GLI INEDITI DI X-FACTOR 13: LE PAGELLE

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Giovedì 21 novembre siamo giunti al quinto live del talent di Sky Uno, la puntata che è seconda per importanza solo alla finale del 12 dicembre. Nel corso della serata i talenti ancora in gara hanno avuto la possibilità di presentare le loro canzoni inedite, facendo così il loro ingresso nel mercato discografico internazionale.

In queste settimane ho ascoltato e riascoltato gli inediti, ho dato un’occhiata ai testi (non ho visto il quinto live, ero al cinema a vedere il nuovo film di Antonio Albanese) e sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’assenza della solita canzone confezionata ad hoc per soddisfare gli orecchi dozzinali dell’ascoltatore medio dei talent da prima serata.

ENFASI – Sierra

Allora. Prima di iniziare specifichiamo: si dice LA sierra, non i Sierra, ché poi Samuel si arrabbia. Grammatica a parte, Giacomo e Massimo sono evidentemente i primi frutti dell’impresa di Anastasio, che lo scorso anno ha spianato la strada al cantautorap nel loft del talent di Sky.
Le penne dei due pischelli romani danno vita a Enfasi, un inedito quadrato, prodotto e impacchettato da Big Fish nella sua ultima versione, dalle tinte un po’ più pop rispetto alla naturalezza dell’esibizione/cover delle audizioni.
Con lucidità e delicatezza, il pezzo tratta importanti temi della vita sociale dei giovani, mettendo ancor più in risalto la differenza complementare tra i due ragazzi, che sta alla base dell’equilibrio della canzone e delle esibizioni del duo.

Coniglio pratico: indossa le cuffie (dopo aver regolato i bassi, sono un tantino forti), spegni la luce, premi play e chiudi gli occhi. Verso la metà della seconda strofa ti sembrerà di star ascoltando un nuovo featuring tra Carl Brave e Frah Quintale, con la giusta dose di autotune. Garantisco io.

Voto: 8 e mezzo.

CORNFLAKES – Eugenio Campagna / Comete

Dopo quasi due mesi di trasmissione, non ho ancora capito quale sarà il nome con cui chiameremo il ventottenne romano dopo che sarà diventato famoso. Fatto sta che con Cornflakes, Eugenio ComéTe inaugura una nuova tendenza realista nel panorama «indie» pop italiano, un «real pop» – come dice lui – pronto a raccontare la consistenza delle storie d’amore ai tempi dei social, spogliandole di ogni virtuosismo retorico. Dalla solitudine della sua «comfort zone» (sempre parole sue eh) ha tirato fuori una «solita canzone d’amore» (idem) ben costruita, che a molti ricorda la classica ballad coez-gazzelliana (il produttore del concorrente romano è lo stesso di FlavioGazzelle) che negli ultimi mesi ha fatto strage di cuori tra le mamme italiane (la mia vuole andare al concerto di Coez…). I paragoni con i nuovi artisti della scena arena pop italiana sono assolutamente inevitabili, ancor più quando viene tirato in ballo il nomone dell’ormai ex frontman dei Thegiornalisti (ma quindi esistono ancora?): senza dubbio rimane la sua bravura tecnica, ma la doppia voce, il falsetto della seconda strofa e i saltelli sul palco ricordano non poco gli incisi e le esibizioni di Tommy.

Dopo pochissimi giorni dalla pubblicazione dell’inedito, il feed del mio Instagram era già intasato di storie piene di scatole di cereali e di “Mi è venuta voglia di chiamarti anche se non rispondi ”. Dopo tutte queste premesse piuttosto negative, risulta naturale esprimere il mio giudizio in una sola parola. Sticazzi.
Eugenio Campagna, o meglio, Comete piace. Mi piace. E se oggi non piace, piacerà. Un po’ come lo sciroppo per la tosse gusto fragola e vaniglia. Durante le esibizioni, la sua distesa imperturbabilità espressiva (ossimoro) trasmette molte più emozioni di quanto si possa immaginare e permette al giovane cantautore di ritrovare con disinvoltura la sua comfort zone anche al centro del palco della X-Factor Dome. La musica italiana necessita della sua figura: ha bisogno di un punto di discontinuità mimetizzato tra le note della tiritera del nuovo millennio. Quel che serve è la sua malcelata Arroganza. Mi sono innamorato di lui ai Bootcamp, nel momento in cui ha affrontato la retorica di Mara Maionchi con la giusta dose di sfrontatezza, dopo aver magistralmente eseguito la sua personale versione di En e Xanax. E questa convinzione si è consolidata sempre più dopo aver esplorato Youtube alla ricerca dei video delle sue esibizioni in giro per le strade e le piazze della Capitale. La semifinale lo ha visto uscire sconfitto, ma sono più che certo che continueremo a parlare di Eugenio e delle sue canzoni (Cornflakes è già su Indie Italia di Spotify, occhio).

Voto: 95 più punti bonus.

GLUM – Davide Rossi

Glum è la canzone che più di tutte mi ha messo in difficoltà. Glum è y=ex. Glum il cantante che apre i live di  Lady Gaga. Glum è l’apparizione mistica di Paolo Brosio ad un comizio di Matteo Salvini. Glum è la perfetta sintesi della parabola che ha visto crescere il timido Davidino, che da essere il più sfigato del gruppo (parole di Malika, la sua giudice), si ritrova ad occupare uno dei quattro ambitissimi posti della finale al Forum.

