Joker, un capolavoro [SPOILER]

Facebookgoogle_plusinstagrammail

Il film di Todd Philips è sulla bocca di tutti, la trama è avvincente e l’interpretazione di Joaquin Phoenix è magistrale. Dopo il successo alla 76esima mostra di Venezia, la pellicola sta riscuotendo un enorme fortuna al botteghino, con grandi possibilità di entrare nella classifica dei film con più incassi della storia.

29030D3A-3F3C-4CDC-8665-1D1C65E46978

ALLARME SPOILER

Il protagonista della storia è Arthur Fleck, un uomo alienato che soffre di depressione. Fleck vive con la madre (Penny), una donna anziana che passe le sue giornate davanti alla televisione; i due guardano insieme il programma di Murray Franklin (interpretato da De Niro), idolo di Fleck, il cui sogno è quello di fare il comico. In una Gotham dominata dal capitalismo, la frattura tra ricchi e poveri è sempre più ampia, portando individui come Arthur a sentirsi esclusi e sbeffeggiati dalla società. Questo malessere, col passare del tempo, trasformerà il protagonista nel pericoloso criminale noto come Joker.

Gli elementi chiave:

  • La risata. Arthur soffre di un grave disturbo mentale, che gli causa delle risate improvvise. Queste non rappresentano il suo stato d’animo, la maggior parte del tempo malinconico. Lo scopo della sua vita è quello di far divertire la gente, ma ogni volta che ci prova ottiene il risultato opposto, tranne nella sua testa dove si immagina come un cabarettista di successo. Le uniche occasioni in cui riesce nel suo intento è quando non vuole; Fleck viene preso in giro per la sua natura, lo spettatore si immedesima in coloro che si burlano di lui, generando un senso di colpa. La risata isterica di quest’uomo coglie l’attenzione di Franklin, che inviterà Joker alla sua trasmissione (scena clou del film).
CCDECA8C-B3E0-4DC3-A947-E45D37A67A8D
  • La pistola. Dopo essere stato aggredito da tre malviventi, Arthur entra in possesso di una pistola, datagli in prestito da un collega. La potenza di questa è contemporaneamente spaventosa ed affascinante. Durante uno spettacolo da clown all’ospedale pediatrico, ad Arthur cade la pistola davanti agli occhi di diversi bambini; questo accaduto porta alla perdita del lavoro, una delle cose che più amava. La sera mentre ritorna a casa, ancora travestito da pagliaccio, viene preso di mira in metropolitana da dei giovani yuppie. Fleck, sempre più in preda alla follia, tira fuori la pistola ed uccide gli uomini, provando un forte piacere durante l’omicidio. Le vittime erano lavoratori di Thomas Wayne, ragione per cui questa scena rappresenta l’inizio delle ribellioni degli emarginati contro i poteri forti e l’inizio della trasformazione di Arthur in Joker.
  • L’ospedale psichiatrico. Penny è convinta che il padre di Arthur sia Thomas Wayne, per il quale ha lavorato come segretaria diversi anni prima. Arthur vuole scoprire la verità, per questo si reca in Villa Wayne, dove avviene l’incontro con un giovane Bruce e viene poi allontanato da Alfred (il maggiordomo). Successivamente riesce ad incontrare Thomas, convinto di aver trovato un padre ma l’uomo lo allontana e accusa la madre di essere pazza. Fleck vuole andare in fondo alla questione: va all’ospedale psichiatrico di Arkham, dove inizia a parlare con un archivista. Da questa conversazione emergono elementi importanti per la trama:  il primo è il bisogno di aiuto, tanto da chiedere cosa bisogna fare per entrare nella struttura. Arthur per la prima volta si apre, parlando dei crimini commessi (non in maniera diretta) ed infine scopre la verità, ovvero che la madre gli ha mentito in quanto è stato adottato.
  • La mancanza di affetto. Arthur, dopo aver scoperto di essere orfano, perde fiducia nell’unica certezza della sua vita, la madre. Questa notizia lo shocka a tal punto da ucciderla. La speranza di avere un padre, una persona che potesse dargli un po’ di affetto, rimane un’utopia.  La terza persona a cui è fortemente legato è Sophie, la sua vicina di casa di cui è follemente innamorato. Arthur viene rifiutato anche dalla donna, spaventata dal suo comportamento. Oltre ad essere escluso dalla società, ad Arthur voltano le spalle anche le persone che lui riteneva più vicine. Questa situazione lo getta nello sconforto e pian piano la malattia si impossessa di lui.
  • Il finale. Arthur viene invitato in trasmissione da Murray Franklin, dal quale viene presentato come Joker. La sua intenzione era quella di suicidarsi in diretta, ma dopo aver confessato di essere l’assassino dei tre uomini in metropolitana, la situazione degenera. Arthur accusa Murray e tutti i cittadini di essere loro i veri assassini, che con la loro cattiveria, la loro indifferenza ed il loro odio lo hanno portato ad un gesto violento di cui però non si è assolutamente pentito. In preda alla follia, tira fuori la pistola ed uccide il presentatore con un colpo in testa. Questo gesto genera il panico a Gotham, dove tutti coloro che si sentono esclusi, incitano Joker come un vero eroe, simbolo della ribellione contro una società meschina. La malattia ha ormai preso il sopravvento, Arthur è stato sostituito da Joker, il quale, per la prima volta, si sente felice e ride per davvero.
AFC0EC38-9C10-40E8-A4CB-4266A52B1E07

Todd Phillips è riuscito a tenere lo spettatore incollato allo schermo per l’intera durata del film, il quale è pervaso per 123 minuti da un senso di angoscia. La pellicola è un film vero mascherato da cinecomics, infatti questo Joker si differenzia da tutti quelli precedenti perché sembra appartenere alla realtà, non è il cattivo della storia ma un uomo che vive tra noi e perde la ragione.

Non c’è nessuna paternale, nessuna morale in questo film; c’è la sconcertante messa in scena della rabbia e del decadimento della società. Joker non si pone nessun obiettivo, non abbraccia né critica il buon senso comune. Mostra semmai l’altra parte (insana, socialmente condannata) del trionfo della personalità; e fa male. È il Joker senza Batman: è una meta che di colpo si fa totale. Non ci sono luci e ombre; non c’è nessun “se” e nessun “ma”, è il sorriso più spaventoso, più triste che ci possa essere.

“Pensavo che la mia cazzo di vita fosse una tragedia, ora so che è una commedia”.

Nicolò Martignoni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *