Fleabag, anti-eroina dei nostri tempi

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In questo periodo di isolamento forzato, panico generale e chi più ne ha più ne metta, sembrerebbe assai difficile trovare anche un solo un lato positivo per poter mantenere la tanto sospirata calma di tutti i giorni. Quello che ho trovato io è stato il tempo per poter finalmente guardare la tanto acclamata serie originale di Amazon Prime Video Fleabag, una vera sferzata di energia e di originalità tutta al femminile.

Fleabag nel suo cafè a tema con la “mascotte” Hilary

La serie, che in origine era una semplice pièce teatrale monologica, racconta la storia di una giovane donna londinese dalla personalità sgangherata e problematica dovuta ad una famiglia disfunzionale, ad una sfrenata ed instabile vita sessuale e sentimentale e alle difficoltà economiche nel mandare avanti una caffetteria a tema porcellino d’india aperta con una cara amica tragicamente deceduta. La protagonista, pur con graffiante ironia e schiettezza, dovrà fare i conti con se stessa e le molte difficoltà che costellano la sua vita per cercare di trovare un minimo di pace ed equilibrio interiore.

La cosa che più di tutte mi ha colpito di questo show è sicuramente il piglio sfrontato con cui Phoebe Waller-Bridge, protagonista ed autrice dello show, comunica con i comprimari ma soprattutto con gli spettatori, sfondando la “quarta parete” e rendendoli partecipi di impressioni e anticipazioni serafiche di ciò che accadrà di lì a poco. Si aggiunge inoltre la totale naturalezza e, spesso, la tragica ironia con cui vengono trattati argomenti complessi e tabù quali la sessualità sfrenata e poco sana della stessa Fleabag, gli strani e anaffettivi rapporti familiari (che vantano un padre debole e supino, una sorella competitiva e un po’ stronza e una matrigna odiosa ai limiti dell’inverosimile) e il lutto per la perdita di una persona cara (a dire il vero più di una) che porta con sé numerosi rimorsi e rimpianti ma anche e soprattutto grandi difficoltà di elaborazione.

Fleabag, in un episodio della seconda stagione, “ammicca” agli spettatori

Fleabag non fa sicuramente parte di quei protagonisti “virtuosi” a cui generazioni di libri, film e serie televisive ci hanno abituato nel tempo e non è di certo in un personaggio del genere che dobbiamo identificarci (un po’ come nel caso di Bojack Horseman, seppure in certi tratti sia come sempre inevitabile). Nonostante questo però, ho sentito in lei il ritratto di una generazione (quella nata dagli anni ’80 in poi) che disperatamente cerca di trovare un posto nel mondo, un centro di gravità permanente (per dirla alla Battiato), un qualcuno o un qualcosa che possa disperatamente farti sentire in pace. E ovviamente, come la vita vera insegna, non sempre volere è potere e a volte è semplicemente necessario accettare i nostri errori per poter andare avanti.

Pur nell’apparente veste fresca e briosa, Fleabag non è altro che uno spaccato di vita di una donna senza particolare talento che cerca di vivere (e convivere) in quel marasma intricato di problemi che è l’esistenza di tutti i giorni, riuscendo comunque a strapparci un sorriso o un pianto, a farci provare emozioni contrastanti, a tifare per lei come se stessimo tifando per noi stessi. E non c’è niente di più bello e commovente di questo.

Finale di stagione

Phoebe Waller-Bridge, dopo essersi aggiudicata ben 3 dei 4 Emmy vinti dalla sua creatura, ha dichiarato di non avere intenzione di rilasciare una terza stagione dello show, fantasticando però sull’idea di poter riprendere i panni del personaggio tra parecchio tempo, magari tra dieci anni quando avrà raggiunto la mezza età.

Chissà che cosa potrà riservarci il futuro di questa fantastica anti-eroina dei nostri tempi.

Arianna Dornetti

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