Tonno in scatola

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In questo oceano politico dove piccoli pesci rossi diventano pescecani una volta ottenuto un certo e legittimo consenso elettorale si sono inseriti cittadini, giovani e anziani, che come un gruppo di sardine scendono in piazza contro le linee politiche del leader leghista Matteo Salvini. L’ex ministro dell’Interno da pescecane si muta in tonno inscatolato da un dissenso diffuso che potrebbe minare l’egemonia verde.

Ma partiamo dall’inizio, il Movimento delle Sardine. A metà novembre, in occasione della presentazione della candidata alle regionali dell’Emilia Romagna Lucia Borgonzoni, e quindi in concomitanza con la presenza del leader leghista, in piazza a Bologna, su Facebook venne lanciato un evento chiamato “6000 sardine contro Salvini”. L’idea di questa iniziativa era di dimostrare a Matteo Salvini che in Piazza Maggiore a Bologna c’erano 6000 persone che strette come sardine sarebbero scese per strada a protestare contro le idee, o meglio “slogan di massimo 5 parole”, del leader che, fa sempre bene ricordarlo, fu per l’indipendenza della fantomatica Padania.

Peculiarità di questa manifestazione è la totale assenza di alcuna bandiera e di alcun partito. Stiamo parlando di un evento che sicuramente non avrà una durata e una caratura come quella dei gilet gialli o dei forconi di cui si è tanto parlato, ma è sicuramente un segnale che qualcosa sta nascendo dal basso: qualcuno che dice “no” a quel che sta succedendo oggi in Italia.

Fotomontaggio: Matteo Abbà

Il tonno leghista all’improvviso si trova inscatolato da una manifestazione nata nel suo mare, il Web, e che in pochi giorni è riuscita ad avere un consenso che era quasi inaspettato. Riuscirà ad uscire dalla scatola e spazzare via ogni tentativo, seppur sicuramente debole, di protesta nei suoi confronti? La macchina del fango è già partita, come dichiarato dagli stessi promotori sardine: “hanno già attivato la macchina del fango: ci accusano di essere assassini, figli di papà, cazzari. Ci accusano di non esistere. Vorrebbero non esistessimo. Perché se non ci fossimo, la pancia continuerebbe a prevalere sulla testa. Avevamo già detto che sarebbero stati tempi duri e che non si sarebbe tornati indietro. Ora abbiamo due possibilità. Tornare a nasconderci dietro responsabilità altrui oppure rispondere alla chiamata del vivere civile e democratico”.

Insomma il copione purtroppo già lo conoscete, un gruppo o una persona si schiera contro la figura e le idee di Salvini, viene da prassi preso in giro e schernito con un metodo quasi da bulletto di quartiere (si vedano i Gattini per Salvini su cui è meglio non esprimere alcun commento), parte poi la fase di etichettatura dell’avversario politico che diventa nemico, o sei come me quindi cristiano, patriota italiano che ama i tortellini di maiale e difende le sue tradizioni, oppure sei come loro che preferiscono kebab alla polenta, sono radical chic, figli di papà e che non parlano mai di Bibbiano. La speranza è sicuramente che non accada questo, ma purtroppo sta già accadendo e puntualmente lo shitstorm di troll verdi è partito.

Matteo Abbà

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