Il Principe e la Sarta: una recensione disimpegnata

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Ho avuto modo di imbattermi in “Il Principe e la Sarta” ormai ben più di  un mese fa, ad una sottospecie di mercatino del libro presente ad un festival parecchio famoso nella mia zona. Ad attirarmi, oltre ai dolci colori e tratti dei disegni in copertina, l’inconfondibile marchio del bulldog francese bianco e nero. Infatti, casa BAO Publishing è ben conosciuta per le sue proposte editoriali più che allettanti, sia di stampo nostrano che internazionale.

E anche con “Il Principe e la Sarta”(2019) di Jen Wang, già conosciuta per i suoi disegni per Adventure Time, BAO non ha sbagliato.

“Il principe e la sarta”, Jen Wang – BAO Publishing, 2019

Parigi, inizio ventesimo secolo. Frances, giovanissima nonché visionaria sarta, si trova a confezionare un abito per conto di una ragazza costretta a partecipare al ballo indetto per il Principe del Belgio, in cerca di sposa. La giovane richiede un vestito fuori dagli schemi, che la faccia sembrare “la sposa del diavolo”. Ed è proprio grazie a quell’abito, così poco convenzionale e disarmante, che Frances verrà ingaggiata da un cliente misterioso, avvenimento che cambierà del tutto la sua umile esistenza.

Il cliente si rivelerà essere infatti nientepopodimeno che lo stesso Principe, Sebastian, il quale altro non è che un cross dresser. Rimasto completamente incantato di fronte al lavoro di Frances, l’assume per fare in modo che quest’ultima possa realizzare gli abiti che egli disegna. 

Ed è così che per le strade di Parigi, durante le ore notturne, si comincerà a parlare di una certa Lady Crystallia, una giovane donna misteriosa i cui abiti meravigliosi e lo stile decisamente fuori dall’ordinario lasciano chiunque a bocca aperta. Proprio nella realizzazione di questi sensazionali abiti, Jen Wang dà il massimo, esprimendo tutta la sua creatività in originali quanto eleganti capi, ricchissimi di dettagli e dai colori magnetici.

Il tratto leggero degli abiti si differenzia da quello utilizzato per i personaggi, ugualmente curato (come nella resa dei capelli) ma decisamente più marcato, dando ai volti un’impronta cartoonesca, grazie anche al poco utilizzo delle ombre e delle sfumature. Gli scenari spesso e volentieri sono rese semplici e stilizzati di strutture come palazzi ed edifici, dai colori generalmente unificati.

La maggioranza di colori pastello sembra quasi sottolineare la tenerezza che questa fiaba dai temi assolutamente attuali è capace di trasmettere al lettore, affrontando il problema dei pregiudizi e di come sia indispensabile l’accettazione di sé, tappa fondamentale per scegliere come condurre la propria vita. In 418 pagine, Jen Wang ci racconta una storia di amicizia e amore, fondata sul rispetto reciproco e sulla determinazione di portare avanti i propri sogni, supportandosi a vicenda. 

Giulia Brianza

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