Bojack Horseman: è stato bello finché è durato

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Si può dire che il 2020 non sia cominciato nel migliore dei modi: la minaccia di una possibile terza guerra mondiale, le continue notizie sconcertanti sui cambiamenti climatici, la diffusione del coronavirus e la fine di una delle serie più belle degli ultimi dieci anni. Perché sapere che, come annunciato nel Settembre 2019, la sesta stagione sarebbe stata l’ultima, è un conto; trovarsi a guardare quelle che sai essere le ultime scene di “Bello finché è durato” è un’altro.
Scherzi e iperboli a parte, nel Gennaio del 2020 si è conclusa Bojack Horseman ed è tutto peggio ora, per citare lo stesso Bojack. Probabilmente una delle serie targate Netflix più belle di sempre, nata nel 2014 da Raphael Bob-Waksberg e dalla matita di Lisa Hanawalt, ci ha regalato letteralmente costanti montagne russe di sentimenti. Nel corso della serie, troviamo episodi intensamente emotivi, capaci di farci riflettere su temi profondi e sulla salute mentale in particolare, argomento cardine dell’intera serie. Mai scontata nei colpi di scena e nei subplot, ci ha donato un protagonista estremamente rilevante e nei cui pattern mentali ci si può tristemente identificare. Per non parlare dei personaggi secondari, che di secondario hanno molto poco in quanto le loro storie non sono mai futili e poco interessanti e sempre più slegate dal protagonista, permettendo ad essi di completare alla perfezione processi di character development e dando alla serie un respiro corale.
Bojack Horseman, insomma, non è stata solo la storia del cavallo di Horsin’ Around. E’ stata anche la storia di Princess Carolyn, di Mr. Peanutbutter, di Todd e di Diane. Ma nel finale della serie, tutto torna a concentrarsi solo e solamente su Bojack, in maniera quasi soffocante. Ed è un finale perfetto.

Ovviamente, la seguente riflessione è ricca di spoiler, quindi meglio abbandonare la nave nel caso non abbiate visto la serie.

La sesta stagione inizia e prosegue per buona parte di essa con un Bojack assolutamente intenzionato a divenire una persona migliore. Dopo la fatica a rimanere sobrio nel periodo in riabilitazione, Bojack cambia radicalmente la sua vita e il suo modo di comportarsi, dedicandosi all’insegnamento e alla sobrietà. Diventa un Bojack “buono”, come lo definisce Todd.
Eppure, in poco tempo, si rende conto lui stesso che tutto questo non è abbastanza, se non si fanno prima i conti con gli errori commessi nel passato. Già nelle puntate passate in riabilitazione, vediamo Bojack tentare di mantenere una certa distanza tra sè e l’origine della sua dipendenza, rifiutandosi più volte di condividerla con il gruppo di sostegno. Abbiamo modo di vedere, attraverso strazianti flashback, che tutto si collega, come si poteva immaginare, alla negligenza affettiva dei genitori Horseman, portandolo per svariati motivi ad avvicinarsi all’alcool dalla tenera età. Il tutto quasi come a richiamare la telefonata tra Bojack e la madre nella quarta stagione, in cui lei, cercando di scusarsi in maniera molto contorta, lo “rassicura” che non è colpa sua se la sua vita fa così schifo: “you were broken,” afferma, perché è nato Horseman.

I flashback vengono mostrati come pellicola che brucia e svanisce, proprio come se Bojack volesse dimenticarli per sempre.
Questo estremo distacco dal passato, la necessità assoluta di non mostrare agli altri quella che è la sua parte “cattiva” è un carattere fondamentale della personalità di Bojack, in quanto la cosa che desidera maggiormente è essere apprezzato dagli altri. In questa stagione, questa necessità di oscuramento è ancora più accentuata. Tuttavia, diventare una persona migliore e totalmente diversa senza prima riparare agli errori commessi è proprio una cattiva idea.

Lentamente, il passato di Bojack e tutte le azioni negative e ambigue da lui commesse si accumulano per poi cascargli addosso con il peso di milioni di tonnellate. In brevissimo tempo, perde ogni cosa: la casa, la carriera appena nata, credibilità e rispetto, per guadagnarsi un carico di odio e disprezzo che lui non crede meritato (chiaro riferimento alla cancel culture di internet). La vita di Bojack va a rotoli. Quelli che considerava persone che tenevano a lui cominciano ad allontanarlo, per la sua reputazione, ma è una lettera mai mostrata di Hollyhock a far uscire Bojack dal periodo della sobrietà e a gettarlo in balia di un crollo emotivo senza precedenti.

Completamente assuefatto dall’alcool e dalla droga, Bojack si reca presso quella che una volta era casa sua (commettendo quindi violazione di domicilio), e si mette a fare ciò che, in maniera del tutto non sana, faceva all’inizio della serie stessa: continuare a riguardare episodi di Horsin’ Around. In quel momento Bojack guarda un sé stesso di quasi vent’anni fa alle prese con il provino per il ruolo del cavallo protagonista. Capisce che se non fosse stato per Herb, il quale aveva certamente visto “qualcosa” in Bojack, con molta probabilità non avrebbe mai ottenuto la parte. E non avrebbe quindi avuto accesso a quel periodo della sua vita, che nonostante tutto Bojack ricorda e preserva nella sua memoria come un momento roseo. Qualcosa, di nuovo, si spezza.
Si apre così quello che è già considerato uno degli episodi più belli della serie: Il Panorama A Metà Strada, in cui Bojack si “sveglia” in una sorta di universo parallelo, dove sono presenti persone che sono state care a Bojack, ormai passate a miglior vita. Non è difficile comprendere che in realtà BJ è intrappolato in un limbo tra la vita e la morte, in quanto, in preda ai deliri dell’alcool e della droga, è caduto in piscina (come ci era già stato mostrato in maniera abbastanza esplicita attraverso la sigla stessa). Sta lentamente affogando e la sua mente lo “culla” verso la morte, rappresentata come una massa di catrame scuro, attraverso questa sorta di sogno. Non può fare altro che aspettare, mentre guarda Sarah Lynn, il padre/Secretariat, la madre, lo zio mai conosciuto ed infine Herb, venire inghiottiti da questa massa nera, raffigurante ciò che Bojack pensa sia la morte: l’oblio totale, il nulla. E poco importa quanto cerchi di scappare, perché eventualmente il nulla inghiotte anche lui.

