Irrecuperabili

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Fonte: passioneinter.com

Guardate bene l’immagine, ricordate questa scena? Correva l’anno 2005 quando durante Inter-Messina un difensore della compagine siciliana prese il pallone e si diresse verso la panchina. Il motivo? Insulti e “buu” razzisti al suo indirizzo da parte della tifoseria, se così si può definire, meneghina.

Era il 2005, oggi siamo nel 2019. Son passati ben 14 anni ma questo episodio che all’epoca fu unico nel suo genere ora sembra una situazione abituale. Ultima è la notizia che ci giunge dalla categoria Eccellenza emiliana dove il portiere dell’Agazzanese, stufo dei soliti insulti razzisti, come riprende il sito di Sky Sport, “ha deciso di lasciare i pali, togliersi i guanti scagliandoli a terra e poi abbandonare il terreno di gioco. Come lui, anche i suoi compagni sono usciti dal campo e la partita è stata definitivamente sospesa”.

Su 13 giornate giocate in questa stagione 2019/20 di Serie A, son ben 7 le partite sono stati consumati episodi di razzismo, parliamo di circa una partita ogni due giornate. Tante, anzi troppe dato che non dovrebbero esserci tali manifestazioni xenofobe. Ma come mai sembra essere esplosa la bolla razzismo in Italia? Dare la colpa alla politica sembra quasi una scorciatoia mentale, anche se parte della colpa di questo clima d’odio in Italia viene conferito da parte del presidente del massimo organo calcistico europeo Aleksander Čeferin nel febbraio 2019 alle “dichiarazioni di alcuni politici che rendono ancora peggiore la situazione”.

Ma il focus andrebbe spostato non tanto sulla politica in sé, nonostante sia ben nota ai più (e pure alle autorità) la natura estremista di alcune fazioni ultras. Siamo di fronte ad un problema culturale che parte da una tolleranza e accondiscendenza indiretta di dirigenti del mondo calcistico italiano che con dichiarazioni il più delle volte non fraintendibili hanno legittimato comportamenti e azioni volte a schernire in modo vergognoso atleti per il colore della pelle. Possiamo ad esempio citare le dichiarazioni dell’ex numero uno della FIGC Carlo Tavecchio e la battuta, se tale si può definire, su Opti Pobà che “prima mangiava le banane e ora gioca in Champions League”.

Fonte: inter.it

In questo clima di razzismo che sembra attraversare tutte le curve d’Italia quali possono essere le soluzioni per porre fine a tutto ciò? Sicuramente avere una linea chiara a livello dirigenziale sarebbe già un passo in avanti, invece a parte qualche presa di posizione netta, anche contro la propria tifoseria organizzata come nel caso dell’iniziativa BUU (Brothers Universally United) voluta e portata avanti dall’Inter, siamo costretti a sorbirci le imbarazzanti dichiarazioni di sedicenti uomini di sport, come ci insegnano in quel di Verona sponda Hellas.

La classe politica deve poi anche lei sicuramente facilitare il percorso di sensibilizzazione e prevenzione, innanzitutto con maggiori controlli agli stadi (come è possibile che si sappia quante persone hanno ululato a Mario Balotelli ma non siano state subito identificate nonostante la presenza di telecamere nello stadio?) e anche con azioni di sicurezza seguendo il modello inglese dove è stato estirpato il problema “hooligans” dalle radici.

Però il cambiamento non deve sempre e per forza partire dall’alto, può partire da noi amanti dello sport, dal sottoscritto e da te che stai leggendo. Isoliamo i razzisti dagli stadi e dal mondo dello sport, non facciamo passare tutto come una goliardata da stadio, non macchiamoci di razzismo perché sono certo che i razzisti, nonostante il crescendo incessante in Italia, siano ancora la minoranza. Non accettiamo i loro comportamenti, non mischiamoci con questi individui e non stiamo in silenzio, vinceranno sempre loro altrimenti, i veri diversi che sembrano ormai, purtroppo, irrecuperabili.

Matteo Abbà

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