Ai primi ascolti la canzone del mascellone non mi piaceva affatto, tanto da non aver effettuato concretamente i “primi ascolti”, visto che dopo 20 secondi ero già passato al brano successivo.
Adesso la canzone mi fa impazzire: il riff iniziale mi gasa un sacco. Sì, è vero, ricorda tanto un jingle natalizio, ma ad ogni ascolto successivo alla fase degli skip, la mia bocca si spalanca in un sorriso ebete e la mia testa fa avanti e dietro. Cose che non mi sarei mai aspettato. Cose da pazzi (semicit.).

To sum up: ieri non se lo filava nessuno, domani è in finale.
Non vorrei che Davidone, zitto zitto… staremo a vedere.

Voto: prima 2, poi 3, prima 4, poi 5, poi 6, poi 7, poi sorriso da ebete e testa che fa sue giù.

A DOMANI PER SEMPRE – Sofia Tornambene / Kimono

La mascotte di X-Factor quest’anno si chiama Sofia (non sto parlando dell’arpa di Giordana): è lei la concorrente più giovane della tredicesima edizione. Il dolce viso di Kimono non è però un volto nuovo agli occhi degli accaniti discepoli dei talent show italiani. Solo poco più di otto mesi prima del quinto live di X-Factor, Sofia si era già classificata terza alla seconda edizione di Sanremo Young, il nuovo talent targato Rai.

A domani per sempre (già ascoltato alle audizioni in una sua versione primitiva) racconta dell’amore in relazione alla distanza secondo Sofia. Non me ne vogliano i fanatici conservatori, ma già dal primo ascolto ero pienamente convinto che il pezzo potesse tranquillamente essere una canzone regalata da un De Gregori qualsiasi ad un qualsiasi grande nome femminile del pop italiano (Francesca Michielin e Carmen Consoli primi tra tutti). La karateka marchigiana – non a caso il nome d’arte – sforna una canzone nostalgica, ma allo stesso tempo fresca, caratterizzata da una scrittura evocativa che richiama alla mente tutte le immagini, le illusioni, i rifugi di una quattordicenne che cerca di raccontare il suo mondo.

Il brano mi piace molto. Al primo ascolto è questo il mio inedito preferito. Anche al secondo. Al terzo. Al quarto. x→∞

Voto: 30 e lode. E bacio accademico.

CHASING PAPER – Giordana Petralia

Premessa: Chasing Paper è certamente uno degli inediti meno ascoltati in streaming.

Svolgimento: la canzone non mi piace. È l’evidenza di come tutto il percorso di Giordana durante i live sia stato un completo fallimento: Gionataebbasta non è riuscito a valorizzare l’identità della sua tanto particolare quanto tecnicamente ineccepibile voce. Il pezzo verrà comunque passato non molto raramente dalle radio italiane. In più, l’inizio del pezzo mi ricorda qualcosa. Qualcosa che ancora oggi non sono riuscito ad identificare. Seguono aggiornamenti.

Conclusione: i pochi stream della canzone sono stati quasi sicuramente effettuati solo da quegli account Spotify Free che avevano terminato i sei skip per ora a disposizione.

Not stonks.

Voto: 5 per l’impegno.

LIKE I COULD – Nicola Cavallaro

Confesso che il commento all’inedito di Nicola è stato l’ultimo che ho scritto, perché non avevo idee. Non sapevo da dove partire. Che la canzone probabilmente farà la stessa fine di tutte le canzoni in inglese delle passate edizioni l’hanno già detto in molti. Io non sono d’accordo. Quella fine l’ha già fatta da un pezzo. Va bene Tom Walker, va bene tutto, ma ritengo che Like I Could non riesca a valorizzare a pieno le enormi potenzialità vocali del cantante catanese. Ce la vedo bene nelle radio, ma niente di che.

Voto: 4.

ELEFANTE – Booda

I Booda sono il solito schieramento d’avanguardia tra tutti i concorrenti di ogni talent che si rispetti. Quelli che spaccano. Quelli che vengono acclamati sin dal primo live per l’esplosività delle esibizioni. Quelli che piacciono a tutti, grandi e bambini. Quelli che non vincono mai insomma*.

Elefante è una bomba. Elefante è la bomba. Come da stereotipo, il pezzo del gruppo romano è (più o meno) l’unica nota d’oltreoceano dell’edizione numero tredici. Il sound black e i riff elettronici conferiscono alla canzone e agli spettatori una carica pazzesca. Anche al trentesimo ascolto in cuffia, sarà quasi automatico il movimento avanti e indietro della propria testa a tempo. Il testo della canzone (ben costruita, furbacchioni che non siete altro) «cita animali, perché ognuno di noi ha varie personalità che abitano nel nostro corpo e non importa che tu sia tigre o serpente o scarafaggio, l’importante è continuare a lottare, perché si può». Tutto questo per concludere così: mi sorprende che i Booda abbiano lanciato un pezzo scritto in italiano. Mi piace.

Voto: 7 e mezzo. E se ti tiri, paghi il doppio.

*N.B. Ricorda, Jacopo: se i Booda dovessero buttare giù il Forum e portare a casa la finale, non fai affatto una bella figura.

Il prossimo appuntamento è la puntata finale di giovedì 12 dicembre: sarà solo allora che scopriremo il vincitore della tredicesima edizione di X-Factor 13.

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