La serie, per tanti, sarebbe anche potuta finire qui, con Bojack che se ne va, abbandonato da tutti ed in maniera del tutto miserabile. Sarebbe potuta finire con i titoli di coda del penultimo episodio accompagnati dal suono dell’elettrocardiogramma piatto. Ma fortunatamente, non finisce qui perché sarebbe stato anche troppo facile.
Bojack riapre gli occhi. Una volta dimesso dall’ospedale, viene processato ed incarcerato. Gli viene tuttavia permesso di uscire per assistere al matrimonio di Princess Carolyn e Juda.
Avendo modo di interagire con i suoi quattro maggiori comprimari, Bojack si rende tristemente conto che i suoi amici sono andati avanti nella loro vita, senza averlo aspettato e senza voler aspettarlo in futuro, quando sarà di nuovo libero.

Mr Peanutbutter, ora single per scelta e stranamente più saggio, lo lascia solo per buona parte del tempo, nonostante affermi di non voler lasciare il suo fianco per l’intera serata. Princess Carolyn, lascia intendere in maniera non molto implicita di non volere più lavorare con lui, anche se il loro rapporto non sembra del tutto perso.

Diane e Todd sono gli incontri più importanti di questa serata: entrambi racchiudono nelle loro interazioni con Bojack il significato della serie, in un finale agrodolce. Il Todd che Bojack incontra al matrimonio è un Todd diverso da quello incontrato prima che il cavallo rischiasse di morire; se quest’ultimo lo aveva rifiutato, questo Todd sembra dimostrare compassione per Bojack, per la sua paura di fare qualche altro disastro e di ricadere nella dipendenza.
Questo Todd è comprensivo, lo rassicura. “Allora tornerai ad essere sobrio,” lo conforta. Le impronte sulla sabbia dietro di loro vengono cancellate dalla risacca, come ad indicare proprio che per creare nuovi passi è necessario eliminare quelli vecchi, per davvero andare avanti. La vita procede e ci dà sempre occasione di andare avanti, come di toccare di nuovo il fondo: sta a noi decidere cosa farne, diventando persone migliori. L’incontro con Diane è tutto quello che ci si aspettava: agrodolce, malinconico. Diane sta combattendo la sua depressione e sembra che stia vincendo la battaglia. Bojack è ormai per lei una connessione alla vita di L.A., la vita che ormai non desidera più ma per cui in un certo senso è grata. E’ grata per aver avuto modo di incontrare Mr.Peanutbutter e anche lo stesso Bojack, perché anche se ormai non hanno più nulla da condividere con lei, l’hanno aiutata a divenire la persona che è ora. Quindi, come la loro conversazione sul tetto a fine prima stagione rappresentava l’inizio della loro amicizia, questa ne rappresenta la fine.

Probabilmente, dopo che Bojack tornerà alla sua vita in prigione, non avranno più modo di incrociarsi. Ed è giusto così: proprio come dice Diane, certe persone non sono destinate a stare nella nostra vita per sempre, ma si può comunque essere grati perché grazie ad esse si ha avuto modo di crescere e di fare esperienze. Le persone crescono, inevitabilmente, cambiano e si distanziano le une dalle altre ed è tempo che le strade di BJ e Diane si separino. E va bene così.

In parole povere, mentre tutti stanno procedendo a vivere le loro vite, Bojack è ancora in una sorta di limbo, dove sta scontando una pena non solo letterale ma anche mentale. Bojack si sente tranquillo, in prigione, non solo perché segue una routine ma perché chiuso lì dentro non può interagire con molte persone e quindi non “fare qualcosa di terribile”. E’ in una condizione di stallo, dove sta cercando di redimersi prima di avere modo di tornare ad essere un normale membro della società. E’ per questo che il finale della sesta stagione, nonché dell’intera serie è forse definibile come il finale perfetto: perché è realistico, in quanto è proprio così che funziona la vita, si va avanti a viverla anche se fa schifo perché non c’è altro che possiamo fare a riguardo. Facciamo continuamente errori, cadiamo e ci rialziamo e procediamo con il vivere come meglio possiamo.
La vita di Bojack, infatti, fa schifo. E’ una persona infelice, che ha fatto milioni di cazzate e fatto soffrire un numero altrettanto alto di persone. Tuttavia, ciò non significa che per questo sia totalmente insalvabile e meriti la morte come unica via d’uscita. Troppo facile, così, no?
Un finale drastico come quello “predetto” da tanti fan non sarebbe stata del tutto in linea con il tema generale della serie che, nonostante sia estremamente cinica e malinconica, aleggia sempre un’aria di speranza per quanto riguarda il curare la propria salute mentale e migliorare le relazioni con gli altri.
Non sapremo mai cosa farà Bojack una volta uscito di prigione; non sapremo se ricadrà vittima della dipendenza, se riallaccerà i rapporti con i suoi ormai ex amici e non sapremo soprattutto se ricadrà negli stessi pattern o riuscirà, finalmente, a diventare la persona migliore che desidera tanto essere.
E’ così che si chiude Bojack Horseman. Ed è stato bello finché è durato.

Giulia Brianza

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