Gregge iper produttivo: come la quarantena ci ha trasformati in piccole aziende

Facebookgoogle_plusinstagrammail

La quarantena ha avuto il grande potere di bloccare il tempo esteriore, farci rispolverare quello interiore e intensificare quello virtuale. 

Il tempo virtuale è scandito dai prodotti della performance, produrre è diventato oggi importantissimo. Buona parte di noi fa più cose nell’arco della giornata rispetto a prima del lockdown. Siamo diventati delle piccole aziende iper produttive, e il rischio di sovrapproduzione è altissimo.

Ora che davvero, per essere ritenuti ancora vivi, dobbiamo risultare “online”, non abbiamo più scuse per non fare niente. È impossibile “non andare a lavoro”, “saltare un giorno di scuola” o “non avere tempo per andare in palestra”. La conseguenza è devastante: siamo tenuti a fare tutto, non abbiamo più scuse. 

Allenarti? Tanto puoi farlo a casa con YouTube. Studiare? Facile: i video in rete sostituiscono le lezioni frontali, dieci minuti e hai un’infarinatura generale di qualsiasi argomento. Il che è più che sufficiente nelle interrogazioni in video chiamata, che di “interrogazione” hanno mantenuto solo il nome.

Lavorare? Puoi farlo a casa, in mutande addirittura. E se il tuo lavoro non può essere fatto da casa, beh, spera che il governo ti aiuti. Ma tranquilli, “andrà tutto bene”. Almeno, così mi hanno detto.

E se una mattina decidessimo di svegliarci e risultare offline? Potremmo davvero sentire di scomparire. Ormai per ricordarci di esistere non possiamo più spegnere il cellulare e andare al bar, a parlare con la gente. Ormai dobbiamo essere online. A mantenerci in vita è l’algoritmo. 

Sta avvenendo una sorta di apocalissi dell’individuo. Ma ci può essere una palingenesi: continuare a rispolverare il tempo interiore. Quello è lunghissimo e non ha bisogno di alcuna performance, di alcun prodotto finale.

Tempo interiore significa prima di tutto permettersi di annoiarsi. La noia l’abbiamo sperimentata i primissimi giorni di quarantena e ci ha terrorizzati più della pandemia. Per questo l’abbiamo cacciata e abbiamo tentato in ogni modo di diventare macchine da guerra: feste sui balconi, dolci a volontà, workout estenuanti e così via. 

La risposta a “allora cosa dovremmo fare?” non la ho per voi, ma posso provare a cercarla per me. E voi dovreste fare lo stesso.

Nel momento esatto in cui vi metterete a pensare a tutte le cose che state facendo per riempire le giornate, alla ricerca di quelle che davvero volete fare, entrerete nel tempo interiore. In quel momento nessuna storia su Instagram potrà raggiungervi, nessuna performance, nessuna necessità di riempire a tutti i costi il tempo con qualcosa. E se doveste arrivare alla conclusione che allenarvi non è che vi interessi poi tanto, che leggere non lo facevate prima e quindi perché farlo adesso che tanto non fa per voi, e che a fare la pizza non imparerete nemmeno in quarantena, non preoccupatevi: siete sani. Essere diversi e avere cose che non ci va di fare è tutto quello che ci resta per restare individui e non diventare gregge. 

Adesso scusate, mi fa male il collo e credo che andrò a chiedermi perché ho deciso di voler diventare a tutti i costi una persona “elastica” in quarantena. 

Antonella Bagnulo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *