Non la meritiamo.

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Il 29 Novembre 2018 veniva pubblicato su L’ora d’aria l’articolo “Quando non ci va bene che li si aiuti a casa loro“, sono passati per l’esattezza 529 giorni da quel giorno. Il pezzo, come il seguente, trattava del rapimento di Silvia Romano, volontaria milanese rapita in Kenya dalla cellula terroristica Al Shabaab. Nel pezzo sopra citato si parlava di come desse fastidio a qualcuno che la ragazza avesse fatto volontariato al di fuori dei propri confini e di come secondo alcune “menti” italiche se la sia in fondo un po’ cercata, ed erano stati fatti nomi e cognomi di alcune di questi intellettuali del bobolo.

Non è interesse dell’autore fare nomi e cognomi e mettere alla gogna persone che dovrebbero semplicemente vergognarsi di guardare i propri figli negli occhi e poi sfogare le proprie repressioni su Facebook scrivendo cose indicibili contro una ragazza la cui colpa sia stata di andare ad aiutare con estrema umanità persone che vivono in condizioni di povertà estrema nel mondo. Se il lettore è interessato a leggere la cloaca di commenti contro la ragazza milanese basti aprire un post su qualsiasi social network e scorrere nei commenti. A voi l’autore lascia questo compito ove abbiate voglia e tempo di sentirvi persone migliori.

(Fonte: ilfattoquotidiano.it)

La domanda che muove la breve riflessione è: noi ci meritiamo davvero persone come Silvia? Il mondo, o quanto meno la parte più becera e più chiassosa, tenderebbe a farci capire come essere solidali e sensibili a tematiche che vadano al di fuori della nostra piccola e misera vita sia fondamentalmente sbagliato, che c’è sempre qualcuno di più vicino da aiutare, c’è sempre qualcuno che sta peggio nel proprio vicinato e quindi va aiutato prima lui in quanto appartenente alla tua nazione, quindi dovresti aiutare prima l’italiano che l’essere umano. Quindi la risposta alla domanda sembrerebbe essere negativa, noi come esseri umani non meritiamo persone come Silvia. Ed è giusto così.

Noi come esseri umani non meritiamo persone come lei, che hanno avuto il coraggio e la volontà di fare veramente qualcosa per gli ultimi e gli abbandonati, di sporcarsi veramente le mani anziché mettersi la maschera da social warrior.Meritiamo le persone che prendendo in mano la tastiera danno giudizi dall’alto della propria mente da cavernicoli, vuota di qualsiasi etica e morale. Meritiamo tutte quelle persone che sono pronte a sputare sentenze sulle scelte personali delle persone. Meritiamo depensanti che prendendo in mano il proprio smartphone si scagliano contro una volontaria che è a partita per fare del bene e che di primo impatto appena è stata liberata è giudicata per le sue (apparenti) scelte religiose.

Su quest’ultimo punto è necessario fermarsi, non si vuole infatti escludere qualsiasi tipo di coercizione che hanno viziato la propria conversione all’Islam. Stupisce la velocità con cui venga condannata per il solo aver esplicitato la sua presunta scelta libera. Chi siete voi per giudicare?

L’Italia merita persone come questi giudici di internet, che sono pronti a tutto pur di creare polemica. Il vero problema della questione è quindi nella ricerca di un pretesto per attaccare una persona che con la propria attenzione educa e prova a fare qualcosa per cambiare questo mondo che vive sia di bellezza che di crudeltà. Capisco che crei disagio e rabbia vedere qualcuno che fa del bene, quindi si consiglia di dire pure ai medici cubani ed albanesi che sono venuti nel nostro territorio di tornare a casa loro, che loro non sono il ben venuto, e di non aiutare noi che siamo quelli che al momento sono in difficoltà. Aiutate i vostri vicini, non noi. Non meritiamo l’aiuto che qualcuno di noi è disposto ad offrire.

Sarebbe bello poter semplicemente dire “Bentornata a casa Silvia, sei libera”, ma non meritandoci persone come te parliamo d’altro per areare le nostre bocche maleodoranti e cariate.

Matteo Abbà

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