Good vibes only? No, thanks

Facebookgoogle_plusinstagrammail

#goodvibesonly è diventato ormai il mantra della maggior parte delle persone. Un’ondata di positività quasi obbligatoria che anima i social network in ogni modo possibile e immaginabile

‘Solamente vibrazioni positive’ ecco il significato letterale del motto instagrammiano. E se state pensando “Eccola là, la solita pessimista che mo’ arriva e me sfascia l’universo!” no, ecco, passo, non sono assolutamente pessimista e anzi, sono una di quelle persone che crede che se fai un bel sorriso alla vita anche nei giorni più neri può spuntare almeno un raggio di sole.

Però, fermiamoci un attimo e facciamo una cosa che non si fa da molto molto tempo: pensiamo prima di parlare o scrivere (forse dovrei dire vomitare) cose sui social.

La vita è fatta di momenti estremamente belli, lieti, felici, appassionati, gioiosi e chi più ne ha più ne metta, ma è fatta anche di momenti tristi, sfortunati, cupi, malinconici, difficili e frustanti. La vita è fatta di primi baci, primi amori, di nottate sotto le stelle, di vittorie sudate e guadagnate, di traguardi raggiunti, del primo sguardo dei bambini, di colori, di musiche che entrano nel cuore, di corse in bicicletta senza mani, di bagni a mezzanotte, di hobby che azzerano i pensieri, di amici che ti capiscono solo guardandoti, di poesie scritte coi gesti, di carezze, di eroi. Ma è anche fatta di malattia, di cuori infranti, di sguardi mancati, di bagni obbligatori in un mare troppo freddo, di persecuzioni per essere qualcosa di diverso, di solitudine, di note stonate, di sconfitte sonanti, di ginocchia sbucciate, di sberle improvvise, di kamikaze, di inni di morte, di incidenti sull’asfalto.

Lo so, l’elenco potrebbe continuare per entrambe le categorie. Lo so, piangersi addosso non è la soluzione e non è ciò che chiedo di fare. Lo so, ci sono già i telegiornali che parlano di cose brutte e forse a volte è meglio dimenticarle. Lo so, ogni momento vorreste viverlo a pieno guardando il cielo blu e dimenticandovi dei mostri che abitano questo pianeta. E sapete una cosa? Non vi do torto. Mi devo sforzare ormai per guardare il tg: non sopporto molto il modo con cui danno una notizia dopo l’altra tutte catastrofiche.

Ma la quotidianità non può essere solo un’immersione in una vasca di positività: lasciamo fuori almeno quel tallone che fu fatale per Achille, ma che potrebbe salvare noi. Quando ci troviamo di fronte a una difficoltà, dovremmo reagire solo con un bel sorriso secondo chi inneggia al good vibes, sicuramente non dovremmo raccontarla. Questo però non è solo complesso, ma risulta anche poco utile alla persona stessa alla lunga, se non governato correttamente. Educhiamo il nostro cervello a pensare solo positivamente e, non avendo contemplato l’evento negativo, quando si presenta, rimaniamo spiazzati, non sappiamo andare avanti, non sappiamo come muoverci. Rimaniamo in fissa davanti al muro, immobili, inerti e lasciamo che il mondo ci guidi dove voglia.

Il nostro cervello negli anni si è abituato a ragionare negativamente proprio per questo motivo: per cercare di difenderci da ciò che potrebbe ferirci.

Il positive thinking – è così che si chiama questo filone che va a sottolineare l’importanza del pensare positivo e che sta alla base della maggior parte dei libri di auto aiuto – spinge le persone a fare dell’ottimismo la legge di vita proponendo anche tecniche come la visualizzazione dell’esito positivo del proprio obiettivo. Questo però potrebbe portare in molti casi ad affrontare le cose con più leggerezza e superficialità e/o a subire uno scotto doppio nel caso le cose non vadano come sperato creduto.

Non si vuole banalizzare in questa sede studi di Psicologia positiva che affondano le loro radice in ricerche approfondite e che vedono l’applicazione con esiti più che positivi anche in situazioni di gravi malattie e disabilità e che cerca, al contrario del #goodvibesonly, di trovare qualcosa di positivo anche nella situazione negativa, ovvero dopo aver riconosciuto che si è in una situazione difficile.

Si vuole più che altro sfatare l’interpretazione social che è stata attribuita a questo movimento e che viene visualizzata dal classico #goodvibesonly.

Il pensiero è un elemento veramente troppo complesso e forte per essere esorcizzato. Eventi spiacevoli continueranno a capitare nella nostra vita a prescindere dal pensiero. Quello che cambierà sarà la nostra reazione. Come abbiamo detto, la delusione potrebbe essere molto più forte se si è pensato che sarebbe andato sempre tutto bene; al contrario il pensiero negativo puro sicuramente potrebbe demoralizzarci prima del tempo.

Parlare di sole cose belle nelle stories o nei post, evitare argomenti poco felici, non servirà a far smettere eventi negativi né a far diventare importante il fatto che il vostro caffè stamattina fosse buonissimo. Parlare solamente di situazioni negative, al contrario, non illuminerà i nostri volti di sorrisi scintillanti.

Quindi che fare? In media stat virtus: la verità sta nel mezzo.

Facciamo tesoro della ricerca del positivo nella quotidianità e anche nelle circostanze poco felici, ma piangiamo quando serve. Diciamo a chi ci sta accanto che non stiamo bene e proviamo a condividere anche questo: uno zaino pesante se portato in due sembrerà più leggero.

Proviamo a mandare messaggi reali, situazioni vere anche brutte, ma cercando una soluzione o un germoglio positivo. Non smettiamo di condividere il bello, i traguardi, i momenti felici, i nostri sorrisi perché rendono felici anche agli altri, senza però diventare guru di un ottimismo irrealizzabile.

Insomma, non è il caso di lamentarsi della gamba sana, ma possiamo farlo (ogni tanto) per quella malata.

Parola di una ragazza che vive sognando ancora gli unicorni e che crede in ideali utopistici.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *