo, sia sbagliato.

Ma quindi, mi sono chiesta, il pappagallo è libero quando svolazza nelle terre caraibiche o quando svolazza e basta? Ognuno di noi, se libero, è libero a prescindere dal luogo in cui si trova. È libero ovunque possa esercitare tutto quello che può esercitare in quanto libero. I volatili sono il simbolo della libertà perché possono volare ovunque, anche qui in Puglia. Un pappagallo non è libero in una gabbietta sui nostri balconi, ma è libero quando plana sulle nostre teste, anche se ci sembra strano, anche se non somiglia ai nostri volatili. Poi, come quel pappagallo fosse finito in strada non l’ho capito. Non so se sia volato fin qui, o se sia scappato da un’angusta gabbietta. L’unica cosa che so è che era libero, e che averlo lì non mi recava alcun fastidio, se non un’insolita, bellissima immagine che sintetizza l’Italia e il mondo che vorrei.

Antonella Bagnulo

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