L’arte di governare

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Pensando al futuro…

Politica. Dal greco ‘arte di governare’. Arte. No, non stiamo parlando di un hobby, non stiamo parlando di qualcosa che s’improvvisa una mattina . C’è sicuramente una parte innata anche per questo, che non è la capacità di ingannare gli altri, o almeno io non mi sto riferendo a ciò; quanto piuttosto uno sguardo ampio che sappia vedere il problema con gli occhi della società e dei cittadini che la abitano.

In questo momento politico dove l’incertezza fa da padrone, fermarmi a riflettere su cosa significhi fare politica penso sia importante, se non doveroso. Nel fare questo ragionamento mi è tornata alla mente una frase di Aldo Moro, letta in passato, rimasta impressa nella memoria, tanto da lasciare un segno nel mio modo di leggere l’arte del governare; siamo nel ‘69 durante il Consiglio Nazionale della DC, eppure queste parole sono ancora fortemente attuali:

Sorridendo alla società

Parliamo, giustamente preoccupati, di distacco tra società civile e società politica e riscontriamo una certa crisi dei partiti, una loro minore autorità, una meno spiccata attitudine a risolvere, su basi di comprensione, di consenso e di fiducia, i problemi della vita nazionale. Ma, a fondamento di questa insufficiente presenza dei partiti, non c’è forse la incapacità di utilizzare anche per noi, classe politica, la coscienza critica e la forza di volontà della base democratica?”

Questa riflessione non ha la volontà di schierarsi per una parte o per un’altra, quanto piuttosto di soffermarsi sul fare dell’arte politica e del nostro rapporto con essa.
Sento spesso le persone parlare di politica cercando di capire di quale parte sia la ragione, un po’ come avviene in un processo, ma considerando le parti nei partiti e non tanto nella società, nei cittadini. Fermarsi a riflettere realmente con ‘coscienza critica’ è davvero fondamentale. Come possiamo noi, in prima persona, aiutare il nostro stato, la nostra piccola o meno piccola realtà per far sì che sia rispettata la libertà di ciascuno e quindi i diritti che ogni individuo ha? Qual è il cambiamento che vogliamo vedere nel nostro mondo e che pensiamo essere necessario e come possiamo applicarlo? Di quali reali bisogni ha necessità il nostro paese e, più in generale, il mondo stesso? Mi pongo queste domande e vorrei che fossero, insieme a molte altre, la base da cui partire per fare una profonda riflessione sulla questione politica. Non usa a caso la parola ‘questione’ perché di questo abbiamo bisogno: di riflettere, studiare e poi applicare modi nuovi e migliori per vivere il bene comune. Forse queste domande andrebbero poste prima di tutto a scuola, là dove si dovrebbe costruire un pensiero critico e perché no anche politico, che non significa partitico.

Fare politica per me è prendersi cura degli altri e della società. È costruire un futuro per chi verrà dopo di noi. È permettere a noi stessi e a chi ci sta intorno di vivere nel progresso, nel dialogo, nella ricerca, nella crescita culturale e nell’innovazione. Fare politica è essere cittadini consapevoli e volenterosi nell’agire per il bene comune. È combattere realtà che inquinano la nostra quotidianità, collaborando con chi ti sta accanto, trovando una modalità comune d’azione. È imparare, come diceva don Milani, che “il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutto insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia.”

Voglio vivere in un mondo dove non è strano che un giovane s’interessi di temi politici e attuali e penso che il momento sia giunto e che ciò sia possibile. Io ci credo. Scuotiamo le nostre coscienze e quelle di chi ci sta a fianco e riflettiamo sulla πολιτική (politichè).

Scuotiamo le coscienze!

Mara Tessadori

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